- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di greco - PLUTARCO
- Visite: 2
L'invasione dei Cimbri e dei Teutoni
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro greco terza edizione
ἄρτι γὰρ ἀπηγγελμένης αὐτοῖς τῆς Ἰουγούρθα συλλήψεως, αἱ περὶ Τευτόνων καὶ Κίμβρων φῆμαι προσέπιπτον, ἀπιστίαν μὲν ἐν ἀρχῇ παρασχοῦσαι πλήθους τε καὶ ῥώμης τῶν ἐπερχομένων στρατῶν, ὕστερον δὲ τῆς ἀληθείας ὑποδεέστεραι φανεῖσαι. μυριάδες μὲν γὰρ αἱ μάχιμοι τριάκοντα σὺν ὅπλοις ἐχώρουν, ὄχλοι δὲ παίδων καὶ γυναικῶν ἐλέγοντο πολλῷ πλείους συμπεριάγεσθαι, γῆς χρῄζοντες ἣ θρέψει τοσοῦτον πλῆθος, καὶ πόλεων ἐν αἷς ἱδρυθέντες βιώσονται, καθάπερ πρὸ αὐτῶν ἐπυνθάνοντο Κελτοὺς τῆς Ἰταλίας τὴν ἀρίστην κατασχεῖν, Τυρρηνῶν ἀφελομένους. αὐτοὶ μὲν γὰρ ἀμειψίᾳ τῇ πρὸς ἑτέρους μήκει τε χώρας ἣν ἐπῆλθον ἠγνοοῦντο, τίνες ὄντες ἀνθρώπων ἢ πόθεν ὁρμηθέντες ὥσπερ νέφος ἐμπέσοιεν Γαλατίᾳ καὶ Ἰταλίᾳ. καὶ μάλιστα μὲν εἰκάζοντο Γερμανικὰ γένη τῶν καθηκόντων ἐπὶ τὸν βόρειον ὠκεανὸν εἶναι τοῖς μεγέθεσι τῶν σωμάτων καὶ τῇ χαροπότητι τῶν ὀμμάτων, καὶ ὅτι Κίμβρους ἐπονομάζουσι Γερμανοὶ τοὺς λῃστάς.
TRADUZIONE
Ora annunziata a loro la cattura di Giugurta giungevano le notizie sui Teutoni e i Cimbri, che in principio dubitavano sopraggiungendo la moltitudine e la forza degli eserciti, in seguito si manifestava minore del vero. Avanzavano trecento mila combattenti con armi, si diceva che conducevano dietro masse di bambini e donne in maggior numero, cercando terreno o nutrisse una così grande moltitudine e stabilendosi in città nelle quali potessero vivere, come prima di loro sapevano avevano fatto i Celti che occuparono la migliore parte dell’Italia tolta ai Tirreni. Essi infatti per lo scambio con altri per la larghezza anche del territorio che invasero non si conosceva quali delle genti erano o da dove erano mossi quasi una nube piombasse addosso in Galazia ed in Italia. E soprattutto si arguiva che fossero la razza Germanica di quelli che abitavano nell’Oceano boreale per la grandezza dei corpi e per il colore degli occhi azzurri e perché i Germani chiamavano ladroni i Cimbri.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di greco - PLUTARCO
- Visite: 2
LA FINE DI IPPOLITO
VERSIONE DI GRECO di n. p.
TRADUZIONE dal libro ELENISTI versione n. 16 pagina 281
TRADUZIONE
Teseo in verità figlio di Poseidone, avendo Ippolito dall'amazzone Ippolita, sposò Fedra, la matrigna di Minosse, che incorrendo nel desiderio verso il figliastro mandò del nutrimento. (letterale) Egli avendo lasciato Atene ed essendo giunto vicino a Trezene, si dedicava alla caccia. La dissoluta non ottenendo il suo proposito scrisse lettere menzoniere contro l'assennato (o saggio) Ippolito e si impiccò. Teseo credendole chiese a Poseidone di uccidere Ippolito, dopo tre offerte votive che (il dio) ricevette da lui stesso. Egli vicino al litorale mandò un toro verso il carro sul quale per caso si trovava Ippolito e spaventò i cavalli che fecero a pezzi Ippolito.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di greco - PLUTARCO
- Visite: 2
Il governo di Sertorio in Spagna
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro np
Μεγαλοφροσύνης δὲ τοῦ Σερτωρίου πρῶτον μὲν τὸ τοὺς φεύγοντας ἀπὸ Ῥώμης βουλευτὰς καὶ παρ' αὐτῷ διατρίβοντας σύγκλητον ἀναγορεῦσαι, ταμίας τε καὶ στρατηγοὺς ἐξ ἐκείνων ἀποδεικνύναι, καὶ πάντα τοῖς πατρίοις νόμοις τὰ τοιαῦτα κοσμεῖν· ἔπειτα τὸ χρώμενον ὅπλοις καὶ χρήμασι καὶ πόλεσι ταῖς Ἰβήρων μηδ' ἄχρι λόγου τῆς ἄκρας ἐξουσίας ὑφίεσθαι πρὸς αὐτούς, Ῥωμαίους δὲ καθιστάναι στρατηγοὺς καὶ ἄρχοντας αὐτῶν, ὡς Ῥωμαίοις ἀνακτώμενον τὴν ἐλευθερίαν, οὐκ ἐκείνους αὔξοντα κατὰ Ῥωμαίων. καὶ γὰρ ἦν ἀνὴρ φιλόπατρις καὶ πολὺν ἔχων ἵμερον τοῦ κατελθεῖν· ἀλλὰ δυσπραγῶν μὲν ἠνδραγάθει, καὶ ταπεινὸν μὲν οὐδὲν ἔπραττε πρὸς τοὺς πολεμίους, ἐν δὲ ταῖς νίκαις διεπέμπετο πρὸς Μέτελλον καὶ πρὸς Πομπήϊον, ἕτοιμος ὢν τὰ ὅπλα καταθέσθαι καὶ βιοῦν ἰδιώτης καθόδου τυχών· μᾶλλον γὰρ ἐθέλειν ἀσημότατος ἐν Ῥώμῃ πολίτης ἢ φεύγων τὴν ἑαυτοῦ πάντων ὁμοῦ τῶν ἄλλων αὐτοκράτωρ ἀναγορεύεσθαι.
TRADUZIONE
Sertorio era un magnanimo: innanzitutto designava gli esuli da Roma senatori e accolti presso di lui in senato, eleggeva amministratori e strateghi, e governava ogni cosa secondo le leggi patrie: poi usava le armi e le ricchezze e si occupava degli affari delle città degli Iberi, ma non affidava a loro il potere supremo, riacquistando la libertà ai Romani, non esaltando quelli ai danni dei Romani. E infatti era un patriota e aveva desiderio di ritorno nella sua terra: ma mentre negli insuccessi agiva da uomo dabbene e non faceva alcuna cosa umile per i nemici, nelle vittorie invece inviava messaggeri a Metello e a Pompeo pronto a deporre le armi e a vivere da privato in cambio del ritorno; infatti desiderava di più essere designato uno sconosciuto cittadino a Roma che un esule dalla sua terra plenipotenziario di ogni altra cosa.
traduzione Libera elegante
Ben grande magnanimità di Sertorio (fu) il chiamare con il nome di senato quei senatori che fuggiti da roma si trattenevano presso di lui, l'eleggere i questori e gli altri capitani dal loro numero e l'ordinare tutte queste cose a norma delle patrie leggi. In secondo luogo poi (ben grande magnanimità fu) il non aver egli mai neppure a sole parole, ceduto punto della sovrana autorità agli Iberi quantunque impiegasse in quella guerra le armi, i denari e le loro città, ma l'aver dato (l'idea) ad essi comandanti e prefetti romani come se lui conquistasse la libertà per i romani e non ingradisse gli iberi contro i Romani. Infatti egli era un uomo amante della patria e molto desideroso di farvi ritorno ma anche allora che male gli riuscivano le faccende si comportava sempre da forte ne fece mai azione alcuna vile ed abietta verso i nemici, Nelle vittorie mandava a trattare da Metello e Pompeo mostrandosi pronto a deporre le armi e a vivere una vita privata quando ottenesse di poter rientrare in patria. Preferiva essere un cittadino privato in Roma senza alcuna distinzione piuttosto che esule il più grande imperatore di tutti gli altri uomini
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di greco - PLUTARCO
- Visite: 2
Confronto tra Dione e Bruto
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
traduzione dal libro gymnasion
Testo ricerca facilitata
Και μην ουχ ομοιον ην Διονυσιου Συρακοσιοις και Καισαρος απαλλαγηναι Ρωμαιοις. Ο μεν γαρ Διονυσιος ουδ' ηρνειτο τυραννος ειναι, κακων τε μυριων εμπεπληκει την Σικελιαν η δε Καισαρος αρχη, συνισταμενη μεν ουκ ολιγα εναντιουμενοις πραγματα παρεσχε, δεξαμενοις δε και κρατηθεισιν ονομα και δοκησις εφανη μονον τυραννιδας, εργον δ' απ' αυτης ουδεν ωμον ουδε τυραννικον υπηρξεν, αλλα και δεομενοις εδοξε τοις πραγμασι μοναρχιας ωσπερ πραοτατος ιατρος υπ' αυτου του δαιμονος δεδοσθαι. Διο Καισαρα μεν ευθυς εποθησεν ο Ρωμαιων δημος, ωστε χαλεπος γενεσθαι και απαραιτητος τοις αυτον απεκτονοσι, Διωνα δ' η Διονυσιου παρεσις εκ Συρακουσων και το μη κατασκαψαι του προτερου τυραννου τον ταφον επαιτιον μαλιστα προς τους πολιτας εποιησεν.
Testo greco originale
Καὶ μὴν οὐχ ὅμοιον Διονυσίου Συρακοσίοις καὶ Καίσαρος ἀπαλλαγῆναι Ῥωμαίοις. ὁ μὲν γὰρ οὐδ' ἠρνεῖτο τύραννος εἶναι, κακῶν τε μυρίων ἐμπεπλήκει Σικελίαν· ἡ δὲ Καίσαρος ἀρχὴ συνισταμένη μὲν οὐκ ὀλίγα τοῖς ἐναντιουμένοις πράγματα παρέσχε, δεξαμένοις δὲ καὶ κρατηθεῖσιν ὄνομα καὶ δόκησις ἐφάνη μόνον, ἔργον δ' ἀπ' αὐτῆς οὐδὲν ὠμὸν οὐδὲ τυραννικὸν ὑπῆρξεν, ἀλλὰ καὶ δεομένοις ἔδοξε τοῖς πράγμασι μοναρχίας ὥσπερ πρᾳότατος ἰατρὸς ὑπ' αὐτοῦ τοῦ δαίμονος δεδόσθαι. διὸ Καίσαρα μὲν εὐθὺς ἐπόθησεν ὁ Ῥωμαίων δῆμος, ὥστε χαλεπὸς γενέσθαι καὶ ἀπαραίτητος τοῖς ἀπεκτονόσι, Δίωνα δ' ἡ Διονυσίου πάρεσις ἐκ Συρακουσῶν καὶ τὸ μὴ κατασκάψαι τοῦ προτέρου τυράννου τὸν τάφον ἐπαίτιον μάλιστα πρὸς τοὺς πολίτας ἐποίησεν.
TRADUZIONE
Ed invero non era la stessa cosa per i Siracusani essersi liberati di Dionisio e per i Romani di Cesare. L'uno, infatti, non negava di essere un tiranno e aveva riempito di mali infiniti la Sicilia; il potere di Cesare, allorché si andava formando, aveva procurato non pochi danni agli awersari ma, quando essi lo ebbero accettato e vi si furono assoggettati, apparve soltanto come un nome e una apparenza, non produsse alcuna azione né crudele né tirannica: anzi sembrò che egli fosse stato largito proprio dalla divinità, come medicò mitissimo, ad una situazione politica che richiedeva il governo di uno solo. Ecco perché il popolo romano sentì subito nostalgia di Cesare sì da diventare duro e inesorabile con i suoi uccisori; invece, l'aver lasciato fuggire Dionisio da Siracusa e non aver voluto far distruggere la tomba del precedente tiranno furono le colpe più gravi di Dione agli occhi dei cittadini
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di greco - PLUTARCO
- Visite: 2
Antigono e Demetrio un esempio di Armonia familiare
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro Sapheneia
Ἦν μὲν οὖν καὶ φιλοπάτωρ διαφερόντως· τῇ δὲ περὶ τὴν μητέρα σπουδῇ καὶ τὸν πατέρα τιμῶν ἐφαίνετο δι' εὔνοιαν ἀληθινὴν μᾶλλον ἢ θεραπείαν τῆς δυνάμεως. καί ποτε πρεσβείᾳ τινὶ τοῦ Ἀντιγόνου σχολάζοντος, ἀπὸ θήρας ὁ Δημήτριος ἐπέστη, καὶ προσελθὼν τῷ πατρὶ καὶ φιλήσας, ὥσπερ εἶχε τὰς βολίδας ἐκάθισε παρ' αὐτόν. ὁ δ' Ἀντίγονος ἀπιόντας ἤδη τοὺς πρέσβεις ἔχοντας τὰς ἀποκρίσεις μεγάλῃ φωνῇ προσαγορεύσας, "καὶ τοῦτο" εἶπεν "ὦ ἄνδρες ἀπαγγέλλετε περὶ ἡμῶν, ὅτι πρὸς ἀλλήλους οὕτως ἔχομεν", ὡς ἰσχύν τινα πραγμάτων βασιλικῶν καὶ δυνάμεως ἐπίδειξιν οὖσαν τὴν πρὸς υἱὸν ὁμόνοιαν καὶ πίστιν. οὕτως ἄρα πάντῃ δυσκοινώνητον ἡ ἀρχὴ καὶ μεστὸν ἀπιστίας καὶ δυσνοίας, ὥστ' ἀγάλλεσθαι τὸν μέγιστον τῶν Ἀλεξάνδρου διαδόχων καὶ πρεσβύτατον, ὅτι μὴ φοβεῖται τὸν υἱόν, ἀλλὰ προσίεται τὴν λόγχην ἔχοντα τοῦ σώματος πλησίον.
TRADUZIONE
Anche la sua devozione per il padre era straordinaria; ma che lo onorasse per vero affetto piuttosto che per servilismo verso il potere era chiaro dalle attenzioni che prestava anche alla madre. Una volta, mentre Antigono era impegnato con una delegazione, Demetrio tornò da una battuta di caccia. Si accostò a suo padre, lo baciò e, così com'era, con i giavellotti in mano, gli si sedette accanto. Agli ambasciatori che già si ritiravano con le risposte, Antigono si rivolse allora a gran voce dicendo: "Signori, riferite anche questo su di noi: ecco i sentimenti che ci legano!". Voleva dire che la concordia e la fiducia fra padre e figlio costituiscono in certo modo il nerbo di un regno e una dimostrazione della sua forza; cosa tanto difficile da gestire in comune è dunque il potere e così trasudante sfiducia e diffidenza che il più grande e anziano dei successori di Alessandro andava fiero di non esser prevenuto verso il figlio, ammettendolo addirittura vicino a se con la lancia in mano
- Storia della musica in epoca antica - Pseudo Plutarco versione Hellenikon phronema
- Il cortigiano Mitridate sospetto al re Antigone viene salvato da Demetrio Poliorcete - Plutarco vers
- Le vittorie di Alcibiade ad Olimpia - Plutarco versione greco Sunexis
- Le strategie di Cleopatra - Plutarco versione greco