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Q. Marcius Rex, Catonis in consulatu collega, filium unicum amisit: ita dolorem altitudine consilii coercuit, ut a rogo iuvenis protinus Curiam peteret senatumque, quem eo die lege habere opertebat, convocaret. Princeps Atheniensium Pericles, intra quadriduum, duobus mirificis adulescentibus spoliatus, oratione nulla ex parte infractiore contionatus est, Ille vero caput quoque solito more coronatum genere sustinuit, ut nihil (ne quid) ex vetere ritu propter domesticum vulnus detraheret. Non sine causa igitur tanti roboris animus ad Olympii Iovis cognomen ascendit. Ne Anaxagoras quidem supprimendus est: (supprimo: passo sotto silenzio) audita namque morte fili: "Nihil mihi inquit inexspectatum aut novum nuntias: ego enim illum ex me natum sciebam esse mortalem" Has voces utilissimis praeceptis inbutas virtus mittit
Marcio Re (non il re re ma è un cognome), collega di Catone nel consolato, perse l' unico figlio: ) con grande fermezza d’animo trattenne il proprio dolore, tanto da recarsi in Curia direttamente dal rogo del giovanee da convocare il Senato, che per legge, quel giorno, doveva tenere una seduta. Pericle, primo cittadino benché avesse perso, nel giro di quattro giorni, due figl magnifici e giovani – pronunciò un pubblico discorso con una orazione per nulla più turbato. Anzi, ebbe addirittura l’animo di tenere il capo come d’uso, affinché nulla facesse mancare dell’antico rito a causa del lutto familiare. A buon diritto, quindi, un animo così forte assurse al titolo di Giove Ottimo. Neanche il fatto (accaduto di) Anassagora è da passare sotto silenzio: venuto a sapere della morte del figlio, infatti disse: ‘Non mi riferisci alcunché di inatteso o di nuovo, già d’aver generato un mortale. Lla virtù suggerisce tali parole, pregne di utilissimi insegnamenti.
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Acerrime cum Scipione Africano Macedonicus dissenserat, eorumque ab aemulatione uirtutis profecta concitatio ad graues testatasque inimicitias progressa fuerat: sed tamen, cum interemptum Scipionem conclamari audisset, in publicum se proripuit maestoque uultu et uoce confusa 'concurrite, concurrite' inquit, 'ciues! moenia nostrae urbis euersa sunt: Scipioni enim Africano intra suos penates quiescenti nefaria uis allata est'. o rem publicam pariter Africani morte miseram et Macedonici tam humana tamque ciuili lamentatione felicem! eodem enim tempore et quantum amisisset principem et qualem haberet recognouit. idem filios suos monuit ut funebri eius lecto humeros subicerent.
Metello (detto il) Macedonico era stato in grandissima rotta con Scipione (detto) l'Africano, e il loro scontro era degenerato da una semplice rivalità nell'ostentazione (reciproca) del loro valore, ad una vera e propria inimicizia: tuttavia, (Metello), quando udì l'annuncio funebre della morte di Scipione, si precipitò in pubblico e disse, con volto mesto e con voce tremante: 'Cittadini, accorrete, accorrete. Le mura di Roma sono crollate: infatti, un'infame sciagura ha colpito Scipione Africano, mentre riposava nella sua casa. O repubblica (di Roma), allo stesso modo/tempo misera per la morte dell'Africano e felice per l'esclamazione di dolore di Metello, così piena di valore umano e civile. Nello stesso istante, infatti, che grande condottiero hai perduto e che grande hai riscontrato d'avere. Metello ingiunse (poi) ai propri figli di portare in spalla il suo feretro.
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Forme e funzioni versione pagina 625 numero 834 pag 625
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Dein Vitellius imperio potitus est, familia honorata magis quam nobili. Nam pater eius, non admodum clare natus, tres tamen ordinarios gesserat consulatus. Hic cum multo dedecore imperavit et gravi saevitia notabilis, praecipue ingluvie et voracitate, quippe cum (poiché) de die saepe quarto vel quinto (quattro o cinque volte) feratur (trad. con l’indicativo) epulatus . Hic (=Vitellius) cum Neroni similis esse vellet atque id adeo prae se ferret (ostentare), ut etiam exequias (salma) Neronis, quae humiliter sepultae fuerant (=erant), honoraret, a Vespasiani ducibus occisus est. Interfectus autem est magno dedecore: tractus per urbem Romam publice, nudus, erecto coma capite et subiecto ad mentum gladio, stercore in vultum et pectus ab omnibus obviis adpetitus, postremo iugulatus et in Tiberim deiectus, etiam communi caruit sepultura.
In seguito vitellio si impadroni' del potere di famiglia più stimata che nobile. infatti suo padre, nato niente affatto distintamente, tuttavia esercitò tre consolati ordinari. questo comandò con molto disonore e notevole per grande crudelta', soprattutto per ingordigia e per voracita', poiche' in pieno giorno spesso quattro o cinque volte al giorno si dice che mangiasse. questo, volendo essere simile a nerone e ostentando ciò a tal punto che onorava persino la salma di nerone, che era stata sepolta umilmente, fu ucciso da i comandanti di vespasiano. ma fu assassinato con grande disonore: trascinato per la citta' di roma pubblicamente, nudo con i capelli dritti in testa e accostata la spada al mento, assalito da tutti quelli che gli vengono incontro, con lo sterco in volto e in petto, infine strangolato e gettato giu' nel tevere, fu privo anche di una comune sepoltura
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La grande saggezza di Licurgo
Versione di latino
LIBRO Forme e funzioni 2
Traduzione
Licurgo essendo stato scelto dagli spartani per fondare le leggo affinché i suoi cittadini fossero parchi e frugali nel cibarsi, stabilì che i ricchi dovessero cenare in pubblico con i poveri. Questa cosa non apparve tollerabile ai potenti che mossi dall indignazione inseguirono con le pioetre licurgo che passava per il foro. vedendo ciò i cittadini, gli animi si calmarono e in tutti sopraggiunse il rispetto per un uomo così tanto grande.