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Οι μεν Υρκανιοι ομοροι των Ασσυριων εισι ... και τας αμαξας και τους οικετας.
Gli Ircani sono confinanti degli Assiri, ma sono pochi in quantità. E per questo furono sotto il controllo degli Assiri; come furono una volta rinomati per i cavalli lo sono anche ora. Perciò gli Assiri si servivano di loro (χράομαι regge il dativo), così come gli spartani con gli Sciriti, sia nelle fatiche militari sia nei pericoli...(CONTINUA)
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Ianos pagina 251 nuemero 15
Βασιλευοντος Κοδρου τοις Πελοποννησιοις, γενομενης αφοριας κατα την χωραν αυτων, εδοξε στρατευειν επι την πολιν υμων και εξαναστησαντας...
Sotto il regno di Codro i Peloponnesiaci, poiché una carestia affliggeva la loro terra, credettero bene di scendere in campo contro la nostra città e cacciandone i nostri progenitori di spartirsi il paese. In primo luogo, mandata una legazione a Delfi, interrogarono la divintà se avrebbero preso Atene; e poiché il dio rispose loro che avrebbero occupato questa città a patto che non uccidessero Codro, re degli Ateniesi, marciarono contro Atene. Un tale di Delfi, Cleomanti, venne a sapere dell'oracolo e ne riferì segretamente agli ateniesi a tal punto infatti a quanto sembra i nostri antenati vivevano in rapporti cordiali anche con i forestieri. Quando i Peloponnesiaci invasero l'Attica cosa fecero o giudici i vostri antenati? non se ne andarono abbandonando la nostra terra, come ha fatto Leocrate, né consegnarono ai nemici la terra che li aveva nutriti e i sacrari ma pur essendo in pochi, subivano l'assedio chiusi nelle mura e tennero duro per la patria
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Ianos pagina 180 numero 18
Οι του Λυκουργου νομοι ετασσον τοις Σπαρτιαταις συσσιτια παρασκευαζειν· ... τον δε πλουτον ατιμαζειν. (versione greco da Plutarco)
Le leggi di Licurgo stabilivano di disporre pasti comuni per gli Spartani: pertanto essi mangiavano alla stessa tavola. Nel pasti si portavano vivande semplici: focacce d’orzo e formaggio e olive e fichi e vino. Gli storici riportano (διηγέομαι) che fra le vivande apprezzavano molto il sugo nero. In tal caso lo stratega diceva: «Ora mangiamo e beviamo, ma ricordiamo sempre la moderazione: nessuno potrebbe essere superiore alla virtù degli Spartiati». Mangiavano e bevevano con moderazione e di notte poi rientravano nelle proprie case. Così Licurgo voleva che gli Spartiati onorassero la virtù, disprezzassero l’abbondanza. (by Geppetto)
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Inizio: Οι Τραπεζούντιοι δε τους "Ελληνας φιλοφρόνως έδεχοντο· ... Fine: διο κραυγή καί γέλως και παρακέλευσις έγίγνετο
Gli abitanti di Trapezunte accoglievano (dekomai) amichevolmente i Greci: infatti approntavano un mercato nell’accampamento dei Greci e davano come doni di ospitalità buoi, farine d’orzo e vino. I Greci preparavano i sacrifici che avevano promesso: avevano infatti buoi in numero sufficiente per sacrificare a Zeus, ad Eracle ed agli altri dei. ...(continua)
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Ουδεν γλυξιον εστι της πατριδος, ουδε σεμνοτερον ουδε θειοτερον. Και μεν οσα σεμνα και θεια νομιζουσιν ... Κοινην ουν προσηκει παντων μητερα την πατριδα νομιζειν.
Proposta di traduzione by Stuurm
Nulla è più caro della paria, né più venerabile e più sacro. E non tutte le cose che sono venerabili e sacre gli uomini considerano, di queste è proprio della patria causa e maestra. Delle città la maggior parte ammirano le grandezze e le più illustre, tutti invece, amano la patria. Tutti devono onorare il nome della patria: niente è più intimo della patria. Anche gli dei gioiscono delle patrie, e pur ritenendo loro possesso tutta la terra e il mare, la città in cui ciascuno di loro nacque, preferiscono a tutte le altre città. Se è onorabile il nome della patria, quanto non molto di più agli uomini? Si addice dunque considerare comune madre di tutti la patria. (by Stuurm)
Altra proposta di traduzione by Geppetto
Nulla è più dolce della patria, né di più nobile né di più eccelso. E certamente gli uomini onorano tutte le cose che (sono) nobili ed eccelse, di queste la patria è l’essenza e la maestra. Molti ammirano allora le grandezze (μέγεθος-ους, τό) e gli splendori delle città, tutti amano la patria. Il nome della patria si deve onorare da parte di tutti: nulla infatti è più familiare della patria. Anche gli dei si compiacciono con le patrie, pur ritenendo loro possesso tutta la terra ed il mare, in cui ciascuno di loro nacque, stimandole di più di tutte quante le città. Se dagli dei il nome della patria (è) stimato, quanto molto di più dagli uomini? Allora conviene chiamare la patria madre comune di tutti. (by Geppetto)