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La forma del mondo
versione latino Pomponio Mela
traduzione libro Ad Altiora Itinera Pagina 195 Numero 4
Orbis situm dicere aggredior, impeditum opus et facundiae minime capax, verum quod aspiciatur et cognoscatur dignissimum. ...
Voglio fare una descrizione del globo, opera spinosa ed arida, ma veramente degna di essere studiata e conosciuta. Così, per prima cosa parlerò della forma della terra, delle sue parti principali, della loro natura e dei loro abitanti, poi parlerò in aggiunta di tutte le coste e litorali, aggiungendo le cose più notevoli di ciascuna regione e di ciascuna popolazione. Quello che noi abbiamo chiamato mondo e cielo forma quindi un tutto unico, ed è racchiuso lui stesso, con quello che contiene, in un'unica circonferenza. La Terra è distribuita in cinque zone. La zona di mezzo è bruciata dal calore, quelle agli estremi sono ghiacciate dal freddo; le altre sono abitabili. Gli Antipodi abitano l'una, noi l'altra. Non si sa niente, vista la calura, della zona che sta in mezzo.
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Ad bellum contra Troiam, opulentissimam asiae urbem, graeci etiam achillem dicere debebant, virum longe omnium fortissimum. Sed rex Lycomedes rogatu Thetidis, matris Achillis, adulescentem in regia domo abdidit inter filias habitu femineo. Achivi, postquam Achillis receptaculum cognoverunt, ad regem oratores miserunt et adulescentem ad bellum contra Troianos petiverunt. Graecorum legatis rex ita respondit: " Achilles domi meae non est, nec umquam fuit; nisi fidem meis verbis tributis, perlustrate, quaeso, totam domum". Tum vero Ulixes, vir omnium callidissimus, dolum adhibuit: nam inter dona feminea, in vestibulo regiae, etiam clipeum et hastam posuit. Improviso Ulixis iussu tubae cecinerunt, cum ingentissimo clamore armorumque strepitu. " Hostis adventat!" clamavit Achilles, statimque muliebrem vestem laceravit et clipeum hastamque arripuit. Sic Ulixis dolo legati iuvenem recognoverunt et ad bellum duxerunt.
i greci dovevano condurre achille, l'uomo di gran lunga più forte di tutti, alla guerra contro troia, la città più ricca dell'asia. ma il re licomede, per richiesta di teti, madre di achille, aveva nascosto il giovane nella reggia tra le figlie con l'aspetto femminile. gli achei, dopo che seppero il rifugio di achille, inviarono gli oratori al re e chiesero il giovane alla guerra contro i troiani. il re così rispose agli ambasciatori greci: "achille non è in casa mia, né giammai ci fu; se nn date fiducia alle mie parole, perlustrate, di grazia, tutta la casa". allora però ulisse, l'uomo più astuto di tutti, usò un inganno: infatti tra i doni femminili, nel vestibolo della reggia, pose anche uno scudo e una lancia. all'improvviso per ordine di ulisse le trombe suonarono, con grandissimo rumore e frastuono delle armi. "arriva il nemico!" esclamò achille, subito lacerò l'abito femminile e afferrò lo scudo e l'asta. così con l'inganno di ulisse gli ambasciatori riconobbero il giovane e lo condussero alla guerra.
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Decem annis post pugna apud marathonem, qua Athenarum milites mira audacia summaque virtute Persas superaverant, Xerxes, Darei regi filius, bellum in Graecos renovat et cum innumeris copiis Graeciam invadit. Tum Athenienses consilio Themistoclis, viri magni ingnii summaeque auctoritatis, Athenas desertas relinquunt: senes, mulieres et pueri in insulis circa Athenas abduntur, viri autem naves conscendunt et vela solvunt. Ita Persae sine ullo impedimento Athenas invadunt atque vastas. Paulo post (poco dopo) in freto ante insulam Salaminam Atheniense atque Lacedaemonii, qui (che, i quali) contra Xerxem societatem iunxerant (avevano stretto), cum Persis confligunt, Graecorum triremes leves ac rapidae, graves ac tardas Persarum naves lacessebant, illidebant, mergebant. Sic Graeci magnam ruinam Xerxi inferunt.
Dieci anni dopo la battaglia presso Maratona, in cui i soldati Ateniesi con straordinaria audacia e somma virtù avevano vinto i Persiani, Serse, figlio del re Dario, rinnovò la guerra contro i Greci e invase la Grecia con innumerevoli truppe. Allora gli Ateniesi, per consiglio di Temistocle, uomo di grande ingegno e somma autorità, lasciarono Atene deserta: gli anziani, le donne e i fanciulli furono nascosti nelle isole vicino ad Atene, gli uomini invece si imbarcarono e levarono le vele. Così i Persiani senza alcun ostacolo invasero la deserta Atene. Poco dopo nello stretto innanzi all'isola di Salamina, gli Ateniesi e gli Spartani, che avevano stretto un patto contro Serse, combatterono con i Persiani, e le triremi leggere e rapide dei Greci distrussero, colpivano e sommergevano le navi lente dei Persiani. Così i Greci inflissero a Serse un grande disastro.
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Circa Darei quadrigas iacebant nobiles duces, ante oculos regis interfecti; omnes proni, sicut procubuerant dimicantes. Iamque, Darei equi, confossi hastis et dolore efferati, iugum quatere et regem quadrigis excutere incipiebant. Dareus, ne vivus in hostium potestatem veniret, desiluit et in equum proximum ascendit; deinde imperii insignia indecore abiecit ne fugiens agnosceretur. Tum vero omnes milites, perterriti, arma iecerunt et iter intenderunt vel ad Persidem vel ad montium fauces occultas ut fuga salutem peterent; pauci ad Darei castra contenderunt. Sed iam castra ab hoste victore occupata erant; ingens auri argentique pondus a militibus direptum erat. Darei tabernaculum solum intactum ei omiserent ut, ex more victor victis regis tabernacolo exciperetur.
Vicino i cocchi di Dario giacevano nobili comandanti, uccisi davanti agli occhi del re, tutti proni, come erano caduti lottando. E già i cavalli di Dario, trafitti dalle lance ed efferati per il dolore, iniziavano a scuotere il giogo e ad eccitare il re dai cocchi. Dario, per non giungere vivo sotto il potere dei nemici, scese e salì sul cavallo dopo; infine gettò indecorosamente le insegne dell'impero affinché fuggendo non fosse riconosciuto. Allora in verità tutti i soldati, atterriti, gettarono le armi e si incamminarono o verso Perside o alle pendici nascoste dei monti per cercare la salvezza con la fuga; pochi si diressero all'accampamento di Dario. Ma già l'accampamento era stato occupato dal nemico vincitore, un'ingente quantità di oro ed argento era stata strappata via dai soldati. Lasciarono intatto solo il tabernacolo di Dario perché secondo l'usanza il vincitore è ospitato nel tabernacolo del re dei vinti.
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Camillum, quamquam multas res optime gesserat et Veientes vicerat, a Romanis in exsilium expulsus erat. Ex Urbe migrans sic ille deos orabat: "Me insontem cives mei expellunt: o dei, efficite ut quam primum me desiderent!" Et ita evenit: nam Camilli discessus magnae perniciei Romanis fuit. Triginta autem milia Gallorum Clusium, Etruriae oppidum, obsidebant. Clusini Romanorum auxilium petiverant; itaque a Romanis tres legati ad Gallos missi sunt, quorum unus fidem violavit: in aciem enim processit et Gallorum ducem interfecit. Hac re irati Galli Romam venerunt exercitumque Romanorum apud Alliam flumen ceciderunt. Ille dies inter dies nefastos relatus est: itaque harum rerum memoria semper in Urbe mansit.
Camillo, anche se aveva combattuto molte volte nel migliore dei modi e aveva vinto i Veienti, era stato mandato dai Romani. Mentre si allontanava da Roma così quello pregava gli dei: "I miei concittadini mi hanno esiliato, nonostante (fossi) innocente: o dei, fate in modo che mi rimpiangano come prima!" E così partì: la partenza di Camillo fu infatti una grande rovina ai Romani. Tremila Galli, inoltre, assediavano Chiusi, una città dell'Etruria. Gli abitanti di Chiusi avevano domandato l’aiuto dei Romani; perciò dai Romani furono inviati tre ambasciatori dai Galli, uno dei quali tradì la fiducia: infatti avanzò in mezzo allo schieramento ed uccise il capo dei Galli. I Galli, inquietati per questo, vennero a Roma e sbaragliarono l'esercito dei Romani presso il fiume Allia. Quel giorno fu annoverto tra i giorni nefasti: perciò rimase sempre a Roma il ricordo di ciò.