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Romani et Romulus, quia feminarum inopia solliciti erant...
I Romani e Romolo, poiché erano preoccupati per la penuria di donne, mandano legati ai popoli limitrofi e chiedono [a] loro matrimoni. Ma i confinanti rifiutavano i matrimoni, poiché temevano la straordinaria potenza dei Romani. Allora Romolo nasconde la collera, dispone i giochi ed invita i vicini. Accorrono principalmente i Sabini, ma nel mezzo dei giochi i Romani rapiscono le figlie dei Sabini. Poiché i Sabini partono adirati, Romolo placa con lusinghe gli animi delle ragazze e promette matrimoni con i Romani.
(by Vogue)
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Hunc poetam ego non diligam? non admirer?...qui et voluntate et legibus noster est repudiabimus?
Non dovrei dunque amare questo poeta? Non dovrei ammirarlo, non dovrei pensare di difenderlo in tutti i modi? Ma noi abbiamo appreso da uomini di grande valore e grande cultura che lo studio delle altre discipline è fatto di dottrina, di regole, di tecnica, mentre il poeta vale per la sua naturale inclinazione, è animato da forza intellettiva, è come pervaso da uno spirito divino. Perciò giustamente quel nostro celebre poeta che fu Ennio chiama sacri i poeti, perché sembrano esserci stati assegnati come per un dono e un favore degli dei. Sia dunque sacro davanti a voi, o giudici, che meritate pienamente il nome di uomini, questo nome di poeta che nemmeno alcun popolo barbaro potè mai violare. Le pietre e i deserti rispondono alla parola della poesia, spesso le bestie feroci si piegano all'armonia del canto e si fermano e noi, educati nelle migliori discipline, non dovremmo lasciarci commuovere dalla voce dei poeti? Gli abitanti di Colofone dicono che Omero è loro concittadino, quelli di Chio lo rivendicano come proprio, quelli di Salamina lo reclamano, quelli di Smirne garantiscono che è uno di loro e gli dedicarono anche un santuario in città molti altri centri combattono per lui e se lo contendono. Dunque essi rivendicano, anche dopo la morte, uno straniero, poiché fu un poeta; e noi rifiuteremo costui, vivo, che è nostro per volontà e leggi?
Versione tratta da Cicerone
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Athenis sic se gerebat ut, communis infirmis, par principibus videretur.... unus ei fuerit carissimus.
Ad Atene si comportava in modo tale da apparire affabile ai deboli e pari ai notabili. Per questo fatto accadde che a lui gli Ateniesi concedessero tutti gli onori che potevano e desiderassero farlo cittadino pubblicamente; egli non fu favorevole a questo beneficio perché alcuni uomini (lo) interpretano così: si perde la cittadinanza romana, quando se ne riceve un'altra (asciscor). Per tutto il tempo che si trovò/rimase (ad Atene), si oppose, affinché (ne + congiuntivo finale negativa) non venisse posta/dedicata una statua a lui; quando fu assente non poté proibirlo. E così questi stessi posero nei luoghi più sacri le statue; consideravano infatti costui promotore e fondatore in ogni affare dello stato. Quindi quella cosa fu un dono della sorte, poiché (quod + congiuntivo = causale) nacque in quella città, nella quale ci fu la sede del dominio delle terre del mondo, così da avere/considerare quella stessa come patria e dono; ciò fu esempio della saggezza, poiché essendosi recato in quella città, che superava tutte per antichità, civiltà e erudizione, egli fu per quella (città) l'unico più amato.
Versione tratta da Cornelio Nepote
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Pullo amictu cum filio Perseus ingressus est castra... sed prope certam fiduciam salutis praebet.
Con un mantello scuro, Perseo entrò nell'accampamento con il figlio e nessun altro dei suoi compagni. Non poteva avanzare a causa di una moltitudine che accorreva allo spettacolo, fino a quando furono mandati dal console degli ufficiali, affinché, allontanata la folla, facessero accesso alla tenda del comandante. Il console si alzò e avanzò e allungò la mano destra un poco al re che entrava ( introeo participio dativo) e (Perseo) si presentò abbassandosi ai piedi ed egli lo sollevò e non permise che gli abbracciasse le ginocchia ed entrato nella tenda gli ordinò di sedere in consiglio di fronte agli avvocati. La prima domanda fu quale ingiuria lo aveva spinto a sostenere con tanto animo ostile una guerra contro il popolo romano da ridurre allo stremo se stesso e il suo regno. Mentre tutti attendevano una risposta egli piangeva, tenendo a lungo gli occhi fissi a terra, allora il console [chiese] di nuovo: "Se tu avessi ereditato il regno da giovane, sarebbe per me minor motivo di meraviglia il fatto che tu abbia ignorato quanto il popolo romano sia un nemico pericoloso, ora in vero poiché tu hai partecipato anche alla guerra di tuo padre che ha condotto contro di noi e, dopo alla pace, poiché ricordavi che noi la mantenemmo con assoluta lealtà nei suoi confronti, quale fu il disegno che ti ha potuto spingere a preferire la guerra alla pace con coloro di cui avevi sperimentato tanto la forza in guerra quanto la lealtà durante la pace? Comunque siano accaduti questi eventi, indotti da un errore umano o dal caso o dallo stato di necessità, cerca di essere sereno. la nota clemenza del popolo romano non ti offre in nessun modo la speranza per le difficoltà dei molti re e popoli, ma per poco una certa fiducia di salvezza."
Traduzione tratta da Livio
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Vide quem nobis locum dederit. In media nos sui parte constituit et circumspectum ...
Guarda quale posto ci ha dato. Ci ha posto in mezzo a lei e ci ha dato la facoltà di vedere tutto intorno; né diede solo all'uomo posizione eretta, ma per farlo anche adatto alla contemplazione, affinché potesse seguire gli astri che scivolano da oriente ad occidente e volgere il suo sguardo intorno con il tutto, gli fece un alto capo e lo collocò su di un collo flessibile; poi, conducendo sei costellazioni durante il giorno, sei durante la notte, svelò ogni parte di sé, affinché grazie a quelle, che aveva offerto ai suoi occhi, inducesse il desiderio anche delle altre. Non le vediamo infatti tutte né tanto grandi quanto sono, ma la nostra vista si apre la via per investigare e getta le fondamenta per la verità, in modo che la ricerca passi da ciò che è evidente a ciò che è oscuro, e scopra qualcosa di più antico del mondo stesso: da dove sono venuti fuori queste stelle; quale fosse la condizione dell'universo prima che i singoli elementi si separassero per formare diverse aggregazioni; quale principio razionale abbia separato le cose ammassate e confuse; chi abbia assegnato i luoghi alle cose. Il nostro pensiero si apre un passaggio attraverso i baluardi del cielo e non si accontenta di conoscere ciò che si mostra.