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Timoleon nobilissimus inter Corinthios, in bello fortissimus, in pace piissimus, patriam suam a tyrannis...Ad excellentem Timoleontis fortunam mirabiliores casus accesserunt.
Timoleonte il più nobile tra gli abitanti di Corinto, il più forte in guerra, rispettosissimo in pace, liberò la sua patria dai tiranni, respinse dalla Sicilia la tristissima dominazione dei Cartaginesi. In ogni cosa fu molto più saggio di tutti gli altri cittadini, fu più paziente nelle situazioni avverse che più felice in quelle favorevoli. divenuto cieco senza alcuna malattia, sopportò la propria calamità con animo coraggiosissimo, senza alcuna lamentela, e stette attento non meno diligentemente o assiduamente alle situazioni pubbliche e private. a causa della salute giungeva su un carro all'adunanza del popolo, esprimendo dal veicolo la propria sentenza. E non fu meno modesto che forte. Infatti, quando udì alcuni cittadini che esprimevano il proprio apprezzamento rispose: "ringrazio gli dèi, perché ho restituito libertà alla Sicilia. Infatti nessun evento umano avviene senza il volere degli dèi!" Gli eventi più ammirevoli aderirono all'eccellente fortuna di Timoleonte.
(By Maria D. )
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Poetae vitam rusticam canebant et agriculturam amabant. In litteris ... quia latinae litterae magistra vitae sunt.
I poeti celebravano la vita rustica e amavano l'agricoltura. Nelle lettere latine non si lodava la vita urbana, ma il sereno ed operoso lavoro dei contadini. Infatti una fattoria era bella. Qui la disciplina era la via della vita e le serve obbedivano alla matrona. Il contadino con grande cura custodiva le capre e procurava ricchezza alla famiglia. Ma la famiglia rustica non voleva ricchezze smodate, ma piuttosto un'umilemensa. Diceva infatti l'operosa e saggia padrona: "La ricchezza è mia, non io della ricchezza". Conosceva infatti il famoso detto: "La vita è nutabile ed incerta la sorte", quindi, così come i poeti, preferiva la parsimonia. Infatti la vita rustica è maestra di parsimonia, di diligenza, di giustizia. E così leggete le opere dei poeti, poiché le lettere latine sono la maestra della vita
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Duo familiares Arcades iter una facientes Megaram venerunt, quorum... ...tratum erat, conprehendit cauponemque ad capitale supplicium perduxit.
Due amici arcadi vennero a Megra facendo insieme il viaggio, dove uno andò alla locanda, l’altro deviò per la taverna. Quello, che era nella locanda, vide in sonno il suo amico che pregava affinché andasse in soccorso a lui, circuito dalle insidie dell’oste. Se infatti fosse accorso velocemente, avrebbe sottratto l’amico dall’imminente pericolo. Immediatamente, l’uomo che dormiva si alzò eccitato e andò alla locanda, dov’era l’amico. Ma per il fato avverso il suo umanissimo proposito fu inutile e, poiché non aveva trovato l’amico, tornò a letto e al sonno. Allora apparse in sonno una seconda volta il misero amico, ferito lo supplicò che, poiché aveva trascurato di portare aiuto alla sua vita, almeno non negasse la vendetta all’amico ucciso. Infatti il corpo trucidato dall’oste dell’infelice, allora veniva condotto su un carro alle porte della città, coperto di sterco. Spinto da tante costanti preghiere dell’amico, l’uomo accorse subito alla porta e riconobbe il carro mostrato in sonno e condusse l’oste alla pena capitale.
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Amicitia summum donum est. Quamquam enim permulti virtutem contemnunt ...... numquam decedemus. Amicitia denique verum vitae solacium est.
L'amicizia è un dono assai grande. Sebbene infatti molti dispregiano la virtù e disprezzino la ricchezza e gli onori, tuttavia tutti cercano l'amicizia e senza di essa non hanno una forte e continua gioia di vita. Infatti siamo contenti della felicità degli amici nella stessa misura della nostra e parimenti ci addoloriamo per le sofferenze; grazie al loro conforto e affetto sopportiamo ogni tormento, non abbandoniamo mai la speranza. Le amicizie sono non solo fautrici ma anche creatrici di piaceri: anche se lo studio della filosofia e la ricerca della saggezza ci sono utili, tuttavia la vicinanza degli amici ci sottrae l'attesa e il timore della morte poiché, quando abbiamo gli amici, non esaliamo l'anima, ma l'affidiamo a loro e non moriremo mai. L'amicizia dunque è il vero conforto della vita.
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Inizio: Favorinus philosophus adulescenti veterum verborum cupidissimo .... Fine: Vive ergo moribus praeteritis, dic verbis praesentibus.