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ἴστε γὰρ δήπου τοῦθ' ὅτι οὐδενὶ τῶν πάντων πλέον κεκράτηκε Φίλιππος, ἢ τῷ πρότερος πρὸς τοῖς πράγμασι γίγνεσθαι. ὁ μὲν γὰρ ἔχων δύναμιν συνεστηκυῖαν ἀεὶ περὶ αὑτὸν καὶ προειδὼς ἃ βούλεται πρᾶξαι, ἐξαίφνης ἐφ' οὓς ἂν αὐτῷ δόξῃ πάρεστιν· ...(Demostene)
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Sapete certo che Filippo si è imposto soprattutto per il fatto di essere lui a prendere le iniziative. Infatti con un esercito permanente a sua disposizione e sapendo in anticipo ciò che vuole fare, egli si trova all'improvviso dinanzi a chi ha deciso di attaccare, invece noi, solo dopo essere stati informati del verificarsi di qualche avvenimento, diamo inizio, turbati, ai preparativi. Quindi a mio parere accade che egli occupi in tutta tranquillità i territori contro cui sferra un attacco, che noi invece arriviamo in ritardo e dissipiamo le nostre risorse in spese inutili. Manifestiamo la nostra inimicizia e l'intenzione di ostacolarlo, ma mancando di tempestività, incorriamo ancora di più nell'ignominia.
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Remata pagina 158 numero 91
ἐστὲ μὲν γὰρ δὴ πάντες οἱ ἐν τῇ πόλει ἀδελφοί, ἀλλ’ ὁ θεὸς πλάττων, ὅσοι μὲν ὑμῶν ἱκανοὶ ἄρχειν, χρυσὸν ἐν τῇ γενέσει συνέμειξεν αὐτοῖς, διὸ τιμιώτατοί εἰσιν· ὅσοι δ’ ἐπίκουροι, ἄργυρον· σίδηρον δὲ καὶ χαλκὸν τοῖς τε γεωργοῖς καὶ τοῖς ἄλλοις δημιουργοῖς. τοῖς οὖν ἄρχουσι παραγγέλλει ὁ θεός, ὅπως ἐάν τε σφέτερος ἔκγονος ὑπόχαλκος ἢ ὑποσίδηρος γένηται, μηδενὶ [c. ] τρόπῳ κατελεήσουσιν, ἀλλὰ τὴν τῇ φύσει προσήκουσαν τιμὴν ἀποδόντες ὤσουσιν εἰς δημιουργοὺς ἢ εἰς γεωργούς, καὶ ἂν αὖ ἐκ τούτων τις ὑπόχρυσος ἢ ὑπάργυρος φυῇ, τιμήσαντες ἀνάξουσι τοὺς μὲν εἰς φυλακήντοὺς δὲ εἰς ἐπικουρίαν, ὡς χρησμοῦ ὄντος τότε τὴν πόλιν διαφθαρῆναι, ὅταν αὐτὴν ὁ σιδηροῦς φύλαξ ἢ ὁ χαλκοῦς φυλάξῃ.
Tutti Voi siete cittadini dello stato, siete tutti fratelli, ma la divinità, ,[...] mentre vi plasmava, a quelli tra voi che hanno attitudine al governo mescolò, nella loro generazione, dell’oro, e perciò altissimo è il loro pregio; ai custodi, argento; ferro e bronzo agli agricoltori e agli altri artigiani. ,[...] Perciò la divinità ordina [...] e se uno stesso loro figlio ha in sé alla nascita bronzo e ferro, di non averne alcuna pietà, ma di usare alla natura il riguardo dovutole e di respingerlo tra gli artigiani o tra gli agricoltori; e reciprocamente, se da costoro nascono figli che abbiano in sé oro e argento, di rendere loro gli onori dovuti e d’innalzare quelli ai compiti di guardia, questi ai compiti di difesa, perché esiste un oracolo per cui lo stato è destinato a perire quando la sua custodia sia affidata al guardiano di ferro o a quello di bronzo.
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Remata pagina 242 numero 175
προβαίνοντος γὰρ τοῦ χρόνου, καὶ τοῦ βασιλέως ὑπόπτως ἔχοντος ἀεὶ καὶ μᾶλλον πρὸς τὸν Ἀννίβαν, ἐγένετό τις καιρὸς ὡς ἐπὶ λόγον ἀχθῆναι τὴν ὑποικουρουμένην ἀτοπίαν ἐν αὐτοῖς. ἐν ᾧ καὶ πλείους ἀπολογισμοὺς ποιησάμενος Ἀννίβας τέλος ἐπὶ τὸ τοιοῦτο κατήντησε, δυσχρηστούμενος τοῖς λόγοις. ἔφη γάρ, καθ' ὃν καιρὸν ὁ πατὴρ αὐτοῦ τὴν εἰς Ἰβηρίαν ἔξοδον μέλλοι στρατεύεσθαι μετὰ τῶν δυνάμεων, ἔτη μὲν ἔχειν ἐννέα, θύοντος δ' αὐτοῦ τῷ Διὶ παρεστάναι παρὰ τὸν βωμόν. ἐπεὶ δὲ καλλιερήσας κατασπείσαι τοῖς θεοῖς καὶ ποιήσαι τὰ νομιζόμενα, τοὺς μὲν ἄλλους τοὺς περὶ τὴν θυσίαν ἀποστῆναι κελεῦσαι μικρόν, αὐτὸν δὲ προσκαλεσάμενον ἐρέσθαι φιλοφρόνως εἰ βούλεται συνεξορμᾶν ἐπὶ τὴν στρατείαν. ἀσμένως δὲ κατανεύσαντος αὐτοῦ καί τι καὶ προσαξιώσαντος παιδικῶς, λαβόμενον τῆς δεξιᾶς προσαγαγεῖν αὐτὸν πρὸς τὸν βωμὸν καὶ κελεύειν ἁψάμενον τῶν ἱερῶν ὀμνύναι μηδέποτε Ῥωμαίοις εὐνοήσειν.
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E crescendo in quel tempo sempre più il sospetto del Re contro annibale finalmente si presentò l'occasione di parlare di tale differenza ancor più grande fra loro. Essendo annibale pronto nel giustificarsi, vedendo che poco se ne approfittavano, giunse finalmente a dire che quando suo padre Amilcare andava nelle Spagne con l'esercito, egli era un fanciullo di 9 anni e che mentre sacrificava a Giove egli era presente all'altare, che dopo che il padre ebbe sacrificato e libato agli dei e compiuto ogni ritofatti un poco ritirare i presenti, chiamò lui più da vicino e lo interrogò non senza carezzarlo se volesse essergli compagno in quella impresa ed avendo egli acconsentito anzi pregato con vezzo puerile di andare, il padre gli prese la destra e stesala sull'altare, intanto che toccava le sante cose, lo costrinse a giurare di non affezionarsi mai ai Romani.
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Τιμαίαν γάρ τήν Άγιδος γυναίκα τού βασιλέως στρατευομένου καί αποδημούντος ούτω διέφθειρεν, ώστε καί κύειν εξ Αλκιβιάδου καί μή αρνείσθαι, καί τεκούσης παιδίον άρρεν έξω μέν Λεωτυχίδην καλείσθαι, τό δ' εντός αυτού ψιθυριζόμενον όνομα πρός τάς φίλας καί τάς οπαδούς υπό τής μητρός Αλκιβιάδην είναι. τοσούτος έρως κατείχε τήν άνθρωπον. O δ' εντρυφών έλεγεν ουχ ύβρει τούτο πράσσειν ουδέ κρατούμενος υφ' ηδονής, αλλ' όπως Λακεδαιμονίων βασιλεύσωσιν οι εξ αυτού γεγονότες. ούτω πραττόμενα ταύτα πολλοί κατηγόρουν πρός τόν Άγιν. επίστευσε δέ τώ χρόνω μάλιστα, ότι σεισμού γενομένου φοβηθείς εξέδραμε του θαλάμου παρά τής γυναικός, είτα δέκα μηνών ουκέτι συνήλθεν αυτή, μεθ' ούς γενόμενον τον Λεωτυχίδην απέφησεν εξ αυτού μή γεγονέναι. Kαί διά τούτο τής βασιλείας εξέπεσεν ύστερον ο Λεωτυχίδης.
Sedusse infatti Timea moglie del re Agide mentre egli era lontano con l'esercito, costei concepì un figlio maschio e non negò che era di Alcibiade, quando lo generò (era un maschio) lo chiamava Leotichide in pubblico ma in casa davanti alle amiche e alla servitù lo vezzeggiava con il nome di Alcibiade tanto era presa dall'amore per lui. Egli orgogliosamente diceva che sicomportava in quel modo non per oltraggiare o perché si lasciasse vincere dalla passiano, ma perché su Sparta regnassero figlio suoi. Molti riferirono il fatto ad Agide. Egli però credette soprattutto al calcolo cronologico, durante un terremoto egli era uscito per paura di corsa dalla camera di sua moglie e per dieci mesi nn aveva avuto più rapporti con lei, era poi nato Leotichide ed egli affermò che non era suo figlio. Perciò in seguito Leotichide fu escluso dalla linea di successione.
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CLEOBI E BITONE I Versione greco Erodoto traduzione libro Remata numero 113 pagina 191
Τούτοισι γὰρ ἐοῦσι γένος Ἀργείοισι βίος τε ἀρκέων ὑπῆν καὶ πρὸς τούτῳ ῥώμη σώματος τοιήδε· ἀεθλοφόροι τε ἀμφότεροι ὁμοίως ἦσαν, καὶ δὴ καὶ λέγεται ὅδε ὁλόγος· ἐούσης ὁρτῆς τῇ Ἥρῃ τοῖσι Ἀργείοισι ἔδεε πάντως τὴν μητέρα αὐτῶν ζεύγεϊ κομισθῆναι ἐς τὸ ἱρόν, οἱ δέ σφι βόες ἐκ τοῦ ἀγροῦ οὐ παρεγίνοντο ἐν ὥρῃ· ἐκκληιόμενοι δὲ τῇ ὥρῃ οἱ νεηνίαι ὑποδύντες αὐτοὶ ὑπὸ τὴν ζεύγλην εἷλκον τὴν ἅμαξαν, ἐπὶ τῆς ἁμάξης δέ σφι ὠχέετο ἡ μήτηρ, σταδίους δὲ πέντε καὶ τεσσεράκοντα διακομίσαντες ἀπίκοντο ἐς τὸ ἱρόν. Ταῦτα δέ σφι ποιήσασι καὶ ὀφθεῖσι ὑπὸ τῆς πανηγύριος τελευτὴ τοῦ βίου ἀρίστη ἐπεγένετο, διέδεξέ τε ἐν τούτοισι ὁ θεὸς ὡς ἄμεινον εἴη ἀνθρώπῳ τεθνάναι μᾶλλον ἢ ζώειν.
Entrambi infatti essendo nati ad Argo, ebbero sempre di che vivere e oltre a ciò una notevole forza fisica, sicché tutti e due riportarono vittorie nelle gare atletiche; di loro tra l'altro si racconta il seguente episodio: ad Argo c'era una festa dedicata a Era e i due dovevano assolutamente portare la madre al tempio con un carro, ma i buoi non giungevano in tempo dai campi; allora, per non arrivare in ritardo, i due giovani sistemarono i gioghi sulle proprie spalle, tirarono il carro, sul quale viaggiava la madre, e arrivarono fino al tempio dopo un tragitto di 45 stadi. Al loro gesto, ammirato da tutta la popolazione riunita per la festa, seguì una fine nobilissima: con loro il dio volle mostrare quanto, per un uomo, essere morto sia meglio che vivere.