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Rex Licomedes Achillem in insula Scyro celavit, Thetidis matris rogatu, in regia domo inter filias suas femineo habitu, ne ad bellum cum Achivis principibus discederet: nam Thetidi oraculum filii mortem in bello paedixerat. Achivi autem, cum Achillis deversorium cognovissent, ad regem legatos miserunt, ne adulescentem omnium maxime strenuum celaret neve deduceret a bello contra Troianos. Graecorum legatis rex respondit: Hic non est Achilles: donum perlustrate et adulescentem non invenietis. Tum Ulixes dona in vestibulo filiis Licomedes ostendit, sed in donis clipeum et hastam posuit. Cum Achilles inter dona arma vidisset, statim vestem muliebrem laceravit et Achivis se dedit, ut contra Troianos ducerent.
Il re Licomede nascose Achille nell'isola Sciro, dietro richiesta della madre Teti, nella casa reale tra le sue figlie con abbigliamento femminile affinché non se ne andasse in guerra con i sovrani achei: infatti un oracolo aveva predetto a Teti la morte del figlio in guerra. Gli Achei invece, dopo che ebbero conosciuto l'alloggio di Achille, mandarono ambasciatori verso il re, affinché non nascondesse il giovane più valoroso di tuttti e non (lo) sottrasse dalla guerra contro i Troiani. Il re rispose agli ambasciatori dei Greci: "Achille non è qui: controllate la casa e non troverete il giovane". Allora Ulisse mostrò doni per le figlie di Licomede nell'ingresso, me nei doni collocò uno scudo e un'asta. Dopo che Achille ebbe visto le armi tra i doni, immediatamente strappò la veste femminile e si diede agli Achei, affinché (lo) conducessero contro i Troiani.
Altra versione stesso titolo testo diverso
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Milites Romani etiam in magno discrimine vitae acriter et strenue pugnabunt et patriam a periculo servabunt. Nam a pueritia disciplinam et artem belli discunt, labore adsiduo solent se exercere (=esercitarsi) in proeliis cotidianis, et, cum libertatem patriae in periculo vident, accurrunt ad defensionem sine timore nec mora. Cum militibus Romanis etiam auxilia sunt, quia etiam populi victi ad defensionem urbis Romae milites dant et Romae socii sunt. Milites Romani in cohortibus pugnant et legionibus, robur exercitus (dell’esercito) Romani, socii in auxiliis. Si Romanos in discrimine vident, consules auxilia ad pugnam vocant et contra hostes mittunt: sape socii strenue ac fortiter pugnant, raro defectionem faciunt, . Saepe, post victoriam, militibus agrum senatores adsignant et miles agricola fit (=diventa): ita multi milites Romani, quia in bello strenui erant, in pace miseri non sunt.
Traduzione
I soldati romani combatteranno accanitamente e valorosamente anche nella grande difficoltà della vita e salveranno la patria dal pericolo. Infatti dalla fanciullezza imparano la disciplina e l'arte della guerra, sono soliti esercitarsi con uno sforzo continuo in lotte quotidiane e, quando considerano in pericolo la libertà della patria, accorrono in difesa senza timore né indugio. Con i soldati romani ci sono anche delle truppe ausiliarie, poiché anche i popoli sconfitti forniscono dei militari a difesa della città di Roma e sono alleati di Roma. I soldati romani combattono in coorti e in legioni, forza dell'esercito romano, gli alleati in truppe ausiliarie. Se vedono i romani in difficoltà, i consoli chiamano in battaglia e mandano contro i nemici le truppe ausiliarie: spesso gli alleati combattono valorosamente e vigorosamente, raramente praticano la diserzione. Spesso, dopo la vittoria, i senatori assegnano un campo ai militari e il soldato diventa un contadino: così molti soldati romani, poiché erano valorosi in guerra, in pace non sono miseri.
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Ex his omnibus longe sunt humanissimi qui Cantium incolunt, quae regio est maritima omnis, neque multum a Gallica differunt consuetudine. Interiores plerique frumenta non serunt, sed lacte et carne vivunt pellibusque sunt vestiti. Omnes vero se Britanni vitro inficiunt, quod caeruleum efficit colorem, atque hoc horridiores sunt in pugna aspectu; capilloque sunt promisso atque omni parte corporis rasa praeter caput et labrum superius. Vxores habent deni duodenique inter se communes et maxime fratres cum fratribus parentesque cum liberis; sed qui sunt ex his nati, eorum habentur liberi, quo primum virgo quaeque deducta est.
Le popolazioni di gran lunga più civili sono quelle che abitano il Canzio, una regione totalmente marittima, e i loro costumi non sono molto diversi da quelli dei Galli. Gli abitanti dell'interno, per la maggior parte, non seminano frumento, ma si nutrono di latte e carne e si coprono con pelli. Tutti i Britanni, poi, si colorano con il guado, che tinge d'azzurro, e questo dà loro in battaglia un aspetto più terrificante; portano i capelli lunghi e si radono ogni parte del corpo tranne la testa e il labbro superiore. Vivono in gruppi di dieci o dodici persone, con le donne in comune, specialmente fratelli con fratelli e genitori con figli. I bambini che nascono da queste unioni sono considerati figli di chi si è unito per primo alla madre quando era vergine.
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An vero vir amplissumus, P. Scipio, pontifex maximus, Ti. Gracchum mediocriter labefactantem statum rei publicae privatus interfecit; Catilinam orbem terrae caede atque incendiis vastare cupientem nos consules perferemus? Nam illa nimis antiqua praetereo, quod C. Servilius Ahala Sp. Maelium novis rebus studentem manu sua occidit. Fuit, fuit ista quondam in hac re publica virtus, ut viri fortes acrioribus suppliciis civem perniciosum quam acerbissimum hostem coercerent. Habemus senatus consultum in te, Catilina, vehemens et grave, non deest rei publicae consilium neque auctoritas huius ordinis; nos, nos, dico aperte, consules desumus. Decrevit quondam senatus, ut L. Opimius consul videret, ne quid res publica detrimenti caperet; nox nulla intercessit; interfectus est propter quasdam seditionum suspiciones C. Gracchus, clarissimo patre, avo, maioribus, occisus est cum liberis M. Fulvius consularis. Simili senatus consulto C. Mario et L. Valerio consulibus est permissa res publica; num unum diem postea L. Saturninum tribunum pl. et C. Servilium praetorem mors ac rei publicae poena remorata est? At nos vicesimum iam diem patimur hebescere aciem horum auctoritatis. Habemus enim huiusce modi senatus consultum, verum inclusum in tabulis tamquam in vagina reconditum, quo ex senatus consulto confestim te interfectum esse, Catilina, convenit. Vivis, et vivis non ad deponendam, sed ad confirmandam audaciam. Cupio, patres conscripti, me esse clementem, cupio in tantis rei publicae periculis me non dissolutum videri, sed iam me ipse inertiae nequitiaeque condemno. Castra sunt in Italia contra populum Romanum in Etruriae faucibus conlocata, crescit in dies singulos hostium numerus; eorum autem castrorum imperatorem ducemque hostium intra moenia atque adeo in senatu videmus intestinam aliquam cotidie perniciem rei publicae molientem. Si te iam, Catilina, comprehendi, si interfici iussero, credo, erit verendum mihi, ne non potius hoc omnes boni serius a me quam quisquam crudelius factum esse dicat. Verum ego hoc, quod iam pridem factum esse oportuit, certa de causa nondum adducor ut faciam. Tum denique interficiere, cum iam nemo tam inprobus, tam perditus, tam tui similis inveniri poterit, qui id non iure factum esse fateatur. Quamdiu quisquam erit, qui te defendere audeat, vives, et vives ita, ut vivis. multis meis et firmis praesidiis obsessus, ne commovere te contra rem publicam possis. Multorum te etiam oculi et aures non sentientem, sicut adhuc fecerunt, speculabuntur atque custodient.
TRADUZIONE IN LINGUA ITALIANA
Ma come, un uomo della massima autorità come Publio Scipione, il pontefice massimo, fece uccidere senza mandato pubblico Tiberio Gracco, che minacciava solo in parte la stabilità dello Stato, e noi consoli dovremo continuare a sopportare Catilina, smanioso di distruggere, di mettere a ferro e a fuoco il mondo intero? Non voglio ricordare il passato, episodi come quello di Caio Servilio Ahala che uccise con le sue mani Spurio Melio, il rivoluzionario. Ci fu, ci fu un tempo tanto valore nello Stato che uomini impavidi punivano il concittadino ribelle con maggiore severità del più implacabile dei nemic. Abbiamo un decreto senatoriale contro di te: è di estrema durezza Allo Stato non mancano né l'intelligenza né la fermezza dell'ordine senatorio; manchiamo noi, noi, i consoli, lo dico apertamente. Decretò un tempo il Senato di affidare al console Lucio Opimio il compito di vigilare sulla sicurezza dello Stato; non passò una notte e fu soppresso C Gracco, per quanto suo padre, suo nonno e i suoi avi fossero stati uomini gloriosi, solo perché era sospettato di sovversione; anche l'ex console Marco Fulvio fu ucciso insieme ai figli. Con un analogo decreto senatoriale furono affidati i pieni poteri ai consoli Caio Mario e Lucio Valerio; Si ritardò forse di un solo giorno l'esecuzione del tribuno della plebe Lucio Saturnino e del pretore Caio Servilio? Eppure da venti giorni lasciamo che si spunti la lama del potere senatoriale. Anche noi disponiamo di un decreto del Senato, ma è chiuso in archivio, come una spada nel fodero In applicazione a questo decreto dovresti essere già morto, Catilina. Invece sei vivo, sei vivo non per rinunciare alla tua folle impresa, ma per portarla avanti. Desidero, padri coscritti, esser clemente, ma non desidero che si pensi che sottovaluto la situazione di estremo pericolo in cui versa lo Stato, perciò, sono il primo ad accusarmi di inerzia e di debolezza. In Italia, nelle gole dell'Etruria, c'è un esercito accampato contro il popolo romano Cresce di giorno in giorno il numero dei nemici; Ma il capo di quell'esercito, il comandante dei nemici lo vediamo dentro le nostre mura, anzi, eccolo qui in Senato a preparare, giorno dopo giorno, la rovina interna dello Stato. Se, Catilina, subito ordinassi il tuo arresto e la tua condanna a morte, probabilmente dovrei temere di essere criticato da tutti gli onesti per i miei indugi, non per la mia inflessibilità. Se, però, non mi decido ancora a fare quel che già da tempo era necessario, ho le mie buone ragioni. Morirai solo quando non ci sarà un uomo così corrotto, così perduto, così simile a te da non ammettere che ho agito secondo la legge. Finché esisterà qualcuno che avrà il coraggio di difenderti, vivrai, sì, ma così come stai vivendo adesso: assediato dalle mie guardie, forti e numerose, che ti impediranno di attentare allo Stato. E poi, gli occhi, le orecchie di molti ti spieranno, ti sorveglieranno così come hanno fatto finora.
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Antiquitus Roma parvus vicus erat, ubi agricolae vivebant, contenti parvo; inter viros magna concordia erat, sed erga finitimos saepe pugnabant: strenui et duri incolae Romae terram magnam finitimorum magno animo armis petebant. Deinde Romae reges creati sunt: nonnulli boni, strenui et honesti erant, patriam contra inimicos tuebant, iustitia administrabant et aedificia publica nova et splendida aedificabant. Se postremo Tarquinius Superbus, Tuscus origine, iniquus erga Romanos erat, iniustus et avidus: tum Romani strenue e patria pellunt et Romam liberam reddunt. Post Tarquinium Roma numquam regnum est, sed respublica et boni viri, patricii appellati, officia et negotia administrabant; populus autem liber erat sed saepe in inopia vivebat, apud patricios plebei servi erant et in magnis villis acriter serviebant, agros colebant magnos, sed nihil habebant liberis et mulieribus. Quare, quia contenti non erant et saepe ne cibum quidem habebant, contra patricios rebellabant et agros relinquebant.
Anticamente Roma era piccolo villaggio, dove vivevano degli agricoltori, soddisfatti del poco; vi era grande armonia tra gli uomini, ma combattevano spesso contro i vicini: gli austeri e valorosi abitanti di Roma attaccavano in armi la grande terra dei vicini con grande coraggio. In seguito a Romavennero creati i re: alcuni erano probi, diligenti e onesti, proteggevano la patria contro i nemici, amministravano la giustizia e costruivano nuovi e sontuosi edifici pubblici. Ma da ultimo Tarquinio il Superbo, Tosco di origine, era iniquo nei confronti dei Romani, ingiusto e avido: allori i Romani prontamente lo cacciarono dalla patria e resero Roma libera. Dopo Tarquinio Roma non è mai più un regno, ma una repubblica e nobili uomini, chiamati patrizi, amministranvano le cariche e le funzioni pubbliche; il popolo era poi libero ma spesso viveva in povertà, presso i patrizi i plebei erano servi e servivano in grandi ville duramente, coltivavano grandi campi, ma non avevano nulla per i loro figli e per le loro donne. Perciò poiché non erano contenti e spesso non avevano nemmeno il cibo, si ribellavano contro i patrizi e abbandonavano i campi.