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Anguis vocabulum omnium serpentium genus quod plicari et contorqui potest; et inde anguis quod angulosus sit et numquam rcctus. ... Quorum tot venena quot genera, tot pernicies quot species, tot dolores quot colores habentur.
Anguis è vocabolo che si applica ad ogni genere di serpenti capaci di avvinghiarsi ed avvolgersi: si dice anguis in quanto angolosus ossia pieno di angoli e mai dritto. Gli angues furono sempre considerati dagli antichi come "geni", ovvero nomi tutelari, di un luogo da cui le parole di Persio: Dipingi due angues, ragazzi questo luogo è sacro. Il coluber è stato così denominato in quanto "colit umbras", il che significa "vive nell'ombra", ovvero poiché con il movimento sinuoso delle proprie spire, scivola lungo i sentieri detti "lubrici", ossia sdrucciolevoli: si dice infatti "Lubricus" tutto ciò che "labitur", ossia "scivola" quando lo si prende come un pesce o un serpente. Il serpente è stato denominato così perché "serpeggia" avvicinandosi senza farsi vedere e si trascina senza dare passi visibili, ma in virtù di movimenti impercettibili delle squame. Quelli che si appoggiano su quattro piedi come lucertole o gli "stiiiones" ovvero i gechi, non si chiamano serpenti, ma si chiamano rettili. D'altra parte i serpenti sono anche loro dei rettili, in quanto "reptant" ossia "strisciano", sul ventre e sul petto. I serpenti hanno tanti tipi di veleno quanti sono i loro generi, tante forme di far male quante sono le loro specie, tante possibilità di provocare dolore quanti sono i loro colori. (Isidoro)
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Dies dicti sunt a diis, quorum nomina Romani sideribus sacraverunt. .... quam Luciferum asserunt, quae inter omnia sidera plus lucis habet. Septimus ab stella Saturni.
I giorni sono assegnati dagli dei, i nomi dei quali i Romani hanno dedicato agli astri. Il primo giorno infatti lo hanno assegnato dal (nome del) Sole, che è il principale di tutte le stelle, come anche lo stesso giorno è il primo dei giorni che seguono. Il secondo dalla Luna, che è la più vicina al Sole per luminosità e grandezza, e che da quello riceve la luce. Il terzo dalla stella di Marte, che era chiamato Vespero. Il quarto dalla stella di Mercurio. Il quinto dalla stella di Giove. Il sesto dalla stella di Venere, che definiscono Lucifero, la quale ha più luce fra tutte le stelle. Il settimo dalla stella di Saturno.
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Nomen dictum quasi notamen, quod nobis vocabulo suo res notas efficiat. Nisi enim nomen scieris, cognitio rerum perit. Propria nomina dicta quia specialia sunt. Unius enim tantum personam significant. Species propriorum nominum quattuor sunt: praenomen, nomen, cognomen, agnomen. Praenomen dictum eo, quod nomini praeponitur, ut «Lucius, » «Quintus. » Nomen vocatum, quia notat genus, ut «Cornelius. » Cornelii enim omnes in eo genere. Cognomen, quia nomini coniungitur, ut «Scipio. » Agnomen vero quasi accedens nomen, ut «Metellus Creticus, » quia Cretam subegit. Extrinsecus enim venit agnomen ab aliqua ratione. Cognomentum autem vulgo dictum eo, quod nomini cognitionis causa superadiciatur, sive quod cum nomine est.
Il nome si dice che sia, per così dire, un’etichetta; infatti il nome con il suo vocabolo ci rende conosciute le cose. I nomi propri indicano l’identità di uno soltanto. I generi di nomi propri sono quattro: prenome, nome, cognome, soprannome. Il prenome si antepone al nome come “Lucio”, “Quinto”. Il nome indica la famiglia, come Cornelio; i Cornelii infatti si trovano tutti in quella famiglia. il cognome si congiunge al nome, come Scipione. Il soprannome in realtà è un nome che si aggiunge, come "Metello Cretico" il quale sottomise Creta. Il soprannome, infatti, arriva da fuori da una qualche ragione. Diversamente il cognome si aggiunge al nome per ragioni di riconoscibilità e sta insieme al nome.
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Isidoro di Siviglia Juventas Nova Mente, nove discere
"Civitas" è una moltitudine di uomini unita da un legame di aggregazione; prende il nome dai cittadini, cioè dagli stessi abitanti della città. Le stesse mura infatti sono la città, ma i sassi non sono la"civitas", ma gli abitanti. Gli antichi tracciavano il luogo della futura civitas con un solco, cioè con l'aratro. Catone afferma "colui che fonda una città nuova ara con un toro ed una vacca; avrà arato per la città, costruirà un muro". Perciò la città era poi circondata dai cittadini con un muro, il l genere diverso di buoi stava a significare un miscuglio di famiglie. Una cittadella è un luogo recintato da mura : infatti, dapprima gli uomini erano nudi ed indifesi e non avevano una protezione contro le fiere, non avevano un rifugio per il freddo e per il caldo e non erano essi stessi tra di loro sufficientemente sicuri dagli uomini. Per la naturale cura di sé infine ricoprirono le capanne con foglie e canne: così la vita di questi ottenne una difesa. Questa è l'origine degli insediamenti.
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Dicenda sunt quoque summissa leniter, incitata graviter, inflexa moderate. Hoc est enim illud trimodum genus dicendi: humile, medium, grandiloquum. ... Utenda tamen verba in summisso genere sufficientia, in temperato splendentia, in grandi vehementia.
Si deve discorrere anche di cose semplici con tono dolce, di cose contorte in modo rigoroso, di cose complicate con un tono temperato. E' infatti questo quel modo di discorrere di tre stili: l'umile, il medio, il solenne. Infatti, quando affermiamo argomenti importanti, bisogna discorrerli in modo solenne; quando (sono) cose di poco conto, in modo semplice; quando (sono) cose mediocri, con misura. Nelle questioni insignificanti infatti non bisogna dire niente in modo solenne, niente in modo sublime, ma bisogna parlare in maniera umile e prosaica. Nelle questioni, invece, più importanti, dove discorriamo su Dio o sulla salvezza degli uomini, è necessario ostentare maggiore solennità e splendore. Negli argomenti, invece, di natura bassa, dove niente è trattato affinché sortisca un effetto, ma soltanto affinché l'ascoltatore sia compiaciuto, tra entrambi è necessario parlare con misura: ma anche se uno parli di argomenti alti, tuttavia non deve insegnare con solennità, ma in modo modesto, quando insegna; in modo misurato, quando loda o biasima qualcuno; in modo elevato, quando incita gli animi ostili alla conversione. Ciononostante nello stile basso bisogna adoperare parole bastevoli, nello stile medio parole splendenti, nello stile solenne parole impetuose.