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Δοκει δ' εμοιγε και τοδε μονος ανθρωπων επιδειξαι, οτι η μεν του σωματος ισχυς γηρασκει, η δε της ψυχης ρωμη των αγαθων ανδρων αγηρατος εστιν. Εκεινος γουν ουκ απειπε μεγαλην και καλην εφιεμενος δοξαν, ει και μη το σωμα φερειν ηδυνατο την της ψυχης αυτου ρωμην. Τοιγαρουν ποιας ου νεοτητος χρειττον το εκεινου γηρας εφανη; Τις μεν γαρ τοις εχθροις ακμαζων ουτω φοβερος ην ως Αγησιλαος το μηκιστον του αιωνος εχων; Τινος δ' εκποδον γενομενου μαλλον εσθησαν οι πολεμιοι η Αγησιλαου καιπερ γηραιου τελευτησαντος; Τις δε συμμαχοις θαρρος παρεσχεν οσον Αγησιλαος, καιπερ ηδη προς τω στοματι του βιου ων; Τινα δε νεον οι φιλοι πλεον εποθησαν η Αγησιλαον γηραιον αποθανοντα; Ουτω δε τελεως ο ανηρ τη πατριδι ωφελιμος ον διεγενετο ως και τετελευτηκως ηδη ετι μεγαλειως ωφελων την πολιν εις την αιδιον οικησιν κατηγαγετο, μνημεια μεν της εαυτου αρετης ανα πασαν την γην κτησαμενος, της δε βασιλικης ταφης εν τη πατριδι τυχων.
Mi sembra anche che (ἐμοί raff. ἐμοιγε dat. di ἐγώ) egli solo fra gli uomini abbia dato prova (ἐπιδείκνυμι infinito aoristo) che la forza del corpo invecchia, mentre la forza d'animo degli uomini (ἀνήρ, ἀνδρός) veri (e) buoni è eterna: quello appunto non si stancò di (part. pres. Ἐφίημι) andare verso una grande e buona fama, finché (ἔστε) il (sott. suo) corpo (imperf. di δύναμαι) era in grado di tollerare la forza del suo animo. Proprio per questo (τοιγαροῦν=proprio perciò) non di qualsiasi giovinezza la sua vecchiaia sembrò migliore (φαίνω aoristo 3a sing)? Chi infatti, che era in pieno vigore, era così temibile per nemici quanto Agesilao che aveva il massimo (τὸ μέγιστον) dell'età? I nemici di chi, furono più (ἥσθησαν=ἥδω, ἥδομαι aor. pass. 3a pl. ) felici di quelli di Agesilao quando egli fu fuori dai piedi (ἐκποδών), sebbene morto di vecchiaia? Chi offrì (παρέσχεν=παρέχω aoristo 3a sing. ) agli alleati un motivo di fiducia θάρσος (neutro acc. ) quanto Agesilao, benchè fosse già al termine (τῷ στόματι) della (sua) vita? Gli amici, quale giovane rimpiansero (ἐπόθησαν aor. 3a pl di ποθέω) quanto Agesilao (nonostante fosse) morto vecchio? Così visse (διαγίγνομαι), quell'uomo che fu assolutamente utile alla patria come anche quando già morto arricchendo (ὠφελέω part. pres. ) enormemente la città giunse (aor. Κατάγω) nella dimora eterna dopo essersi procurato (κτάομαι part. aor. ) su tutta la terra monumenti della sua virtù ma (δὲ) trovando nella patria una sepoltura degna di un re.
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Analisi grammaticale di questo brano
Versione tratta da Senofonte
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Πρωτον μεν δει εχθρον υπειληφεναι της πολιτειας και της δημοκρατιας αδιαλλακτον Φιλιππον·... τον δε των εργων παρα του στρατηγου.
In primo luogo bisogna (δεῖ) ritenere (ὑπολαμβάνω) Filippo un nemico irriconciliabile (ἀδιάλλακτος -ον) dello stato e della democrazia: se infatti non sarete convinti di questo nei vostri animi, non (ἐθέλω) vorrete adoperarvi per (queste) le faccende gravi; come seconda cosa bisogna [vedi δεῖ della prima riga] che appaia chiaramente che tutte le cose che (Filippo) tratta (πραγμᾰτεύομαι) e che s'inventa (κατασκευάζω ) vengono preparate ora contro la nostra città e che dove qualcuno lo allontana (lett. combatte quello), là combatte per noi. [...] Che cosa è dunque prorpio degli uomini che pensano bene? Definere, rendenrsi conto e superare queste cose, mettere da parte (ἀποτίθημι) questa eccessiva e inguaribile indifferenza, portare beni e chiedendo alleati, e badare e fare in modo che rimanga unito quest'esercito ora costituito, come quello ha una forza pronta, che può far del male e assoggettare tutti quanti i Greci, così voi abbiate pronta una forza capace di salvare e portare aiuto a tutti. Non è infatti possibile che voi, valendovi di soccorsi, non facciate mai nulla delle cose che occorre fare, ma allestendo un esercito e fornendo a questo il vitto necessario e dispensieri pubblici e, come è possibile che si eserciti il più accurato controllo dei denari, così operando, bisogna richiedere a costoro il conto delle spese e quello delle imprese per il generale.
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Οι δε Λακεδαιμονιοι, Κρατησιππιδα της νααρχιας παρεληλυθυιας, Λυσανδρον εξεπεμψαν ναυαρχον... επεστειλεν αυτω αλλα ποιειν. (Senofonte)
Non molto prima di questi avvenimenti, gli Spartani mandarono Lisandro a sostituire Cratesippida, la cui carica di navarco era scaduta. Arrivato a Rodi, Lisandro vi prese delle navi e proseguì per Cose Mileto, quindi per Efeso, dove rimase con settanta navi fino all'arrivo di Ciro a Sardi. Quando vi giunse, andò da lui con gli ambasciatori di Sparta. Accusarono allora Tissaferne per ciò che aveva commesso e a Ciro chiesero di mostrare tutto il suo impegno nella guerra. Ciro rispose che queste erano proprio le istruzioni ricevute dal padre e anche le sue intenzioni e che quindi avrebbe fatto tutto quanto richiesto; aveva portato con sé cinquecento talenti, ma, se non fossero bastati, avrebbe utilizzato anche il denaro datogli dal padre a titolo personale; se poi non fosse stato sufficiente neppure questo, avrebbe fatto a pezzi persiane il trono su cui era seduto, dato che era d'oro e d'argento. Essi lodarono le sue parole e lo invitarono a fissare a una dracma attica la paga di ogni marinaio, spiegando che, se fosse stata questa la cifra, i marinai ateniesi avrebbero disertato e lui avrebbe speso meno. Ciro rispose che ciò che dicevano era giusto, ma che non gli era possibile agire in modo diverso da come il Re gli aveva comandato
Ulteriore proposta di TRADUZIONE
navarco per Cratesippida, mandarono Lisandro come navarco. Quello essendo giunto a Rodi ed avendo preso da lì delle navi, navigò verso Kos e Mileto e da lì verso Efeso e rimase lì avendo 70 navi, finchè Ciro giunse a Sardi. Dopo che giunse [lett. "dopo che giungeva"], [sott. Lisandro] si recò da quello con gli ambasciatori da Sparta. Allora dunque (...) domandavano a Ciro che si preparasse alla guerra [lett. "di diventare prontissimo alla guerra"]. Ciro disse che il padre aveva ordinato queste cose ed egli stesso non la pensava diversamente [lett. "non pensava altre cose"], ma avrebbe compiuto tutte le cose. [Disse] che veniva portando 500 talenti; qualora questi non fossero stati sufficienti [lett. "fossero mancati"], disse che avrebbe utilizzato i propri personali, che il padre aveva dato [lett. "diede"] a lui. Qualora anche questi [sott. fossero venuti a mancare] [sott. disse che] avrebbe fatto a pezzi il trono sul quale sedeva, che era d'argento e d'oro. Quelli lodavano queste cose ed invitavano quello ad assegnare ai marinai [lett. "al marinaio"] una dracma attica, spiegando che, qualora lo stipendio fosse stato quello, i marinai degli Ateniesi avrebbero abbandonato le navi [lett. "abbandoneranno" = riporta il discorso diretto di Lisandro] ed egli [cioè Ciro] avrebbe speso meno ricchezze. Quegli [= Ciro] disse che loro parlavano bene e che non era possibile per lui fare altro, a fronte delle cose che il re [gli] aveva ordinato [lett. "ordinò"].
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Καιτοι τι δηποτ', ω ανδρες Αθηναιοι, νομιζετε την μεν των Παναθηναιων εορτην και την των Διονυσιων...αδριορθωτα, αορισθ' απαντα.
E per quale motivo mai, o Ateniesi, pensate che le feste delle Panatenee e delle Dionisie si svolgano sempre alla data giusta, siano competenti o comuni cittadini coloro che vengono designati dalla sorte a provvedere alla loro organizzazione - e per tali feste si spende tanto denaro quanto neppure per una sola delle vostre spedizioni, e si impiegano uomini e mezzi in quantità tale che non so sequalche altra impresa ne possa disporre in ugual misura -, mentre le spedizioni vi arrivano sempre in ritardo, a Metone come a Pagase come a Potidea? Perché tutte quelle feste sono state ben regolate da una legge, e ciascuno di voi sa con largo anticipo chi sarà il corego o il ginnasiarca della sua tribù, e quando deve operare, e che cosa deve fare, e con quali contributi e ottenuti da chi: in questo campo non c'è nulla di improvvisato o di indeterminato, nulla è trascurato. Al contrario, per quanto riguarda la guerra e i suoi preparativi, tutto è in preda al disordine, all'improvvisazione, alla confusione.
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πάντων γὰρ ἀθλιώτατος ἂν γενοίμην, ἰ φυγὰς ἀδίκως καταστήσομαι, ἄπαις μὲν ὢν καὶ μόνος, ἐρήμου δὲ τοῦ οἴκου γενομένου, μητρὸς δὲ πάντων ἐνδεοῦς, πατρίδος δὲ τοιαύτης ἐπ᾽ αἰσχίσταις στερηθεὶς αἰτίαις, πολλὰς μὲν ναυμαχίας ὑπὲρ αὐτῆς νεναυμαχηκώς, πολλὰς δὲ μάχας μεμαχημένος, κόσμιον δ᾽ ἐμαυτὸν καὶ ἐν δημοκρατίᾳ καὶ ἐν ὀλιγαρχίᾳ παρασχών. ἀλλὰ γάρ, ὦ βουλή, ταῦτα μὲν ἐνθάδε οὐκ οἶδ᾽ ὅ τι δεῖ λέγειν: ἀπέδειξα δ᾽ ὑμῖν ὡς οὐκ ἐνῆν σηκὸς ἐν τῷ χωρίῳ, καὶ μάρτυρας παρεσχόμην καὶ τεκμήρια. ἃ χρὴ μεμνημένους διαγιγνώσκειν περὶ τοῦ πράγματος, καὶ ἀξιοῦν παρὰ τούτου πυθέσθαι ὅτου ἕνεκα, ἐξὸν ἐπ᾽ αὐτοφώρῳ ἐλέγξαι, τοσούτῳ χρόνῳ ὕστερον εἰς τοσοῦτόν με κατέστησεν ἀγῶνα, καὶ μάρτυρα οὐδένα παρασχόμενος ἐκ τῶν λόγων ζητεῖ πιστὸς γενέσθαι
Sarai infatti il più sventurato di tutti, se mi trovassi ingiustamente esule, poiché io sono senza figli e solo, visto che poi la casa diventerebbe vuota, e mia madre sarebbe priva di tutto, essendo poi stato privato di una tale patria per accuse assai infamanti, dopo aver combattuto per lei molte battaglie navali, e dopo aver affrontato molti combattimenti ed essendo mi comportato da cittadino esemplare sia in regime democratico sia in oligarchia..(continua)