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Posteaquam imperio omnium gentium constituto diuturnitas pacis otium confirmavit, nemo fere laudis cupidus adulescens non sibi ad dicendum studio omni enitendum putavit; ac primo quidem totius rationis ignari, qui neque exercitationis ullam vim neque aliquod praeceptum artis esse arbitrarentur, tantum, quantum ingenio et cogitatione poterant, consequebantur; post autem auditis oratoribus Graecis cognitisque eorum litteris adhibitisque doctoribus incredibili quodam nostri homines discendi studio flagraverunt. Excitabat eos magnitudo, varietas multitudoque in omni genere causarum, ut ad eam doctrinam, quam suo quisque studio consecutus esset, adiungeretur usus frequens, qui omnium magistrorum praecepta superaret; erant autem huic studio maxima, quae nunc quoque sunt, exposita praemia vel ad gratiam vel ad opes vel ad dignitatem; ingenia vero, ut multis rebus possumus iudicare, nostrorum hominum multum ceteris hominibus omnium gentium praestiterunt.
Dopo che costituito l'impero di tutte le genti la durevolezza della pace rinsaldò l'ozio, quasi nessun adolescente desideroso di lode non ritenne di dover splendere con ogni zelo per la retorica; e in verità inizialmente ignari dell'intero raziocinio, da ritenere che non ci fosse né alcuna forza dell'esercitazione né qualche precetto dell'arte, conseguivano tanto, quanto potevano grazie all'ingegno e al pensiero; poi in verità ascoltate le orazioni greche e conosciute le loro lettere e fatti intervenire i dottori i nostri uomini s'infervorarono da un certo incredibile desiderio di apprendere. La grandezza li eccitava, la varietà e la moltitudine in ogni genere di cause, così che a quella dottrina, che ognuno con il proprio studio avrebbe potuto conseguire, si unì la pratica frequente, da superare i precetti di tutti i maestri; in questo studio c'erano in verità le massime cose, che ancora oggi vi sono, i premi esposti o per il favore popolare o per influenza politica o per cariche politiche; in verità, gli ingegni, come possiamo giudicare in molte cose, dei nostri uomini superarono di molto tutti gli altri uomini di tutte le genti.
(By Maria D. )
Versione tratta da Cicerone
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Venio nunc ad istius, quem ad modum ipse appellat, studium, ut amici eius, morbum et insaniam, ut Siculi, latrocinium; ego quo nomine appellem nescio. Nego in Sicilia tota, tam locupleti, tam vetere provincia, tot oppidis, tot familiis tam copiosis, ullum argenteum vas, ullum Corinthium aut Deliacum fuisse, ullam gemmam aut margaritam, quicquam ex auro aut ebore factum, signum ullum aeneum, marmoreum, eburneum, nego ullam picturam neque in tabula neque in textili, quin conquisierit, inspexerit, quod placitum sit, abstulerit. Magnum videor dicere: attendite etiam, quem ad modum dicam. Non enim verbi neque criminis augendi causā complector omnia: cum dico nihil istum eius modi rerum in tota provincia reliquisse, Latine me scitote, non accusatorie loqui. Etiam planius: nihil in aedibus cuiusquam, ne in hospitis quidem, nihil in locis communibus, ne in fanis quidem, nihil apud Siculum, nihil apud civem Romanum, denique nihil istum, quod ad oculos animumque acciderit, neque privati neque publici neque profani neque sacri tota in Sicilia reliquisse.
Giungo ora, come egli stesso definisce, al desiderio di questo, come gli amici di costui, malattia e follia, come i Siculi, latrocinio; io non so con che nome dovrei definirlo. Dico che nell'intera Sicilia, una provincia tanto ricca, tanto antica, con tante città, con famiglie tanto ben fornite, non vi fu alcun vaso d'argento, alcun vaso corinzio o delfico, alcuna gemma o pietra preziosa, non era stato realizzato alcuna cosa d'oro o d'avorio, alcuna statua di bronzo, di marmo, d'avorio, dico che non fu portato via alcun dipinto né su un quadro né sulla tela, da ricercare, da osservare, ciò che sia gradito. sembra di dire troppo: fate attenzione, a come dirò. Infatti per non aggiungere né parola né crimine abbraccio ogni cosa: quando sostengo che costui non ha lasciato nulla di tal genere di cose in tutta la provincia, sappiate che io (parlo) in latino, che non parlo da accusatore. Ancor più chiaramente: non è stato lasciato nulla nelle dimore di ciascuno, neppure di un ospite, niente nei luoghi comuni, neppure nei santuari, niente presso il siculo, niente presso il cittadino romano, insomma costui non ha lasciato nulla, che sia giunto allo sguardo e all'animo, né di privato né di pubblico né di profano e né di sacro in tutta la Sicilia.
(By Maria D. )
ULTERIORE PROPOSTA DI TRADUZIONE
Vengo ora a quella che costui (Verre), come egli stesso (la) chiama, (è) una passione, come (la chiamano) i suoi amici, (una) malattia e (una) follia, come (la chiamano) i Siculi, (un) latrocinio; io non so con quale nome (la) dovrei chiamare; vi esporrò il fatto, voi pesatelo dal suo peso, non (dal peso) del nome. Prima conoscete il genere (dei fatti) stesso, o giudici; poi forse non vi chiederete molto con quale nome voi pensiate (che) si debba chiamare. Nego che in tutta la Sicilia, provincia così ricca, così antica, (con) tante città, (con) tante famiglie così facoltose, sia esistito alcun vaso d'argento, alcun (vaso) Corinzio o Delio, alcuna gemma o perla, alcunché fatto d'oro o d'avorio, alcuna statua di bronzo, di marmo, d'avorio, nego che sia esistita alcuna pittura né su tavola né su tessuto che (Verre) non abbia ricercato, ispezionato, (e) portato via ciò che gli fosse piaciuto. Sembro dire (una cosa) grossa: fate attenzione anche a in quale modo (la) dirò. Infatti non elenco (lett. abbraccio) ogni cosa allo scopo di gonfiare la parola o l'accusa: quando dico che costui non ha lasciato nulla di cose di tal genere in tutta la provincia, sappiate che io parlo letteralmente (in Latino), non da accusatore. Ancora più chiaramente: (dico che) costui non ha lasciato nulla nelle case di alcuno, neppure (in quelle) di un ospite, nulla nei luoghi pubblici, neppure nei templi, nulla presso un Siculo, nulla presso un cittadino Romano, infine (dico che) costui non ha lasciato in tutta la Sicilia nulla che (gli) sia capitato sotto gli occhi e all'attenzione, né (nulla) di privato, né di pubblico, né di profano, né di sacro.
(By Star)
ANALISI GRAMMATICALE
Venio: Verbo veniō, vĕnis, veni, ventum, vĕnīre (IV coniugazione). Indicativo presente, I persona singolare, attivo.
nunc: Avverbio di tempo.
ad: Preposizione (regge l'accusativo).
istius: Pronome dimostrativo, genitivo maschile singolare. (iste, ista, istud)
quem ad modum: Locuzione avverbiale ("come").
ipse: Pronome determinativo, nominativo maschile singolare. Soggetto. (ipse, ipsa, ipsum)
appellat: Verbo appellō, appellas, appellavi, appellatum, appellāre (I coniugazione). Indicativo presente, III persona singolare, attivo.
studium: Sostantivo neutro, accusativo singolare, II declinazione. Complemento di moto a luogo (fig.). (studium, studii)
ut: Avverbio/Congiunzione comparativa.
amici: Sostantivo maschile, nominativo plurale, II declinazione. Soggetto (sottinteso appellant). (amicus, amici)
eius: Pronome dimostrativo, genitivo singolare. (is, ea, id)
morbum: Sostantivo maschile, accusativo singolare, II declinazione. Apposizione. (morbus, morbi)
et: Congiunzione coordinante copulativa.
insaniam: Sostantivo femminile, accusativo singolare, I declinazione. Apposizione. (insania, insaniae)
ut: Avverbio/Congiunzione comparativa.
Siculi: Sostantivo maschile, nominativo plurale, II declinazione. Soggetto (sottinteso appellant). (Siculus, Siculi)
latrocinium: Sostantivo neutro, accusativo singolare, II declinazione. Apposizione. (latrocinium, latrocinii)
ego: Pronome personale, nominativo singolare. Soggetto. (ego, mei)
quo: Aggettivo interrogativo, ablativo neutro singolare. Attributo di nomine. (qui, quae, quod)
nomine: Sostantivo neutro, ablativo singolare, III declinazione. Ablativo di mezzo/denominazione. (nomen, nominis)
appellem: Verbo appellō, appellas, appellavi, appellatum, appellāre (I coniugazione). Congiuntivo presente, I persona singolare, attivo (interrogativa indiretta/dubitativa).
nescio: Verbo nesciō, nescis, nescivi, nescitum, nescīre (IV coniugazione). Indicativo presente, I persona singolare, attivo.
rem: Sostantivo femminile, accusativo singolare, V declinazione. Oggetto. (res, rei)
vobis: Pronome personale, dativo plurale. Dativo di termine. (vos, vestrum)
proponam: Verbo prōpōnō, prōpōnis, proposui, propositum, prōpōnĕre (III coniugazione). Indicativo futuro semplice, I persona singolare, attivo.
vos: Pronome personale, nominativo plurale. Soggetto. (vos, vestrum)
eam: Pronome personale, accusativo femminile singolare. Oggetto. (is, ea, id)
suo: Aggettivo possessivo, ablativo neutro singolare, I classe. Attributo di pondere. (suus, sua, suum)
non: Avverbio di negazione.
nominis: Sostantivo neutro, genitivo singolare, III declinazione. (nomen, nominis)
pondere: Sostantivo neutro, ablativo singolare, III declinazione. Ablativo di stima/mezzo. (pondus, ponderis)
penditote: Verbo pendō, pendis, pependi, pensum, pendĕre (III coniugazione). Imperativo futuro, II persona plurale, attivo.
Genus: Sostantivo neutro, accusativo singolare, III declinazione. Oggetto. (genus, generis)
ipsum: Pronome determinativo, accusativo neutro singolare. Attributo di Genus. (ipse, ipsa, ipsum)
prius: Avverbio.
cognoscite: Verbo cognoscō, cognoscis, cognovi, cognitum, cognoscĕre (III coniugazione). Imperativo presente, II persona plurale, attivo.
iudices: Sostantivo maschile, vocativo plurale, III declinazione. (iudex, iudicis)
deinde: Avverbio.
fortasse: Avverbio.
non magno opere: Locuzione avverbiale ("non molto").
quaeretis: Verbo quaerō, quaeris, quaesii, quaesitum, quaerĕre (III coniugazione). Indicativo futuro semplice, II persona plurale, attivo.
quo: Aggettivo interrogativo, ablativo neutro singolare. Attributo di nomine. (qui, quae, quod)
id: Pronome dimostrativo, nominativo neutro singolare. Soggetto (dell'interrogativa indiretta).
nomine: Sostantivo neutro, ablativo singolare, III declinazione. Ablativo di mezzo. (nomen, nominis)
appellandum: Gerundivo di appellō, nominativo neutro singolare. Parte nominale della perifrastica passiva (sottinteso esse).
putetis: Verbo putō, putas, putavi, putatum, putāre (I coniugazione). Congiuntivo presente, II persona plurale, attivo (interrogativa indiretta).
Nego: Verbo negō, negas, negavi, negatum, negāre (I coniugazione). Indicativo presente, I persona singolare, attivo.
in Sicilia tota: Complemento di stato in luogo.
tam locupleti, tam vetere provincia: Apposizione con ablativi di qualità.
tot oppidis, tot familiis tam copiosis: Ablativi di qualità/circostanza.
ullum argenteum vas: Soggetto della proposizione infinitiva. ullum (agg.) argenteum (agg.) vas (sost. neutro, acc. sing. III decl.).
ullum Corinthium: Soggetto della proposizione infinitiva. ullum (agg.) Corinthium (sost. neutro, acc. sing. II decl.).
aut Deliacum: Soggetto della proposizione infinitiva. aut (cong.) Deliacum (sost. neutro, acc. sing. II decl.).
fuisse: Verbo sum, es, fui, esse. Infinito perfetto, attivo (verbo dell'infinitiva).
ullam gemmam: Soggetto della proposizione infinitiva. ullam (agg.) gemmam (sost. fem., acc. sing. I decl.).
aut margaritam: Soggetto della proposizione infinitiva. aut (cong.) margaritam (sost. fem., acc. sing. I decl.).
quicquam: Pronome indefinito, accusativo neutro singolare. Soggetto della proposizione infinitiva. (quisquam, quicquam)
ex auro aut ebore: Complemento di materia.
factum: Participio perfetto di faciō, accusativo neutro singolare. Attributo di quicquam. (factus, facta, factum)
signum ullum aeneum, marmoreum, eburneum: Soggetto della proposizione infinitiva.
nego: Verbo negō (vedi sopra).
ullam picturam: Soggetto della proposizione infinitiva. ullam (agg.) picturam (sost. fem., acc. sing. I decl.).
neque in tabula neque in textili: Complemento di stato in luogo (correlativo).
fuisse: Verbo sum. Infinito perfetto, attivo (verbo dell'infinitiva).
quin: Congiunzione (introduce una consecutiva-negativa).
conquisierit: Verbo conquīrō, conquīris, conquisivi, conquisitum, conquīrĕre (III coniugazione). Congiuntivo perfetto, III persona singolare, attivo.
inspexerit: Verbo inspiciō, inspicis, inspexi, inspectum, inspicĕre (coniugazione mista). Congiuntivo perfetto, III persona singolare, attivo.
quod: Pronome relativo, nominativo neutro singolare. Soggetto.
placitum sit: Verbo placeō, places, placuit, placitum est (II coniugazione). Congiuntivo perfetto, III persona singolare, passivo (impersonale o concordato).
abstulerit: Verbo aufero, aufers, abstuli, ablatum, auferre (verbo anomalo). Congiuntivo perfetto, III persona singolare, attivo.
Magnum: Aggettivo sostantivato, accusativo neutro singolare, I classe. Oggetto. (magnus, magna, magnum)
videor: Verbo videor, vidēris, visus sum, vidēri (II coniugazione, deponente). Indicativo presente, I persona singolare (costruzione personale).
dicere: Verbo dīcō, dīcis, dixi, dictum, dīcĕre (III coniugazione). Infinito presente, attivo.
attendite: Verbo attendō, attendis, attendi, attentum, attendĕre (III coniugazione). Imperativo presente, II persona plurale, attivo.
etiam: Avverbio.
quem ad modum: Locuzione avverbiale ("in quale modo").
dicam: Verbo dīcō, dīcis, dixi, dictum, dīcĕre (III coniugazione). Congiuntivo presente, I persona singolare, attivo (interrogativa indiretta).
Non: Avverbio di negazione.
enim: Congiunzione esplicativa.
verbi: Sostantivo neutro, genitivo singolare, II declinazione. (verbum, verbi)
neque: Congiunzione (correlativa).
criminis: Sostantivo neutro, genitivo singolare, III declinazione. (crimen, criminis)
augendi: Gerundivo (genitivo neutro singolare) di augeō. (augendus, augenda, augendum)
causa: Sostantivo femminile, ablativo singolare, I declinazione. Complemento di fine (posposto).
complector: Verbo deponente complector, complectĕris, complexus sum, complecti (III coniugazione). Indicativo presente, I persona singolare.
omnia: Aggettivo sostantivato, accusativo neutro plurale, II classe. Oggetto. (omnis, omnis, omne)
cum: Congiunzione temporale.
dico: Verbo dīcō, dīcis, dixi, dictum, dīcĕre (III coniugazione). Indicativo presente, I persona singolare, attivo.
nihil: Pronome indefinito, accusativo neutro singolare. Oggetto dell'infinitiva.
istum: Pronome dimostrativo, accusativo maschile singolare. Soggetto della proposizione infinitiva. (iste, ista, istud)
eius modi: Locuzione genitiva ("di tal genere").
rerum: Sostantivo femminile, genitivo plurale, V declinazione. Genitivo partitivo. (res, rei)
in tota provincia: Complemento di stato in luogo.
reliquisse: Verbo relinquō, relinquis, reliqui, relictum, relinquĕre (III coniugazione). Infinito perfetto, attivo.
Latine: Avverbio.
me: Pronome personale, accusativo singolare. Soggetto della proposizione infinitiva (retta da scitote).
scitote: Verbo sciō, scis, scivi, scitum, scīre (IV coniugazione). Imperativo futuro, II persona plurale, attivo.
non: Avverbio di negazione.
accusatorie: Avverbio.
loqui: Verbo deponente loquor, loquĕris, locutus sum, loqui (III coniugazione). Infinito presente.
Etiam planius: Avverbio (grado comparativo).
nihil: Pronome indefinito, accusativo neutro singolare. (Soggetto/oggetto dell'infinitiva reliquisse sottintesa).
in: Preposizione (regge l'ablativo).
aedibus: Sostantivo femminile, ablativo plurale, III declinazione. Complemento di stato in luogo. (aedes, aedis)
cuiusquam: Pronome indefinito, genitivo singolare. (quisquam, quicquam)
ne... quidem: Locuzione avverbiale ("neppure").
in hospitis: (sottinteso aedibus). Complemento di stato in luogo.
nihil in locis communibus: "nulla nei luoghi pubblici".
ne in fanis quidem: "neppure nei templi".
nihil apud Siculum: "nulla presso un Siculo".
nihil apud civem Romanum: "nulla presso un cittadino Romano".
denique: Avverbio.
nihil: Pronome indefinito, accusativo neutro singolare. Oggetto dell'infinitiva.
istum: Pronome dimostrativo, accusativo maschile singolare. Soggetto della proposizione infinitiva. (iste, ista, istud)
quod: Pronome relativo, nominativo neutro singolare. Soggetto.
ad: Preposizione (regge l'accusativo).
oculos: Sostantivo maschile, accusativo plurale, II declinazione. (oculus, oculi)
animumque: animum (sostantivo maschile, accusativo singolare, II declinazione - animus, animi) -que (congiunzione enclitica).
acciderit: Verbo accidō, accidis, accidi, accidĕre (III coniugazione). Congiuntivo perfetto, III persona singolare, attivo (relativa consecutiva).
neque privati: neque (cong.) privati (aggettivo, genitivo neutro singolare, I classe). Genitivo partitivo (retto da nihil).
neque publici: Genitivo partitivo.
neque profani: Genitivo partitivo.
neque sacri: Genitivo partitivo.
tota in Sicilia: Complemento di stato in luogo.
reliquisse: Verbo relinquō, relinquis, reliqui, relictum, relinquĕre (III coniugazione). Infinito perfetto, attivo.
Versione tratta da Cicerone
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Aemilius Paulus, prorogato consulatu, ineunte vere in Ligures ad eorum seditionem sedandam exercitum induxit. Simul ac in hostium finibus castra posuit, legati ad eum pacis petendae causa venerunt. Cum Paulus respondisset, si de pace agere vellent, eis antěa arma deponenda atque obsides tradendos esse, legati condiciones non recusaverunt sed tempus ad Ligorum principibus persuadendum petierunt. Ad hoc cum indutiae decem dierum datae essent, petierunt deinde ne trans montes proximos castris pabulatum atque lignatum Romanorum milites irent. Quod cum Ligures impetraverunt, post eos ipsos montes, unde averterant hostes, exercitu omni coacto, repente multitudine ingenti Romanorum castra oppugnare coeperunt. Summa vi totum diem oppugnaverunt, ita ut Romanis nec efferendi signa tempus esset nec ad explicandam aciem spatium (esset). Conferti ante portas, obstando magis quam pugnando castra tutabantur. Sub occasum solis, cum recessissent hostes, Paulus duos equites Pisas ad Gn. Baebium proconsulem, ad auxilium petendum, mittit.
Emilio Paolo, prorogato il consolato, al cominciar della primavera condusse l’esercito presso il territorio dei Liguri per sedare la loro ribellione. Non appena pose l’accampamento nei confini dei nemici, giunsero gli ambasciatori presso di lui per chiedere la pace. Paolo avendo risposto che, se avessero voluto agire per la pace, loro avrebbero dovuto deporre prima le armi e consegnare gli ostaggi, gli ambasciatori non rifiutarono le condizioni ma chiesero tempo per persuadere i principi dei Liguri. In vista di ciò essendo stata concessa una tregua di dieci giorni, chiesero poi che i soldati romani non andassero al di là dei monti più vicini con l’accampamento per foraggiare e far legna. Quando i Liguri ottennero ciò, dietro a questi stessi monti, da dove i nemici avevano deviato, radunato tutto l’esercito, iniziarono improvvisamente con un ingente moltitudine di Romani ad attaccare l’accampamento. Attaccarono con grandissima forza per l’intero giorno, così che i Romani non ebbero il tempo di portar fuori le insegne né lo spazio per spiegare l’esercito in ordine di battaglia. Serrati dinanzi alle porte, opponendosi più che combattendo proteggevano l’accampamento. Al tramontar del sole, essendosi allontanati i nemici, Paolo inviò (presente storico) due cavalieri a Pisa presso il proconsole Gn. Bebio, a chiedere aiuto.
(by Maria D.)
Versione tratta da Livio
Grammatica contenuta in questa versione
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Romani in dearum numero Iunonem, Cererem...progenitoris, mater erat.
Romani nel gruppo delle dee consideravano Giunone, Cerere Diana e Venere. Gli altari di Giunone erano soprattutto ornati dalle matrone con fiori e fronde, perché la consideravano tutela e protettrice delle madri di famiglia; in onore di Giunone venivano celebrate le feste delle matrone alle calende di marzo. La dea era soprannominata anche moneta, perché dava benevolmente ai romani moniti e buoni consigli. Cerere, inventrice del frumento, presidiava l'agricoltura e e custodiva la pace: infatti durante la pace la terra produce frutti rigogliosi, gli armenti splendono, gli alberi fanno crescere abbondanti frutti e le larghe viti fanno crescere i grappoli d'uva. Cerere era la madre di Proserpina, moglie di Plutone, Regina degli Inferi. A protezione della fanciulla Diana, sorella di Apollo, c'erano i cacciatori: la dea, armata di faretra e fionde, errava nei boschi con una folla di cani da caccia e faceva uscire fuori le fiere dalle tane; presso l'antico santuario nel campo Aricino veniva chiamata Diana dei boschi. Venere, la dea del piacere e dell'amore, era reputata la genitrice della gente romana, perché era la madre di Enea, progenitore dei Romani.
(By Maria D. )
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Cum populo mors regis nuntiata esset...custodiri desitus est.
Essendo annunciata la morte del re al popolo, vi successe senza votazione del popolo Servio Tullio. In effetti in quel periodo si soleva eleggere il re attraverso i comizi. A ciò si aggiungeva il fatto che si diceva che a lui, ancora neonato, posto nella culla, sopra il capo arse una fiamma. Da lui s'iniziò a fare per la prima volta il censimento celebrò il sacrificio conclusivo del censimento, tramite il quale si dice che ottantamila uomini erano chiamati ad esprimere un parere. Allargò il pomerio (appezzamento di terra consacrato e lasciato libero), aggiunse il colle Quirinale, Viminale, Esquilino alla città. Costruì con i latini il tempio di Diana nell'Aventino. Alla fine fu ucciso da Lucio Tarquinio, figlio di Prisco, sotto suggerimento di sua figlia Tullia, dopo che regnò 49 anni. Si dice che Tullia già prima aveva ucciso suo marito per poter sposare Lucio Tarquinio. Lucio Tarquinio, che fu soprannominato il superbo, invase il regno né per ordine dei senatori né del popolo, e non smise mai di farsi proteggere dagli armati.
(By Maria D. )
Versione tratta dalle Periochae di Tito Livio