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Hunni ita victu sunt asperi, ut neque igni neque saporatis cibis indigeant, sed radicibus herbarum agrestium... saepe desciscant, itidemque eos sibi reconcilient.
Lectio Facilior 2 versione A pagina 181
Il tenore di vita degli Unni è talmente rigido, che non hanno bisogno né di cibi cotti, né conditi, ma si alimentano di radici, di erbe campestri e di carne semicruda di qualsiasi tipo di bestiame. Nessuno presso di loro ara né tocca mai il manico dell’aratro. Tutti infatti vagano senza dimore fisse, senza alcuna legge e alcun tenore stabile di vita, sempre fuggenti dai loro simili con i carri nei quali abitano. Durante le tregue delle guerre come tutti i barbari sono i più fallaci, volubili ad ogni soffio di nuova speranza, non concedendo nulla senza una invasatissima furia. Con i modi degli animali sconsiderati ignorano la differenza tra ciò che è onesto e ciò che è disonesto e non rivolgono alcun rispetto alla religione ardono invece di un immenso desiderio di oro, e sono talmente mutevoli e rabbiosi, che spesso in un giorno tradiscono contemporaneamente gli alleati senza alcuna causa e allo stesso modo gli si riconciliano.(da Ammiano Marcellino)
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Eo tempore Tarentinis, qui extremam partem Italiae habitant, bellum...
Fine: ...mo honore tractavit propter miram virtutem quam ostenderant in pugna.
A quel tempo i Romani dichiararono guerra ai Tarantini, che abitano la parte estrema dell'Italia, poiché avevano oltraggiato i luogotenenti dei Romani. Questi chiamarono in aiuto contro i Romani Pirro, re dell'Epiro, che vantava un'origine nobile. Egli giunse subito in Italia, e allora per la prima volta i Romani combatterono con un nemico d'oltremare. Il Senato mandò contro di lui il console Paolo Valerio Levino. Iniziata ben presto la battaglia, quando già Pirro fuggiva, vinse con l'aiuto degli elefanti, che, sconosciuti, spaventarono i Romani. Ma la notte pose fine al combattimento; Levino fuggì, Pirro catturò moltissimi Romani e li trattò con grandissimo riguardo per la straordinaria virtù che avevano mostrato in battaglia.
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Prometheus, Iapeti filius, primus viros ex luto fingit. Postea Vulcanus Iovis issu (per ordine di Giove) luto feminae formam creat, cui (alla quale) Minerva animam dat, Iuppiter (Giove) vas (un vaso) cunctorum malorum plenum et ceteri dii dicunt: "Tibi multa dona tradimus, itaque viri "Pandoram" te nominabunt ". Pandora, sponsa stulti Epimethei, secum (con sè) dona portat et postea ob curiositatem (per curiosità) vas (il vaso) aperiet et mala per mundum spargentur: ita viri et feminae totius terrae mala cognoscent et miseri erunt.
Prometeo, figlio di Giapete, per primo plasmò gli uomini dal fango. Dopo Vulcano dal fango crea la forma di una donna alla quale Minerva dona l'anima. Giove crea un vaso pieno di tutti i mali ed i restanti dei affermano: " Noi ti consegnamo molti doni e quindi gli uomini ti chiameranno "Pandora". Pandora promessa sposa dello sciocco Epimeteo, porta i doni con se e dopo per curiosità apre il vaso e i mali vengono sparsi per il mondo. Cosi gli uomini e le donno di tutta la terra conosceranno i mali e saranno sciagurati.
Il vaso di Pandora versione latino libro sistema latino
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Il topo di Campagna e il topo di città
versione latino traduzione libro Lectio facilio
Olim rusticus mus in villulam suam urbanum murem invitat et hospiti mula agrestia cibaria praebet. Urbanus...
Un giorno un topo di campagna invita un topo di città nella sua piccola tana e offre all'ospite molti cibi campestri. Ma il topo di città, abituato ai cibi raffinati dei ricchi, assaggia con dente sdegnoso ciò che gli serve l'amico con gran generosità. Il topo di città dice infine: "Vieni in città presso gli uomini e vivi beato tra i piaceri, memore della brevità della vita!". Il topo di campagna immediatamente balza fuori dalla tana e si dirige con il compagno in città. A notte fonda i topi si fermano in una magnifica casa, risplendente d'avorio e porpora. Il topo di campagna, lieto della nuova fortuna, assaggia i cibi raffinati e insoliti con sommo piacere. Ma all'improvviso il cigolio delle porte lo spaventa: cani minacciosi latrano e il fragore riempie le stanze fino al soffitto. Allora il topo di campagna dice: "Preferisco tornare nella mia piccola tana, protetto dalle insidie e soddisfatto di pochi legumi".
Altre versioni con questo titolo
Il topo di campagna e il topo di città
versione LATINO e traduzione da diversi libri
libro littera litterae / libro Latino a scuola latino a casa /libro Ianua /libro Juventas / libro Lectio Facilior / libro cotidie discere / libro navigare: la favola del topo di campagna e del topo di città / libro le ragioni del latino / libro lingua magistra / libro versioni latine per il triennio / libro Sistema latino
Il topo di campagna e il topo di città
versione GRECO e traduzione da diversi libri
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Il topo di Campagna e il topo di città
versione latino traduzione libro le ragioni del latino
Olim mus rusticum murem urbanum veterem amicum ad cenam invitavit... cavusque tutus abi indidiis cum tenuibus ervis mihi solacium dabunt
Una volta un topo di campagna invitò a pranzo in una povera tana un topo di città, suo vecchio amico. Il topo di campagna non esitò (a dargli) la sua riserva di ceci e di avena, ma mise in tavola per l'ospite anche uve secche e dure ghiande. Ma il topo di città, sdegnoso, toccava appena con il dente i cibi. Alla fine disse così: "Perché, amico, conduci una vita tanto misera? Perchè non preferisci gli uomini e la città ai boschi selvaggi? Mettiti in viaggiol Abbandona la fame e la sete! Trasferisciti con me in città!". Queste parole toccarono il topo di campagna. Così, dopo un viaggio notturno, si trasferì con il compagno in una magnifica casa di città. Qui, mentre mangiano in abbondanza i resti di un banchetto, improvvisamente un grande rumore di porte richiama l'attenzione dei topi, i soffitti delle stanze risuonano dei latrati dei cani molossi. Scappano via mezzi morti di paura. Allora il topo di campagna: : "Questa vita non mi piace: il bosco e la tana sicura dai pericoli insieme a poche lenticchie mi consoleranno". "