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Iuppiter et Neptunus et Pluto, Saturni et Rheae filii, de mundi possessione olim certaverunt. Inter se fratres.... Deorum numina obstare aut retardare fata solum poterant.
Giove, Nettuno e Plutone figli di Saturno e Rea una volta lottarono per il possesso del monte. I fratelli si spartirono tra loro i regni del mondo in questo modo (così): Giove ottenne per sorte il cielo, Nettuno ottenne il mare Plutone ottenne gli Inferi. Gli dèi erano privi di corpo, tuttavia si immettevano nei corpi quando si manifestavano agli occhi dei mortali. L'ambrosia era il cibo degli dèi. E bevevano il dolce nettare. I diversi dèi ebbero diverse sovranità [dativo di possesso]: e così gli amori e la bellezza erano sotto la protezione di Venere, Cerere innocente e bionda era la protettrice dei raccolti, inoltre Giunone, moglie di Giove, era la dea dei matrimoni e della procreazione dei figli. Le volontà degli dei potevano solo impedire i destini degli uomini o ritardarli.
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Inizio: Quoniam ad hunc locum perventum est, non alienum esse videtur... Fine: ... totius Galliae; namque omnes civitates in partes divisae sunt duas.
Poiché si è giunti a questo punto della narrazione non sembra che sia inopportuno parlare dei costumi della Gallia e della Germania e in che cosa differiscono queste popolazioni fra loro. In Gallia esistono fazioni non solo in tutte le città, villaggi e distretti, ma persino nelle singole case, e di queste fazioni sono i capi coloro che, a giudizio di loro stessi, si ritiene che abbiano la massima autorità, al cui giudizio e arbitrio è affidata ogni decisione importante. E sembra che ciò sia stato stabilito anticamente a questo scopo, affinché nessuno fra la plebe fosse privo di difese contro i più potenti: infatti nessuno sopporta che i suoi vengano oppressi e sopraffatti e non avrebbe nessuna autorità fra i suoi se agisse diversamente. Questo regime è lo stesso in tutta quanta la Gallia: ed infatti tutte le città sono divise in due partiti.
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Inizio: Dum Ilium a Graecis oppugnatur, multae Troianae virgines abductae ... Fine: feralis morbi remedia cognoscens, aegros omnes sanavit
Dunque Troia veniva assediata dai greci, molte vergini troiane furono portate vie; fra queste c'era Criseide figlia di Crise, sacerdote di Apollo, Pertanto, triste, il padre della fanciulla si recò nell’accampamento dei Greci, per riscattare la figlia, ma invano pregò il comandante Agamennone, il quale, non soltanto, custodì la prigioniera, ma spaventò e respinse anche il sacerdote con gravi minacce. Crise, dunque, si allontanò rapidamente dall’accampamento, ma quando fu lontano così pregò Apollo: “Dio, che porti l’arco d’argento e domini sugli abitanti di Tenedo, se sempre ho ornato il tuo piccolo santuario e ti ho immolato grasse vittime, i Greci paghino le pene per le loro scelleratezze con le tue frecce!”. Subito Apollo ascoltò le preghiere del sacerdote, scese dall’Olimpo tirando le sue mortali frecce: molti soldati furono sterminati da una grave pestilenza. Ma quando Agamennone aveva saputo la causa dell’ira di Apollo, restituì la figlia al padre e placò l’ira di Apollo. Allora Apollo fermò la pestilenza conoscendo i rimedi della letale malattia e risanò tutti i malati.
Analisi grammaticale
audiens, cognoscens sono dei participi presenti:
Ut filiam redimeret = proposizione finale:
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Cretae, in insula magna, Daedalus et filius Icarus ab illIus insulae rege in vincula coniecti erant. ..... patrem suum invocans, animam exhalavit in pelago, quod nunc Icarius vocatur.
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Iam Hannibal, unus ex maximis omnium temporum ducibus, in Apuliam pervenerat. ..... per Campaniae fines ad urbem Capuam pervenit ibique per multos menses mansit.