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Θησεὺς δὲ εἰς τὸν τρίτον δασμὸν τῷ Μινωταύρῳ συγκαταλέγεται ὡς δέ τινες λέγουσιν, ἑκὼν ἑαυτὸν ἔδωκεν...Θησέα νομίσας ἀπολλέναι ῥίψας ἑαυτὸν μετήλλαξε. Θησεὺς δὲ παρέλαβε τὴν Ἀθηναίων δυναστείαν
Teseo fu poi estratto a sorte fra i giovani che dovevano far parte del tributo a Minosse (era quella la terza volta): ma alcuni dicono che fu lui a offrirsi spontaneamente. La nave montava vele nere, ed Egeo raccomandò a suo figlio di issare vele bianche nel caso fosse tornato sano e salvo. Quando Teseo giunse a Creta, Arianna, figlia di Minosse, si innamorò di lui, e gli promise che lo avrebbe aiutato, dietro promessa di essere portata ad Atene come sua sposa. Teseo lo giurò, e Arianna costrinse Dedalo a rivelarle l'uscita del labirinto. Ancora per suggerimento di Dedalo, diede a Teseo un filo grazie al quale sarebbe potuto uscire: Teseo lo legò alla porta e, tirandoselo dietro, entrò. Scovato il Minotauro proprio nella parte più interna del labirinto, lo uccise a pugni, poi, riavvolgendo il filo, tornò indietro e uscì. Nella notte arrivò a Nasso, insieme ad Arianna e ai ragazzi salvati. Ma qui Dioniso fu preso d'amore per Arianna e la rapì; la portò a Lemno e si unì a lei. Da loro nacquero Toante, Stafilo, Enopione e Pepareto. Addolorato per la sorte di Arianna, Teseo ripartì, ma si dimenticò di issare le vele bianche. Egeo, dall'alto dell'acropoli, vide da lontano fiottare sulla nave le vele nere e pensò che suo figlio fosse morto: allora si gettò giù e morì. Teseo gli succedette sul trono di Atene, (e uccise tutti i cinquanta figli di Pallante).
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Επειδη δε οι τε Αθηναιων τυραννοι και οι εκ της αλλης Ελλαδος επι πολυ αὶ πρὶν τυραννευθείσης οἱ πλεῖστοι ... οὐ πολλοῖς ἔτεσιν ὕστερον καὶ ἡ ἐν Μαραθῶνι μάχη Μήδων προς Αθηναιους εγενετο.
Poiché i tiranni di Atene e quelli del resto della Grecia, che anche prima in molti luoghi era stata retta da tirannidi, furono per la maggior parte, e soprattutto gli ultimi (ad eccezione di quelli di Sicilia), rovesciati dagli spartani – Sparta infatti, dopo che fu fondata dai Dori che ora vi abitano, ...(continua)
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Agon pagina 43 numero 81
inizio: Ετι δε ω Σωκρατες, ουδε δικαιον μοι δοκεις... e fine: ...και παιδευοντα, συ δε μοι δοκεις τα ρᾳθυμοτατα αιρεισθαι.
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0 Πολλά μεν ουν εγωγ ελαττουμαι κατά τούτον τον άγωνα Αισχίνου δύο ί ω άνδρες Α ψαοι κα μεγάλα μεν οτι ού πεο των ϊσων άγωνΙΡρμαι ού γαρ εστίν τον νυν εμοι της πας υμων εύνοιας όιαμαξτείν και τούτω μη ελεΤν τψ γραψψ άλλ εμοι μεν ού ζούλομαι δε δυς χεξες ειπείν ούδεν άρχόμενος του λόγου ούτος δ εκ περιουσίας μου κατηγοςεΐ Ετεςον δ οτι φύσει ττάσιν άν ξω ποις ύπάξγει των μεν λοιδοξίων κα των κατηγοριών άκουαν ΐδεως τοις χί επαινουσιν αυτούς άχθεσθαι τούτων τοίνυν ο μεν εστί πξος ηδονψ τούτω δεδοται ο ίί πασιν ως έπος ειπείν ενοχλεί λοιπόν εμοί καν μεν εύλχζούμενος τούτο μη λέγω τα πεπραγμένα εμαυτω ούκ εχειν άπολύσασθαι τα κατηγορημένα δόζω ούδ εφ οΤς άζιω τιμασθαι δεικνύναι εάν ί εφ ά κα πεποίηκα κα πεπολίτευμαι βαδίζω πολλάκις λέγειν άναγκασθησομαι τσερ εμαυτου ΪΙειράσο μαι μεν ούν ως μετξίωτατα τούτο ποιεΐν ο τι δ αν το πράγμα αύτο άναγκάζν τούτου την αΐτίαν ούτος εστί δίκαιος εχειν ο τοιούτον άγωνα ενστησαμενος
Abbastanza, o Ateniesi ho io di svantaggi in questa causa per colpa di Eschine: due soprattutto e ben gravi: l'uno che non è a noi uguale il rischio poiché non è lo stesso per me perdere la vostra benevolenza che ad esso il non riportare la vittoria. Io dal mio canto ... non non mi esca di bocca sul cominciar del mio discorso malaugurata parola. Ma Egli, egli mi accusa così per ozio, e a diletto. L'altro è che gli uomini non sono così per natura disposti, che a chi svilaneggia e riprende porgono volentieri ascolto, chi si loda mal soffrono. Così di queste due cose toccò al mio avversario ciò che sollecita, ciò che mi infastidiva mi resta. Che se io temendo ciò mi guarderò dal fare parola dei miei servigi, sembrerà che io non abbia di che smentire ciò che mi si imputa o di che mostrarmi degno dell'onore a me destinato: se poi mi riduco a toccare il punto della mia condotta civile, mi troverò costretto a parlare di me stesso più di una volta. Ora io porrò ogni impegno per serbare in questo una ragionevolezza e una misura, ma qualora la cosa riecheggi, porrò la colpa sopra chi, mettendo in campo una tale accusa, mi costrinse a ciò.
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Codro si sacrifica per la patria versione di greco di Licurgo
Eπὶ Κόδρου γὰρ βασιλεύοντος Πελοποννησίοις γενομένης ἀφορίας κατὰ τὴν χώραν αὐτῶν ἔδοξε στρατεύειν ἐπὶ τὴν πόλιν ἡμῶν, καὶ ἡμῶν τοὺς προγόνους ἐξαναστήσαντας κατανείμασθαι τὴν χώραν. καὶ πρῶτον μὲν εἰς Δελφοὺς ἀποστείλαντες τὸν θεὸν ἐπηρώτων εἰ λήψονται τὰς Ἀθήνας: ἀνελόντος δὲ τοῦ θεοῦ αὐτοῖς ὅτι τὴν πόλιν αἱρήσουσιν ἂν μὴ τὸν βασιλέα τὸν Ἀθηναίων Κόδρον ἀποκτείνωσιν, ἐστράτευον ἐπὶ τὰς Ἀθήνας. Κλεόμαντις δὲ τῶν Δελφῶν τις πυθόμενος τὸ χρηστήριον δι᾽ ἀποῤῥήτων ἐξήγγειλε τοῖς Ἀθηναίοις: οὕτως οἱ πρόγονοι ἡμῶν, ὡς ἔοικε, καὶ τοὺς ἔξωθεν ἀνθρώπους εὔνους ἔχοντες διετέλουν. ἐμβαλόντων δὲ τῶν Πελοποννησίων εἰς τὴν Ἀττικήν, τί ποιοῦσιν οἱ πρόγονοι ἡμῶν, ὦ ἄνδρες δικασταί; οὐ καταλιπόντες τὴν χώραν ὥσπερ Δεωκράτης ᾤχοντο οὐδ᾽ ἔκδοτον τὴν θρεψαμένην καὶ τὰ ἱερὰ τοῖς πολεμίοις παρέδοσαν, ἀλλ᾽ ὀλίγοι ὄντες κατακλῃσθέντες ἐπολιορκοῦντο καὶ διεκαρτέρουν εἰς τὴν πατρίδα.
Sotto il regno di Codro i Peloponnesiaci, poiché una carestia affliggeva la loro terra, credettero bene di scendere in campo contro la nostra città e cacciandone i nostri progenitori di spartirsi il paese. In primo luogo, mandata una legazione a Delfi, interrogarono la divintà se avrebbero preso Atene; e poiché il dio rispose loro che avrebbero occupato questa città a patto che non uccidessero Codro, re degli Ateniesi, marciarono contro Atene. Un tale di Delfi, Cleomanti, venne a sapere dell'oracolo e ne riferì segretamente agli ateniesi a tal punto infatti a quanto sembra i nostri antenati vivevano in rapporti cordiali anche con i forestieri. Quando i Peloponnesiaci invasero l'Attica cosa fecero o giudici i vostri antenati? non se ne andarono abbandonando la nostra terra, come ha fatto Leocrate, né consegnarono ai nemici la terra che li aveva nutriti e i sacrari ma pur essendo in pochi, subivano l'assedio chiusi nelle mura e tennero duro per la patria