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Multas per gentes et multa per aequora vectus adevenio has miseras, frater, ad inferias, ut te postremo donarem munere mortis et mutam nequicquam alloquerer cinerem, quandoquidem fortuna mihi tete abstulit ipsum, heu miser indigne frater adempte mihi. Nunc tamen interea haec, prisco quae more parentium tradita sunt tristi munere ad inferias, accipe fraterno multum manantia fletu, atque in perpetuum, frater, ave atque vale.
Trasportato attraverso molte genti e molti mari giungo, o fratello, per queste tristi offerte , per donarti l'estremo dono di morte e parlare invano alle tue ceneri mute , poiché la sorte mi ha strappato proprio te, oh povero fratello, a me ingiustamente strappato. Ora tuttavia queste cose, che secondo l'antico costume dei padri, sono state portate con doloroso rito per le offerte , accetta molto grondanti di pianto fraterno, e per sempre, o fratello, addio
Parafrasi
Se non fuggirò sempre di popolo in popolo, un giorno, fratello, mio, mi vedrai seduto sulla tua tomba, a piangere il tuo gentile fiore degli anni della giovinezza spezzato. Solo la madre ora, trascinando la sua vecchiaia, parla di me con la tua cenere muta: ma io tendo inutilmente le mani verso di voi; e, anche se saluto solo da lontano la mia patria, sento gli dei contrari e i tormenti interiori, che sconvolsero la tua vita (inducendoti al suicidio), e invoco anch’io la pace insieme a te nella morte. Oggi di tante speranze, mi resta soltanto questa! Popoli stranieri, restituite finalmente le mie spoglie alle braccia della madre infelice.
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Carme LXXXV
Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris. Nescio, sed fieri sentio et excrucior.
Ti odio e ti amo. Forse ti chiedi perché faccio ciò: Non lo so, ma sento che accade e mi tormento.
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Carme LXX
Nulli se dicit mulier mea nubere malle
quam mihi, non si se Iuppiter ipse petat.
Dicit: sed mulier cupido quod dicit amanti,
in vento et rapida scribere oportet aqua.
La mia donna dice che non vuole sposare nessuno
tranne me, neanche se Giove stesso la chiedesse.
Lo dice: ma ciò che dice una donna all'amante desideroso,
bisogna scriverlo nel vento e nell'acqua che scorre.
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Caeli, Lesbia nostra, Lesbia illa.
illa Lesbia, quam Catullus unam
plus quam se atque suos amavit omnes,
nunc in quadriviis et angiportis
glubit magnanimi Remi nepotes.
O Celio, la mia Lesbia, Lesbia quella,
quella Lesbia, la sola che Catullo
amò più di se stesso e di tutti i suoi,
ora negli incroci e nei vicoli
spoglia i discendenti del magnanimo Reno.
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Miser Catulle, desinas ineptire,
et quod vides perisse perditum ducas.
fulsere quondam candidi tibi soles,
cum ventitabas quo puella ducebat
amata nobis quantum amabitur nulla.
ibi illa multa cum iocosa fiebant,
quae tu volebas nec puella nolebat,
fulsere vere candidi tibi soles.
nunc iam illa non vult: tu quoque impotens noli,
nec quae fugit sectare, nec miser vive,
sed obstinata mente perfer, obdura.
vale puella, iam Catullus obdurat,
nec te requiret nec rogabit invitam.
at tu dolebis, cum rogaberis nulla.
scelesta, vae te, quae tibi manet vita?
quis nunc te adibit? cui videberis bella?
quem nunc amabis? cuius esse diceris?
quem basiabis? cui labella mordebis?
at tu, Catulle, destinatus obdura.
Misero Catullo, smetti di impazzire,
e ciò che vedi esser perso consideralo perduto.
Un tempo ti rifulsero candidi soli,
quando vagavi dove guidava una ragazza
da noi amata quanto nessuna sarà amata.
Lì, quando si compivan quei tanti giochi,
che tu volevi né lei non voleva,
davvero ti rifulsero candidi soli.
Ora lei non vuol più: tu pure impotente non volere,
non inseguire chi fugge, non viver misero,
ma sopporta con mente ostinata, resisti.
Addio ragazza, ormai Catullo resiste,
non ti cercherà né, restia, ti pregherà.
Ma tu soffrirai, quando senza valore sarai pregata.
Malvagia, guai a te, che vita ti rimane?
Chi ora ti avvicinerà? A chi sembrerai carina?
Chi ora amerai? Di chi dirai di essere?
Chi bacerai? A chi morderai la boccuccia?
Ma tu, Catullo, ostinato resisti.