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Themistocles non effugit civium suorum invidiam. Namque ob eundem timorem, quo damnatus erat Miltiades, testularum suffragiis e civitate eiectus Argos...
Temistocle non sfuggì allìodio dei proprio cittadini. Infatti per il medesimo timore, per cui era stato condannato Milziade, scacciato per ostracismo dalla città, si ritirò per abitare ad Argo. Costui pur vivendo per le molte virtù con grande dignità, gli Spartani mandarono i legati ad Atene, affinché lo accusassero mentre era assente per aver fatto alleanza con il re persiano per soggiogare la Grecia. Benchè innocente, fu condannato per questo crimine di tradimento. Appena seppe ciò, poiché ad Argo non si sentiva abbastanza sicuro, partì per Corcira. Qui essendosi accorto che i capi lo temevano perché a causa sua gli Spartani e gli Ateniesi potevano dichiarare guerra, si rifugiò ad Adumeto, presso il re Molosso, con cui aveva relazioni di ospitalità. Essendo giunto lì ed essendo il re assente, per osservare con maggior carattere sacro che fosse accolto, prese la sua piccola figlia e con lei si diresse verso il tempio perché si riteneva in grande considerazione. Quindi non uscì, prima che il re, data la destra, lo prendesse sotto la sua protezione, che mantenne.
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Minotauri necem Theseus e Labyrintho incolumis evasit...
Dopo l'uccisione del Minotauro Teseo uscì dal labirinto incolume, ma mentre naviga(va) verso la patria con Arianna, abbandonò la fanciulla addormentata sopra gli scogli nell'isola di Nasso. La graziosa fanciulla versò invano un fiume di lacrime, invano rivolse dolorose parole e inutili preghiere ai numi. Un giorno però Bacco vide la fanciulla che dormiva presso le rive del mare: le chiome splendevano ai raggi del sole e le braccia giacevano abbandonate delicatamente. Bacco, subito infiammato dall'amore, si avvicinò e disse: "I tuoi occhi hanno pianto troppo, ora devono sorridere di nuovo: se non respingi un caro amore, sarai mia moglie e trascorreremo la vita insieme congiunti dal vincolo perenne dell'amore." Le parole soavi del dio subito rianimarono e rinvigorirono l'animo di Arianna. Allora Bacco pose sopra il capo della fanciulla una corona d'oro, ma quando la corona toccò la fronte di Arianna si sollevò immediatamente in aria e le gemme della corona si trasformarono nella costellazione della Corona.
(By Vogue)
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Fuisse patientem suorumque iniurias ferentem civium, quod se patriae irasci nefas ... inscitiamque belli periturum.
Queste sono le prove testimoniali che Epaminonda fu paziente e tollerante le offese dei suoi concittadini, poiché credeva che non era giusto infuriarsi con la patria. Poichè i suoi concittadini per invidia non avevano voluto metterlo a capo dell'esercito ed era stato scelto un condottiero inesperto di guerra, per errore del quale quella moltitudine di soldati si trovò in una situazione così critica che tutti temevano fortemente per la salvezza, poiché, chiusi in luoghi angusti, erano assediati dai nemici, si cominciò a sentire la mancanza della perizia di Epaminonda. Infatti si trovava lì come privato cittadino nel corpo dei soldati. Chiedendogli aiuto, non serbò alcun ricordo dell'offesa e ricondusse illeso in patria l'esercito, dopo averlo liberato dall'assedio. Ma non fece ciò una sola volta, ma molto spesso. Ma fu soprattutto illustre quel fatto, quando condusse l'esercito nel Peloponneso contro gli Spartani ed ebbe due colleghi, uno dei quali era Pelopida, uomo forte e coraggioso. In tale circostanza, poiché erano tutti incorsi nell'invidia a causa delle accuse degli avversari e per questo era stato tolto loro il comando ed erano subentrati al loro posto altri comandanti, Epaminonda non ubbidì al decreto del popolo e convinse i colleghi a fare lo stesso e fece la guerra che aveva intrapreso. Si accorgeva infatti che, se non avesse agito così, tutto l'esercito sarebbe andato in rovina a causa dell'imprevidenza e dell'impreparazione bellica degli strateghi.
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Hodie feriae scholarum sunt, ideo Livia etiam Marcum et Tulliam in forum ad nundinas ducit; ... et viri feminaeque undique accurrunt. Post impensam, vix matrona liberos in turbas reperit.
Oggi c'è vacanza a scuola, perciò Livia porta al mercato in piazza anche Marco e Tullia; la fidata serva porta le sporte e il borsellino con i sesterzi. I bambini guardavano i cibi nei canestri, i merli e le allodole nelle gabbie, i giocattoli e doni sugli scaffali. Il salumiere appende i prosciutti e le salsicce con i ganci, il pescivendolo le trote, le sardine, i rombi, le sogliole e le aringhe in salamoia espone, il fruttivendolo dispone con diligenza i cavoli, le lattughe e le ceste delle uova. Livia entra nei negozi: nella macelleria ci sono la carne di vitello, la carne di maiale e quella bovina, il pollaiolo mostra le galline, i conigli e le filze dei tordi. Ma mentre la matrona osserva e sceglie i cibi, Marco e Tullia si allontanano: infatti non lontano da lì i funamboli danno una rappresentazione, e sia uomini sia donne accorrono lì. Dopo la spesa, a stento la signora trova nella folla i figli.
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Inizio: Sero Romani poetas colere coeperunt. Primus poeta Latinus, Livius Andronicus, ... Fine: Alius poeta praetextarum valde notus Pacuvius fuit; attamen neque Enni nec Pacuvi libri integri pervenerunt, sed tantum parvae reliquiae.
I Romani cominciarono tardi a coltivare la poesia. Il primo poeta latino, Livio Andronico, tradusse l’Odissea di Omero in lingua latina. Dopo Cn. Nevio raccontò la prima guerra Punica. Un altro illustre poeta latino, T. Maccio Plauto, compose storie palliate. La “palliata” era una commedia, e narrava la vita quotidiana. I Romani chiamavano la commedia “palliata” poiché gli attori indossavano un mantello e mettevano in scena un soggetto Greco; quando invece il soggetto era Romano, e gli attori indossavano la toga, allora la chiamavano storia “togata”. Compose celebri commedie palliate anche P. Terenzio Afro, soprannominato così perché era originario dell’Africa, ed era un liberto del senatore Terenzio Lucano....(continua)