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Εκεινοι καθ'εκαστην την ημεραν ευθυς εξ ευνης εκπεμπουσι τους παιδας, μεθ' ων αν εκαστοι βουληθωσιν... μητε τοις βαρβαροις γινωσκοντας;
Questi ogni giorno mandano fuori dagli alloggiamenti i fanciulli appena alzati, con chi essi vogliano, a parole per la caccia, nei fatti per rapina di quelli che abitano nei campi (per derubare coloro che abitano nei campi); In questa (spedizione) accade che quelli che sono stati catturati pagano una tassa e ricevono bastonate, quelli invece che hanno arrecato maggiormente il danno e che sono stati in grado di restare nascosti sono tenuti in considerazione tra i fanciulli più degli altri, e quando diventano uomini, se persistono nelle loro abitudini in cui si esercitarono quando erano fanciulli accedono subito alle più alte cariche. E se mi si dimostrerà che esiste presso di loro un metodo di educazione più apprezzato e ritenuto migliore di questo, sono disposto a riconoscere di non aver mai detto nulla di vero su qualsiasi punto. Eppure che cosa c'è in simili azioni che sia bello od onesto, e non piuttosto degno di vergogna? Come allora si può non ritenere stolti coloro che lodano questi (ragazzi) che sono tanto lontani dalle leggi comuni e che non conoscono né le stesse né quelle presso i Greci e presso i barbari?
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Uguaglianza democratica versione greco Isocrate
πάντων δεινότατον εἶναι, δοριαλώτους γενέσθαι, τοῦτο κρεῖττον ἦν ἡμῖν παθεῖν ὑπὸ ταύτης τῆς πόλεως ἢ τούτων τυχεῖν ὁμόρους ὄντας. Οἱ μὲν γὰρ ὑφ' ὑμῶν κατὰ κράτος ἁλόντες εὐθὺς μὲν ἁρμοστοῦ καὶ δουλείας ἀπηλλάγησαν, νῦν δὲ τοῦ συνεδρίου καὶ τῆς ἐλευθερίας μετέχουσιν· οἱ δὲ τούτων πλησίον οἰκοῦντες οἱ μὲν οὐδὲν ἧττον τῶν ἀργυρωνήτων δουλεύουσι, τοὺς δ' οὐ πρότερον παύσονται πρὶν ἂν οὕτως ὥσπερ ἡμᾶς διαθῶσιν. Καὶ Λακεδαιμονίων μὲν κατηγοροῦσιν, ὅτι τὴν Καδμείαν κατέλαβον καὶ φρουρὰς εἰς τὰς πόλεις καθίστασαν, αὐτοὶ δ' οὐ φύλακας εἰσπέμποντες, ἀλλὰ τῶν μὲν τὰ τείχη κατασκάπτοντες, τοὺς δ' ἄρδην ἀπολλύοντες οὐδὲν οἴονται δεινὸν ποιεῖν, ἀλλ' εἰς τοῦτ' ἀναισχυντίας ἐληλύθασιν, ὥστε τῆς μὲν αὑτῶν σωτηρίας τοὺς συμμάχους ἅπαντας ἀξιοῦσιν ἐπιμελεῖσθαι, τῆς δὲ τῶν ἄλλων δουλείας αὑτοὺς κυρίους καθιστᾶσιν
Sono così lontani dall'imitare la vostra umanità che sarebbe stato meglio per noi soffrire da questa città quello che sembra la cosa la più crudele l'essere fatti prigionieri di guerra piuttosto che ci toccasse essere a costoro confinanti. Infatti quelli i quali furono da voi presi in guerra subito furono liberati dal prefetto e dalla schiavitù di Sparta ed ora godono di un pubblico consiglio e della libertà, al contrario, quelli che dimorano vicino a costoro altri non meno servono di vili mancipi comprati con i contanti, altri finiranno di essere maltrattati da costoro non prima che li abbiano ridotti come noi E per una parte accusano i Lacedemoni infatti occuparono la Cadmea e stabilirono nelle città guarnigioni ed per alcune delle quali non mandano presidi e che per altre diroccano le mura altre completamente disperdono e non ritengono nulla il commettere cose ingiuste e sono arrivati ad un punto tale di impudenza e di malvagità che esigono che tutti gli alleati abbiano cura della loro salvezza mentre loro costituiscono sè stessi arbitri dell' altrui schiavitù
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La cornacchia, gelosa del corvo, che dà auspici agli uomini, prevede il futuro ed è perciò da essi invocato come testimone, si mise in testa di fare altrettanto. Vedendo passare dei viandanti, volò su un albero e piantatasi là, cominciò a gracchiare a tutta forza. Al suono della sua voce, qli si volsero spaventati, ma uno disse dubito: "Amici andiamo pure avanti. E' soltanto una cornacchia e le sue grida non significano nulla" Così anche tra gli uomini, chi si mette a gareggiare coi più potenti di lui non solo non riesce ad eguagliarli, ma si guadagna anche le beffe.
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Versione greco Triakonta da Tucidide
Ὁ Θεμιστοκλῆς μετὰ τῶν κάτω Περσῶν τινὸς πορευθεὶς ἄνω ἐσπέμπει γράμματα πρὸς βασιλέα Ἀρταξέρξην τὸν Ξέρξου νεωστὶ βασιλεύοντα. Ἐδήλου δὲ ἡ γραφὴ ὅτι ʺ‘Θεμιστοκλῆς ἥκω παρὰ σέ, ὃς κακὰ μὲν πλεῖστα Ἑλλήνων εἴργασμαι τὸν ὑμέτερον οἶκον, ὅσον χρόνον τὸν σὸν πατέρα ἐπιόντα ἐμοὶ ἀνάγκῃ ἠμυνόμην, πολὺ δ' ἔτι πλείω ἀγαθά, ἐπειδὴ ἐν τῷ ἀσφαλεῖ μὲν ἐμοί, ἐκείνῳ δὲ ἐν ἐπικινδύνῳ πάλιν ἡ ἀποκομιδὴ ἐγίγνετο. Καί μοι εὐεργεσία ὀφείλεται (γράψας τήν τε ἐκ Σαλαμῖνος προάγγελσιν τῆς ἀναχωρήσεως καὶ τὴν τῶν γεφυρῶν, ἣν ψευδῶς προσεποιήσατο, τότε δι' αὑτὸν οὐ διάλυσιν), καὶ νῦν ἔχων σε μεγάλα ἀγαθὰ δρᾶσαι πάρειμι διωκόμενος ὑπὸ τῶν Ἑλλήνων διὰ τὴν σὴν φιλίαν. Βούλομαι δ' ἐνιαυτὸν ἐπισχὼν αὐτός σοι περὶ ὧν ἥκω δηλῶσαι. ʺ
L' estate seguente, all'inizio dellaprimavera, gli ambasciatori degli Ateniesi fecero ritorno dalla Sicilia, e con loro i Segestani, portando sessanta talenti di argento non coniato, come salario di un mese per sessanta navi, di cui intendevano chiedere l'invio . E gli Ateniesi, dopo aver radunato l'assemblea e sentito, fra gli altri allettamenti e (le altre) menzogne , anche, a proposito delle finanze, che nei templi e nelle (casse) comuni (= nell'erario) c'erano molti (soldi) pronti, votarono di mandare in Sicilia sessanta navi, e come strateghi con pieni poteri Alcibiade (figlio) di Clinia e Nicia (figlio) di Nicerato e Lamaco (figlio) di Senòfane, in aiuto dei Segestani contro i Selinuntini, e di aiutare anche i Leontini a ristabilirsi in patria, qualora la guerra gliene avesse lasciato il tempo , e di condurre le altre operazioni in Sicilia come avessero riconosciuto più vantaggioso per gli Ateniesi.
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Triakonta pagina 323 numero 3
Inizio: Πέρσαι κατά τινας καιροὺς μεγάλην ἀρχὴν κατεκτήσαντο καὶ δυναστείαν· ἀλλ' ὁσάκις ἐτόλμησαν ὑπερβῆναι τοὺς τῆς Ἀσίας ὅρους Fine: ἀνυπέρβλητον δὲ καὶ τοῖς ἐπιγινομένοις ὑπεροχὴν κατέλιπον τῆς αὑτῶν δυναστεία