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IL SOLITO CRITICONE
VERSIONE DI GRECO di Esopo
TRADUZIONE dal libro Rizai - pag. 75 n. 12
inizia così: Ζεὺς καὶ Πρμηθευς καὶ Άθηνᾶ...e finisce così: περί τι ψόγον ἐπιδέχεται.
Zeus, Prometeo ed Atena, avendo inventato, l'uno un toro, Prometeo l'uomo, ed (Atena) una casa, scelsero come giudice Momo. Questi, essendo invidioso delle cose inventate, infastidito disse: che Zeus aveva sbagliato a non porre gli occhi del toro sulle corna, perché vedesse dove poter colpire; che Prometeo, (sott. aveva sbagliato)poiché non aveva appeso il cuore dell'uomo all'esterno, affinché non sfuggissero all'attenzione i cattivi, mostrando qualunque cosa ciascuno avesse nell'anima; in terzo luogo disse che Atena doveva mettere le ruote alla casa, affinché, se qualcuno avesse abitato vicino ad un cattivo, avrebbe potuto velocemente cambiare posizione. Allora Zeus, essendo adirato contro di lui per la (sua) invidia, lo scaraventò fuori dall'Olimpo. La favola insegna che niente è così perfetto, ma non tutto deve essere motivo di difetto ( biasimo).
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Il poeta Frinico
versione di greco di Eliano
Traduzione dal libro NUOVA AGORA'
Gli Ateniesi elessero come stratega Frinico non per intrigo, nè per dignità della stirpe, nè tantomeno perchè era ricco; spesso infatti ad Atene si era ammirati anche per questi motivie si era preferito agli altri. Ma Frinico in una tragedia compose canti lirici adatti alla guerra; conquistò quindi talmente l'animo degli spettatori che essi lo scelsero subito per comandare, persuasi che avrebbe condotto felicemente e nella maniera giusta le operazioni belliche, poichè aveva composto lirici adatti ai combattimenti.
Φρυνικον Αθηναιοι στρατηγον ειλοντο ουτε κατα σπουδας ουτε κατα την του γενους αξιαν ουτε μην οτι ην πλουσιος· πολλακις γαρ και εκ τουτων εθαυμαζοντο εν ταις Αθηναις και των αλλων προηρουντο. Αλλ' εν τινι τραγωδια μελη επιτηδεια προς τον πολεμον εξεπονησεν, ουτως αρα εκρατησε των θεωμενων, ωστε παραχρημα αυτον ειλοντο στρατηγειν, πιστευσαντες οτι των πολεμικων εργων ηγησεται καλως και ες δεον, οπου ειργασατο μελη μη απαδοντα τοις ενοπλοις ανδρασιν.
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IL CULTO ED IL RISPETTO VERSO GLI DEI
TRADUZIONE dal libro Nuova Agorà pag. 135 n. 123
TRADUZIONE
È evidente che sia i Greci che gli stranieri ritengono che gli dei conoscano tutte le cose sia quelle che esistono, sia quelle future. Certamente tutte le città e tutte le genti attraverso l'arte divinatoria chiedono agli dei che sia cosa si debba (fare) sia cosa non si debba fare. Ed anche che noi pensiamo che questi, quali siano, facciano sia il bene che il male, anche questo è evidente. Tutti certamente chiedono agli dei di tenere lontane le cose cattive, e di concedere quelle buone. Dunque questi dei che conoscono tutto e, quali essi siano fanno, tutto, attraverso la previsione del futuro ci indicano, mandando dei messaggeri, presagi e sogni e uccelli, che cosa bisogna e che cosa non bisogna fare, alle quali cose qualora gli uomini diano retta, giammai si pentono, se invece non (vi) prestano fede, sono puniti. Gli uomini rispettano gli dei non solo offrendo sacrifici, ma anche rimanendo fedeli ai giuramenti e ritenendo che (le stesse) non è neppure bello dire le cose che è sconveniente compiere e pensando che a questi conviene il rispetto, la giustizia, la pietà.
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LA NASCITA DI PARIDE
VERSIONE DI GRECO di Apollodoro
TRADUZIONE
Priamo, avendo ceduto in moglie Arisbe ad Irtaco, sposò in seconde nozze Ecuba, figlia di Dimante, o, come dicono alcuni, di Cisseo, o come dicono altri, del fiume Sangario e di Metope. Da lei fu generato per primo Ettore; quando stava per nascerle un secondo bambino, sembrò ad Ecuba in sogno di generare un tizzone ardente e che il fuoco di questo si diffondesse per tutta la citta' e la bruciasse. Come Priamo apprese da Ecuba il sogno, mandò a chiamare il figlio Esaco; era infatti un interprete di sogni, istruito nell'arte dal nonno materno Merope. Questi, avendo detto che il fanciullo sarebbe stato la rovina della patria, lo consigliò di esporlo. Allora Priamo, come nacque il bambino, lo consegnò ad un servo perche' lo esponesse, dopo averlo portato sull'Ida: questo servo si chiamava Agelao. Ma il bambino esposto da costui fu allattato per 5 giorni da un'orsa. Quello pertanto, trovatolo incolume, lo raccolse e, portatolo nei campi, lo allevò come proprio figlio, avendolo chiamato Paride.
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IL NOME DI ATENE VERSIONE DI GRECO di Apollodoro
TRADUZIONE dal libro Nuova Agorà
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