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Εις δε την Ρωμην προσπεπτωκοτος οτι παραστρατοπεδευουσιν αλληλοις και συμπλοκαι γινονται των προκινδυνευοντων αν εκαστην ημεραν...των περι ταυτα συντελουμενων. (Polibio)
Quando a Roma giunse la notizia che i due eserciti erano di fronte e che quotidianamente avvenivano scontri di avanguardie, tutta la città era sospesa e piena d'ansia; il popolo era timoroso dell'avvenire, perché già più volte aveva subito sconfitte, e d'altra parte anticipava con l'immaginazione le conseguenze di una rotta totale. I responsi degli oracoli correvano sulla bocca di tutti, ogni tempio, ogni casa era piena di prodigi e segni divini; invocazioni, sacrifici, suppliche agli dei, preghiere si levavano per tutta la città. Infatti nei momenti critici i Romani sono scrupolosi nell'accattivarsi gli dei e gli uomini e nulla giudicano sconveniente od ignobile di quanto compiono in tali circostanze.
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Το μεν δεισαι Λακεδαιμονιους μη ομολογησωμεν τω βαρβαρω καρτα ανθρωπηιον ην... μηδαμα ομολογησοντας ημεας Σερξη.
Traduzione libera
Che gli Spartani temano un nostro accordo col barbaro è umano, decisamente; però ci sembra vergognoso che abbiate avuto questa paura, sapendo benissimo come la pensano gli Ateniesi: che al mondo non esiste oro bastante, né esiste regione superiore alle altre per bellezza e virtù che noi saremmo disposti ad accettare per schierarci con il Persiano e rendere serva la Grecia. Sono molto gravi i motivi che ci impedirebbero di agire così, anche se lo volessimo. Primo e principale le statue e le dimore degli dèi date alle fiamme e abbattute, che noi siamo tenuti a vendicare il più duramente possibile; altro che venire a patti con chi ne è responsabile! Poi c'è il senso della grecità, la comunanza di sangue e di lingua, di santuari e riti sacri, di usi e costumi simili; male sarebbe che gli Ateniesi ne diventassero traditori. Tenete questo per certo, se non ne eravate già sicuri: finché ci sarà anche un solo Ateniese, mai e poi mai ci accorderemo con Serse.
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Και μη νομιζε την επιμελειαν εν μεν τοις αλλοις τραγμασι χρησιμην ειναι... τον ορθως βασιλευσοντα και την πολιν ως χρη διοικησοντα.
E non pensare che lo studio sia utile negli altri campi, ma non abbia alcuna efficacia a renderci migliori e più assennati; e non giudicare noi uomini tanto infelici, da aver trovato per gli animali arti con cui ammansirne l'indole e accrescerne il valore, mentre non riusciremmo ad aiutare affatto noi stessi nell'acquisto della virtù. Sii persuaso, al contrario, che l'educazione e lo studio possono giovare moltissimo alla nostra natura perciò di quelli che ti stanno intorno frequenta i più assennati e degli stranieri manda a chiamare quelli che potrai; non credere di dover ignorare nessuno dei poeti famosi e dei sapienti, ma degli uni diventane ascoltatore, degli altri discepolo; e procura di essere giudice di chi ti è inferiore, emulo di chi ti è superiore. Mediante questo addestramento potrai diventare ben presto tale quale deve essere, nel nostro concetto, chi vuole regnare con giustizia e amministrare lo Stato/la città come conviene.
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Εγενετο δε μετα ταυτα και η επ' Ευρυμεδοντι ποταμω εν Παμφυλια πεζομαχια και ναυμαχια... εκρατησαν και ες την γην απεβησαν.
TESTO GRECO COMPLETO
Dopo tali avvenimenti, si verificò presso il fiume Eurimedonte in Pamfilia lo scontro di fanteria e la battaglia navale degli Ateniesi e degli alleati contro i Persiani e vincendo gli ateniesi nello stesso giorno entrambi, conducendo (la battaglia) Cimone figlio di Milziade, catturarono triremi dei Fenici e ne distrussero circa 200. In un tempo successivo si verificò che i Tasi si ribellarono avendo litigato sugli empori di fronte alla Tracia e sulla miniera che amministravano. E gli Ateniesi dopo aver navigato con la flotta verso Taso con un combattimento navale riuscirono vincitori e sbarcarono a Terra.
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Ετι γαρ ταπεινης ουσης της Ελλαδος ηλθον εις την χωραν ημων Θρακες μεν μετ Ευμολπου του Ποσειδωνος. ... δια την ενθαδε συμφοραν εκ της αρχης εξεβληθησαν
Quando ancora la Grecia era debole, giunsero nel nostro paese i Traci con Eumolpo figlio di Posidone, gli Sciti con le Amazzoni, figlie di Ares, non contemporaneamente, ma nel momento in cui ciascuno di essi cercava di impadronirsi dell’Europa; odiavano tutta la razza greca, ma particolarmente si creavano motivi d’accusa contro di noi, pensando che in questo modo avrebbero lottato contro una sola città, ma le avrebbero sottomesse nello stesso tempo tutte. Tuttavia non riuscirono, ma venuti in conflitto con i nostri soli antenati, furono sconfitti allo stesso modo, come avessero combattuto contro tutto il genere umano. E’ evidente la grandezza del disastro che li colpì: infatti la fama che li riguardava non sarebbe durata tanto tempo se gli avvenimenti non avessero superato di gran lunga gli altri. Ora sulle amazzoni si racconta che di quelle che vennero nessuna tornò indietro e che quelle che restarono in patria furono private del potere a causa della disfatta subita qui.