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Nihil est quod tam obtundat elevetque aegritudinem quam perpetua in omni vita cogitatio nihil essse quod non accidere...cum id quod ab nomine non potuerit praestari evenerit. (da Cicerone)
Non c'è nulla che possa colpire tanto ed alleviare la malattia rispetto alla continua riflessione in tutta la vita che non c'è niente che non possa accadere, della meditazione della condizione umana, della legge di vita e dell'analisi dell'obbedire, che non determina ciò, cioè che noi ci rattristiamo sempre, ma che non ci rattristiamo mai. E né infatti chi sostiene la natura delle cose, la varietà della vita, la stupidità del genere umano; riflette, si rattrista quando medita tali cose, ma allora esercita più elevatamente possibile il compito della saggezza. ne consegue infatti sia l'una che l'altra cosa, sia che nel considerare le vicissitudini umane fruisca della propria funzione della filosofia sia che durante le situazioni avverse sia guarito da una triplice consolazione: prima di tutto nessuna cosa gli accade se non avrà pensato a lungo che ciò potrebbe accadere; questo pensiero allevia contemporaneamente in modo assoluto tutti i fastidi: e li purifica; poi comprende ciò: cioè che tutte le vicissitudini umane devono essere umanamente sopportate; alla fine vede questo cioè che non c'è alcun male se non la colpa, in verità che non c'è alcuna colpa, quando sarà avvenuto questo, cioè che non si potrà esser garantiti dall'uomo. (by Maria D.)
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C. Caesar adulescens, paene potius puer, cum maxime furor arderet Antoni cumque eius a Brundisio crudelis et pestifer ...conatus cohibuisset, rem publicam funditus interituram fuisse.
Caio Giulio Cesare, adolescente, o piuttosto (ancor) quasi un fanciullo, quando l'insania di Antonio divampava al massimo grado e si paventava il suo ritorno da Brindisi crudele e funesto, egli allestì un esercito invincibile di soldati dall'insuperabile categoria dei veterani e dilapidò il proprio patrimonio. E benché non sia possibile dimostrargli tanta gratitudine quanta gli è dovuta, tuttavia è doveroso dimostrare tutta quella gratitudine che il nostro animo può concepire. Chi è tanto ignorante ( lett: ignorante di cose ), che non capisca questo, che se M. Antonio avesse potuto giungere da Brindisi a Roma con quelle truppe che egli aveva ritenuto che avrebbe avuto, come minacciava, non avrebbe tralasciato nessun tipo di crudeltà? Cesare di sua iniziativa liberò lo stato da quella rovina: se egli (Cesare) non fosse nato in questa repubblica, non avremmo nessuno stato a causa della malvagità di Antonio. Così dunque penso, così giudico, che lo stato sarebbe stato distrutto dalle fondamenta, se un solo giovane non avesse frenato l'impeto di quell'uomo furioso ed i suoi crudelissimi tentativi.
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Si quis vestrum, iudices, aut eorum qui adsunt, forte miratur me...
O giudici, se qualcuno di voi, o di quelli che sono presente, per caso si meraviglia che io, che per tanti anni mi sono occupato di questioni civili e penali per difendere molti e per non danneggiare nessuno, ora, all'improvviso, cambiato sistema[ lett. cambiata la volontà], devo arrivare ad accusare, se quello avrà considerato profonde ragioni della mia decisione, se approverà il mio agire e se penserà che, senza dubbio, in questo processo, nessuno deve essere a me anteposto in qualità di pubblico accusatore. Dopo essere stato questore in Sicilia, o giudici, sono partito da quella provincia, così da lasciare a tutti i Siciliani un gradevole e imperituro ricordo della mia questura e del mio nome. ne seguì che (i Siciliani) pensassero che la protezione dei loro interessi fosse fondata non solo altissima, nei numerosi antichi patroni, ma anche - per quanto poca cosa (non nullum) nella mia persona. Per la qual cosa [quare], in quest'occasione vittime di latrocinii e vessazioni si sono rivolti a me tutti insieme spesso e publicamente affinché io m'incaricassi del processo e della difesa di tutti i loro interessi. Dicevano che io spesso avevo promesso, (o che io) spesso avevo lasciato intendere che qualora si fosse presentata occasione, in cui avessero bisogno di me io non sarei venuto meno ai loro interessi. S ostenevano che era arrivato il tempo che io assumessi la difesa non solo dei loro interessi, ma della vita e salvezza dell'intera provincia; (dicevano) che ormai, nelle loro città, non avevano neppure gli dèi dai qualii rifugiarsi dato che Verre aveva sottratto gli oggetti sacri dai templi venerati; (dicevano) che essi avevano tollerato per tre anni, sotto il governo di lui solo, tutte quelle cose che avrebbe potuto produrre la smodatezza nelle infamie, la crudeltà nei supplizi, l'avidità nelle ruberie, la superbia negli oltraggi: (dicevano) che mi pregavano, anzi mi scongiuravano, perché io non respingessi loro che mi supplicavano, e chei non si sarebbero mai permessi di esserlo con nessun (altro), finché io fossi in vita.
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Subsidiorum adventu tanta rerum commutatio est facta ut nostri, etiam qui vulneribus confecti procubuissent,...altissimas ripas, subire iniquissimum locum; quae facilia ex difficillimis animi magnitudo redegerat.
All'arrivo dei rinforzi avvenne un cambio di circostanze così importante che i nostri, anche quelli che sfiniti dalle ferite erano stramazzati, appoggiandosi sugli scudi avevano reintegrato la battaglia, i servi dei soldati, scorgendo i nemici spaventati, pur senza armi si lanciarono contro gli armati, i cavalieri in verità, per distruggere con la virtù l'onta della fuga, superavano i soldati legionari in tutte le postazioni del combattimento. Ma i nemici, anche nell'estrema speranza di salvezza, prestarono tanta virtù che, anche se i primi di questi caddero, i successivi premevano su coloro che giacevano a terra e combattevano tra i loro corpi, quelli che erano sopravvissuti lanciavano da quelli che erano precipitati e dai cadaveri ammucchiati come da un'altura i dardi contro i nostri e rimandavano i giavellotti intercettati: a tal punto da dover essere ritenuto che uomini di così grande valore osarono non senza ragione attraversare un fiume così ampio, salire le altissime rive, affrontare un luogo così sfavorevole; la grandezza d'animo aveva mutato queste da cose molto difficili in facili. (by Maria D.)
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Socrates, cum omnium sapientissimus esset sanctissimeque vixisset, ita in iudicio capitis pro se dixit ,... Cuius responso iudices exarserunt, ut capitis hominem innocentissimum condemnarent.
Socrate essendo il più saggio tra tutti ed avendo vissuto molto santamente, durante il processo di condanna a morte parlò per se stesso così, da sembrare di essere nè supplichevole nè responsabile, ma maestro o signore dei giudici. Anzi per di più, avendogli Lisia il più eccelso oratore apportato un'orazione scritta, che se gli fosse sembrato opportuno, avrebbe potuto impararla a memoria, per usarla in suo favore nel processo, la lesse volentieri e disse che era stata scritta convenientemente. Disse "quand'anche tu mi abbia portato i calzari di Sicione, non li userei anche se fossero flessibili e adatti al piede, perchè non sarebbero virili, così quel discorso mi sembra ordinato, non mi sembra forte e virile." Dunque fu condannato. Essendo interrogato dai giudici su quale pena ammetteva di meritarsi rispose che si meritava di essere onorato con i più elevati premi ed onorificenze e che gli venisse offerto pubblicamente il vitto ogni giorno nel Pritaneo: questo era considerato presso i Greci il più alto onore. Alla sua risposta i giudici si arrabbiarono, a tal punto che condannarono a morte l'uomo innocentissimo