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Formicae, apes, ciconiae aliorum etiam causa quaedam faciunt. multo haec coniunctius homines. itaque natura sumus apti ad coetus, concilia, civitates. Quod nemo in summa solitudine vitam agere velit ne cum infinita quidem voluptatum abundantia, facile intellegitur nos ad coniunctionem congregationemque hominum et ad naturalem communitatem esse natos. Inpellimur autem natura, ut prodesse velimus quam plurimis in primisque docendo rationibusque prudentiae tradendis. Mundum autem censent regi numine deorum, eumque esse quasi communem urbem et civitatem hominum et deorum, et unum quemque nostrum eius mundi esse partem; ex quo illud natura consequi, ut communem utilitatem nostrae anteponamus. ut enim leges omnium salutem singulorum saluti anteponunt, sic vir bonus et sapiens et legibus parens et civilis officii non ignarus utilitati omnium plus quam unius alicuius aut suae consulit. nec magis est vituperandus proditor patriae quam communis utilitatis aut salutis desertor propter suam utilitatem aut salutem. ex quo fit, ut laudandus is sit, qui mortem oppetat pro re publica, quod deceat cariorem nobis esse patriam quam nosmet ipsos. Quoniamque illa vox inhumana et scelerata ducitur eorum, qui negant se recusare quo minus ipsis mortuis terrarum omnium deflagratio consequatur—quod vulgari quodam versu Graeco pronuntiari solet—, certe verum est etiam iis, qui aliquando futuri sint, esse propter ipsos consulendum
Le formiche, le api, le cicogne compiono certe azioni anche per altri Gli uomini fanno queste cose in modo più stretto. Perciò siamo stati resi dalla natura idonei all'unione ai vincoli della vita sociale. Poiché nessuno vuole trascorrere la vita in somma solitudine neppure con infinita abbondanza di piaceri, si capisce facilmente che noi siamo nati per un’unione e aggregazione di uomini e per una comunità naturale. Siamo poi spinti dalla natura a voler giovare al maggior numero possibile di persone sia soprattutto insegnando sia dando norme di saggezza. (gli stoici) Ritengono quindi che l'universo sia retto dalla potenza divina, e, come dire, dimora e città comune sia agli uomini che agli dèi; (ritengono che) questo nostro mondo sia solo una porzione di quell'universo. Ne deriva, per natura, che siamo portati ad anteporre l'utile comune al nostro. Come, infatti, le leggi salvaguardano prima la sicurezza della collettività che dei singoli individui, allo stesso modo l'uomo retto e saggio, rispettoso delle leggi e non ignaro del dovere di cittadino, provvede più a ciò ch'è utile alla collettività, che a ciò ch'è utile per ciascun singolo o per sé. Chi non cura l'interesse o la sicurezza della patria non è da biasimare meno del traditore della patria, perché (compie azioni, agisce) in vista del proprio egoistico utile o sicurezza. Se ne ricava chedeve esser ricoperto di lode chi si sacrifica per lo Stato, poiché è cosa buona e giusta che la patria sia per noi più cara della nostra stessa persona Benché sia in auge (ducitur) quella voce inumana e scellerata di quelli i quali negano di rifiutare che, dopo essere morti, consegua la distruzione di tutte le terre, certamente è vero che devono provvedere anche che a coloro, che un giorno verranno dopo di noi.
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Tantum mali non est peccare principes, quamquam est magnum hoc per se ipsum malum, quantum illud, quod permulti imitatores principum exsistunt. ... sed etiam quod corrumpunt, plusque exemplo quam peccato nocent.
Non è tanto male che i principi peccano, benché questo solo sia un gran male, quanto lo é che esistano molti imitatori dei principi. Infatti si può vedere, se vuoi ripercorrere il ricordo dei tempi, di quale genere sono stati gli uomini più eminenti della città, tale fu la città: qualunque mutamento dei costumi si sia verificato nei governanti, quello subentrò nel popolo. E questo non poco è più vero di ciò che piaceva al nostro Platone, il quale dice che, cambiati i canti dei musicanti, cambi lo stato delle città. Io invece penso che con il mutare della vita e del modo di condursi dei nobili, cambino i costumi delle città. Tanto più sono colpevoli verso lo stato i governanti viziosi, perché non solo concepiscono essi stessi i vizi, ma li infondono nella cittadinanza, e non solo nuocciono, perché essi stessi si corrompono, ma perché corrompono, e sono nocivi più con l'esempio che con il vizio.
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Cicerone Urbis et Orbis
Quirites, unumne fundum pulcherrimum populi Romani, agrum Campanum, caput vestrae pecuniae, pacis ornamentum ...
Quiriti, l'agro Campano, quell'unico fondo bellissimo del popolo romano, sorgente del vostro denaro, decoro della pace, sussidio in guerra, fondamento delle imposte, granaio delle legioni, sollievo della carestia, sopporterete che vada in rovina? Forse che avete dimenticato quanti eserciti avete mantenuto in vita con i frutti dell'agro campano, durante la guerra italica, dopo che le altre rendite erariali erano venute meno? Oppure non sapete che tutti gli altri magnifici tributi del popolo Romano spesso dipendono da un insignificante mutamento della fortuna? Cosa gioveranno a noi i porti dell'Asia, cosa tutti i tributi d'oltremare, insinuatosi il sospetto di briganti o di nemici? Ma, in realtà, questo tributo del territorio Campano è di tal genere che, essendo in patria ed essendo protetto da tutte le fortificazioni delle città, allora non suole essere né esposto alle guerre né soggetto al clima o al luogo. L'Asia, per molti anni, durante la guerra Mitridatica, non vi portò rendita, ai tempi di Sertorio l'introito erariale della Spagna fu nullo; gli altri tributi sono compromessi dalle difficoltà della guerra; con questa rendita vengono sostenute anche le necessità della guerra.
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Varietà di usi e di credenze presso tre popoli antichi versione latino Valerio Massimo
traduzione libro Urbis et Orbis
Celtiberi nefas esse ducebant proelio superesse, cum is occidisset, pro cuius salute spiritum ...
I Celtiberi ritengono sia empio sopravvivere ad un combattimento quando viene ucciso colui alla cui salvezza hanno dedicato la vita; credono che l'incolumità della patria debba essere protetta coraggiosamente e che debba essere mantenuta la lealtà dell'amicizia. I Traci celebrano tristemente le nascite degli uomini, con allegria i funerali; poiché la vita costringe a fare e a subire vergognosamente molte cose, quelli ritengono che la morte sia molto più felice e beata rispetto alla loro nascita. Le madri Spartane esortavano i figli che stavano per andare in guerra a tornare vivi dinanzi a loro con le armi o ad essere riportati morti in armi.
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Feminae cum viris cubantibus sedentes cenitabant. quae consuetudo ex hominum conuictu ad diuina penetrauit: nam Iouis epulo ipse in lectulum, Iuno et Minerua in sellas ad cenam inuitabantur. quod genus seueritatis aetas nostra diligentius in Capitolio quam in suis domibus conseruat, uidelicet quia magis ad rem pertinet dearum quam mulierum disciplinam contineri.
Le donne cenavano stando sedute, mentre gli uomini erano sdraiati. La quale usanza passa dal dal convito degli uomini al convito degli dei perché nel convito di Giove stava nel letto, Giunone e Minerva cenavano sulle seggiole. La quale generazione di rigidità la nostra età più diligentemente osserva in Campidoglio che nelle case, infatti questa dottrina appartiene di più ai fatti degli dei che ai fatti delle donne.