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Τῶν δ' Ὀλυμπίων ἐγγὺς ὄντων ἀπέστειλεν εἰς τὸν ἀγῶνα...ὅτε καὶ τὸν Ὀλυμπιακὸν λόγον ἐπιγραφόμενον ἀνέγνω.
Quando le Olimpiadi erano vicine (gen ass), egli inviò ai giochi numerose quadrighe, differenti di molto rispetto alle altre per velocità, e tendaggi ricamati d'oro per l'adunanza, e ornati con lussuosi mantelli variopinti. Egli inviòanche i migliori rapsodi, affinché, recitando ad alta voce i suoi componimenti poetici durante l'adunanza, rendessero illustre Dionigi; egli amava infatti come un pazzo la poesia. Inoltre inviò, quale curatore di questi beni, il fratello Tearide; quando costui, giunse all'adunata, era notato per la magnificenza dei tendaggi e per il gran numero delle quadrighe; non appena i rapsodi iniziarono a declamare le poesie di Dionigi, in un primo momento, per l'intonazione dei cantori, la folla li circondava e tutti li ammiravano; dopo queste cose, invece, rendendosi conto della bassezza delle poesie, deridevano Dionigi e giunsero a tal punto che taluni osarono fare a pezzi i tendaggi. Infatti anche l'oratore Lisia, che allora si trovava ad Olimpia, esortò le masse a non accettare più ai giochi sacri rappresentanti inviati dalla più empia delle tirannidi. Ho conosciuto ora l'orazione olimpica mentre viene scritta.
(By Eragon)
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Bello illo maximo, quod Athenienses et Lacedaemonii summa inter se...
Durante quella notevolissima guerra che gli Ateniesi e gli Spartani fecero tra loro con un enorme dispiegamento di forze, il grandissimo Pericle, capo della sua città sia per prestigio che per eloquenza e per intelligenza, poiché, eclissatosi il sole, si era fatto buio all'improvviso, e poiché un grandissimo terrore aveva pervaso gli animi degli Ateniesi, si dice che spiegò ai suoi concittadini ciò che egli stesso aveva appreso da Anassagora, del quale era stato allievo: che quella cosa si verificava in un momento preciso e fisso, quando la luna si era collocata completamente dietro alla sfera del sole. Quindi spiegò che ciò non poteva che verificarsi, se non ogni novilunio, comunque a scadenze regolari di cicli lunari. Dopo aver spiegato ciò, con la discussione e per mezzo di argomentazioni razionali, liberò il popolo dalla paura; allora infatti, era una teoria nuova e sconosciuta che il sole, collocandosi di fronte alla luna, fosse solito eclissarsi, un fenomeno che, dicono, che abbia visto per primo Talete di Mileto. Così il popolo non rimase all'oscuro, grazie alla cultura di Pericle.
Versione tratta da: Cicerone
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Καθαρας ουν Θησευς την οδον ηκεν εις Αθηνας. Μηδεια δε Αιγει τοτε συνοικουσα επεβουλευσεν αυτω... εξεβαλε την Μηδειαν.
Teseo dopo aver ripulito la strada, si diresse ad Atene. Medea, che allora aveva sposato Egeo, cospirò contro di lui e convinse Egeo a proteggersi da Teseo, come se [Teseo] cospirasse contro di lui. Così [Egeo] (ἀναιρέω) ordinò che a lui fosse offerto (προσφέρω) da Medea del veleno preparato il giorno stesso. Quello mentre stava per assumere la bevanda porse la spada al padre, subito Egeo lo riconobbe e gli rovesciò via la coppa dalle sue mani. Teseo fu riconosciuto dal padre e apprendendo il complotto, scacciò Medea.
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Κυβεια γαρ ο Πλατων τον βιον απεικασεν, εν ω και βαλλειν δει τα προσφορα και βαλοντα χρησθαι καλως τοις πεσουσι... και χρησιμον αυτοις λαμβανουσι.
Traduzione libera
Platone paragonò la vita a una partita a dadi, in cui bisogna sì cercare di gettarli in modo che ci siano favorevoli, ma anche, una volta gettati, far buon uso del risultato che si è ottenuto Di queste due azioni, il gettare non è in nostro potere, ma l'accogliere senza recriminazioni ciò che la sorte ci assegna e dare a ogni evento un posto in cui ciò che è propizio possa giovarci di più, e ciò che è contrario alle nostre aspettative, se capita, danneggiarci di meno, questo sì è affar nostro, se siamo assennati. Le persone inesperte e dissennate riguardo alla vita, come i malati che non riescono a sopportare né il caldo né il freddo, si lasciano esaltare dalla buona sorte, abbattere dall'avversa e turbare da entrambe, o piuttosto da se stesse in entrambe, e anche in rapporto a quelli che sono considerati beni. [...] Le persone assennate, invece, come alle api fornisce miele il timo, la più acre e secca delle piante, traggono spesso convenienza e utilità dagli eventi più penosi.
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Αι μεντοι κωμωδιαι των τοτε διδασκαλων, σπουδη τε πολλας και μετα γελωτος αφεικοτων φωνας εις αυτον... ως ου πεπτωκε, νικα και μεταπειθει τους ορωντας".
Traduzione libera
si consiglia di renderla letterale per uso scolastico
Di certo tra i poeti drammatici di allora i commediografi, che gli avevano lanciato molti motti sul serio e per scherzo, mostrano che il soprannome era soprattutto per l'eloquenza, dicendo che lui "tuonava" e "fulminava" quando parlava in pubblico, e "portava nella lingua una folgore terribile". Si ricorda anche un certo discorso di Tucidide figlio di Milesio, pronunciato per scherzo riguardo all'eloquenza di Pericle. Infatti Tucidide era tra gli uomini migliori, e per moltissimo tempo osteggiò la politica di Pericle. Chiedendogli Archidamo re degli Spartani se lottasse meglio lui o Pericle, disse: "Quando io lo butto giù lottando, lui dicendo che non è caduto, vince e dissuade quelli che guardano