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Αἱ μὲν Νύμφαι ταῦτα εἰποῦσαι τῇ νυκτὶ συναπῆλθον γενομένης δὲ ἡμέρας, ἀναπηδήσας o Δάφνις περιχαρής ἤλαυνε ῥοίζῳ πολλῷ τὰς αίγας εἰς τὴν νομήν· καὶ τὴν Χλόην φιλήσας ...da Longo Sofista)
Le Ninfe, dette queste cose, si allontanavano nella notte, e, fattosi giorno, Dafni, dopo essersi svegliato di soprassalto, molto contento conduceva le capre al pascolo con grande impeto, e dopo aver baciato Cloe e aver salutato con affetto le Ninfe, scese fino al mare; e camminava sulla sabbia, vicino alla riva cercando le tremila (dracme). Stava per fermarsi dopo non molta fatica infatti trova subito vicino al delfino la sacca piena d'argento. Dopo averlo raccolto ( ἀνελόμενος, ἀναιρέω, partic aor) e dopo averlo inserito (ἐντίθημι) nella bisaccia, non se ne andò (ἀπέρχομαι) prima di onorare (εὐφημέω, infin aor) le ninfe e il mare stesso: infatti sebbene fosse un pastore, ormai considerava il mare più piacevole (comp γλυκύς) della terra, poiché aiutava al matrimonio con lui. l'unione di Dafne.
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Eκτον επεταξεν αθλον ο Ευρυσθευς τω Ηρακλει τας Στυμφαλιδας ορνιθας εκδιωξαι. Ην δε εν Στυμφαλω πολει της Αρκαδιας λιμνη λεγομενη Στυμφαλις, πολλη υλη συνηρεφης· εις ταυτην ορνεις συνεφυγον απλετοι, φοβουμεναι την απο των λυκων αρπαγην ...
Come sesta fatica Euristeo ordinò ad Eracle di scacciare gli uccelli stinfalidi. Presso la città di Stinfalo, in Arcadia, c'era una palude, chiamata Stinfalia, circondata da una fitta foresta. In questa si erano rifugiati enormi uccelli, poiché erano spaventati dal saccheggio dei lupi. Poiché Eracle non sapeva come farli farli uscire dalla selva Atena avendo preso da Efesto sonagli di bronzo, glieli dava. Facendoli vibrare su un monte situato vicino alla palude spaventava gli uccelli. Quelli non sopportando il suono volavano via per la paura e in quel luogo Eracle li uccise con l'arco. Come settima fatica ordinò di riportare a Creta il toro. Acusilao dice che questo era quello che Europa aveva portato a Zeus. Quando Eracle giunse a Creta per questo Minosse disse a lui che lo chiedeva di prenderlo dopo aver lottato, avendolo preso e avendolo trasportato lo mostrò a Euristeo e poi lo lasciò libero. Questo (toro) vagando a Sparta e per tutta l'Arcadia e giungendo a Maratona dell'Attica dopo aver attraversato l'Istmo distruggeva gli abitanti.
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Ἀπόλλων δὲ τὰς βόας ζητῶν εἰς Πύλον ἀφικνεῖται, καὶ τοὺς κατοικοῦντας ἀνέκρινεν. Οἱ δὲ ἔφασκον ἰδεῖν μὲν παῖδα ἐλαύνοντα, ἀλλὰ οὐκ εἶχον εἰπεῖν ποῖ ποτε ἠλάθησαν. Μαθὼν δὲ ἐκ τῆς μαντικῆς τὸν κλέψαντα ...(da Apollodoro)
Apollo, mentre cercava le mucche, giunge(va lett presente) a Pilo e interrogava gli abitanti. Questi gli dicono di aver visto (che hanno visto) un fanciullo che le guidava, ma che non sanno dirgli dove sono state portate. Avendo appreso dall'oracolo il (nome del) ladro, si reca(va lett presente) a Cillene da Maia ed incolpava (αἰτιάομαι) Ermes. Ma lei glielo mostrò (ἐπιδείκνυμι - il fanciullo) in fasce. Apollo allora dopo averlo condotto da Zeus reclamava (ἀπαιτέω)le mucche. Pur ordinandoglielo Zeus [Ermes] rifiutava (ἀρνέομαι). Non persuadendolo conduce Apollo a Pilo e gli restituisce le mucche. Avendo udito la lira, Apollo da in cambio le mucche. Ermes mentre le pascolava dopo aver costruito (πήγνυμι) di nuovo una siringa la suonava. Ma desiderandola anche Apollo gliela prese e gli dava il bastone d'oro.
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Ὅτε Ἀγησίλαος ἔμελλε μὲν ἤδη νικήσειν, αὐτὸς δὲ τετρωμένος προσηνέχθη πρὸς τὴν φάλαγγα, προσελάσαντές τινες τῶν ἱππέων λέγουσιν αὐτῷ ὅτι τῶν πολεμίων ὀγδοήκοντα σὺν τοῖς όπλοις ὑπὸ τῷ ναῷ εἰσι, ...(da Senofonte)
Quando Agesilao stava per vincere, ma egli stesso, ferito, fu portato alla falange, essendosi avvicinati alcuni dei cavalieri gli dissero (lett presente) che ottanta dei nemici nemici con le armi si trovavano (lett pres) sotto il tempio e gli chiesero cosa bisognava fare. Ma lui, pur avendo molte ferite su tutto il corpo e da ogni tipo di arma, ugualmente non si dimenticò della divinità, ma ordinava di andare dove volevano e non permetteva di fargli del male, e ordinò ai cavalieri che con lui di scortarli cosicché fossero al sicuro. Dopo che la battaglia cessò, era possibile vedere la terra macchiata di sangue, amici e nemici che giacevano morti uno accanto all'altro, scudi rotti, lance spezzate, pugnali privi dei foderi, alcuni a terra, altri nei corpi, altri ancora nelle mani. Allora, poiché era già tarda sera, dopo aver trascinato i cadaveri dei nemici all'interno della falange, cenarono e si addormentarono.
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Ὄνος καὶ ἀλώπηξ, κοινωνίαν ποιησάμενοι, πρὸς ἀλλήλους ἐξήρχοντο ἐπὶ ἄγραν. Λέοντος δὲ αὐτοῖς ἀπαντήσαντος, ἡ ἀλώπηξ ὁρῶσα τὸν κίνδυνον προσερχόμενον ἐδεῖτο ...(da Esopo)
Un asino e una volpe, avendo fatto un accordo, uscivano a caccia l'uno con l'altro. Quando andò loro incontro (ἀπαντήσαντος part aor ἀπαντάω) un leone (gen ass), la volpe, vedendo il pericolo avvicinarsi, pregava ( δέομαι imperf regge il genitivo) il leone di lasciarla andare e gli annunciò di consegnargli l'asino. Dopo che il leone acconsentì (gen ass) a liberarla, la volpe dopo aver condotto l'asino verso una trappola fece in modo che ci cadesse dentro (ἐμπίπτω futuro). E il leone, vedendo che quello non poteva fuggire, prima catturò (ἀγρεύω aoristo) la volpe e poi allora si rivolgeva verso l'asino. Così coloro che cospirano contro i compagni spesso non sanno che distruggono loro stessi.
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ULTERIORE PROPOSTA DI TRADUZIONE
Un asino ed una volpe che avevano fatto società, andavano assieme (l'un l'altro) a caccia. Nel momento in cui si presentava davanti a loro un leone (gen, ass. ) la volpe, vedendo il pericolo che li minacciava, supplicava (δέομαι gen. ) il leone che la lasciasse andare (ἀφίημι) e propose di offrirgli l'asino. Dopo che quello diceva di lasciarla libera (ἀπολύω), la volpe, attirato (προσάγω) l'asino in una trappola, fece in modo che ci finisse. E il leone, resosi conto (ὁράω) che quello non poteva scappare via (non era scappante), prima catturò (ἀγρεύω) la volpe e in seguito si dedicò all'asino. Così coloro che tendono insidie ai compagni spesso dimenticano che vanno in rovina (συναπόλλῡμι) anch'essi stessi. (By Geppetto)