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IL LEONE E L'ASINO versione greco Esopo
traduzione dal libro "le parole dei greci" pagina 299 numero 551
λέων καὶ ὄνος κοινωνίαν πρὸς ἀλλήλους σπεισάμενοι ἐξῆλθον ἐπὶ θήραν. γενομένων δὲ αὐτῶν κατά τι σπήλαιον, ἐν ᾧ ἦσαν ἄγριαι αἶγες, ὁ μὲν λέων πρὸ τοῦ στομίου στὰς ἐξιούσας ‹τὰς αἶγας› παρετηρεῖτο, ὁ δὲ εἰσελθὼν ἐνήλατό τε αὐταῖς καὶ ὠγκᾶτο ἐκφοβεῖν βουλόμενος. τοῦ δὲ λέοντος τὰς πλείστας συλλαβόντος ἐξελθὼν ἐκεῖνος ἐπυνθάνετο αὐτοῦ, εἰ γενναίως ἠγωνίσατο καὶ τὰς αἶγας εὖ ἐδίωξεν. ὁ δὲ εἶπεν· ἀλλὰ εὖ ἴσθι, ὅτι κἀγὼ ἄν σε ἐφοβήθην, εἰ μὴ ᾔδειν σε ὄνον ὄντα. οὕτως οἱ παρὰ τοῖς εἰδόσιν ἀλαζονευόμενοι εἰκότως γέλωτα ὀφλισκάνουσι.
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FATICOSA MARCIA NELLA NEVE
VERSIONE DI GRECO di Senofonte
TRADUZIONE dal libro Le parole dei greci
TRADUZIONE
Chiriofo si accampò qui con la parte di esercito che riuscì ad arrivare. le rimanenti truppe che non furono in grado di coprire la distanza, trascorsero la notte a digiuno e senza fuoco. Nella cirocstanza, alcuni soldati morirono. Alcuni gruppi di nemici, radunatisi, seguivano i greci, depredavano il bestiame che era esausto, per averlo si azzuffavno tra di loro. furono abbandonati al loro destino i soldati rimasti abbaccinati dalla quantità della nve e chi aveva le dita dei piedi incarnite dal gelo. per gli occhi c'era un rimedio contro il bagliore della neve, se si proseguiva la marcia bendandoli con stoffa nera. per i piedi invece bisognava muoversi, non stare fermi e, prima di addormentarsi, slacciare i calzari. "
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Attilio Regolo torna a Cartagine versione greco e traduzione
versione dal libro LE PAROLE DEI GRECI versione n. 290 pag 528
Ρηγουλον τον στρατηγον Ρωμαιων εαλωκοτα Καρχηδονιοι συν πρεσβεσιν οικειοις προς την Ρωμην εξεπεμπον, οιομενοι μετριαν τινα του πολεμου ευρησειν λυσιν και των αιχμαλωτων αντιδοσιν συνεργουντος του ανδρος. Ο δ' ελθων τας μεν συνηθεις τοις υπατικοις τιμας διεωσατο, ου μετειναι της πολιτειας αυτω λεγων αφ' ουπερ η τυχη δεσποτας αυτω Καρχηδονιους επεστησε, παρηνει δε τας διαλλαγας απειπασθαι, εις το ανελπιστον ηδη αφιγμενων των πολεμιων. Οι δε Ρωμαιοι αγασθεντες αυτον τους μεν πρεσβεις αποπεμπουσιν, αυτον δε κατεχειν ηβουλοντο. Ο δε ου μενετεον αυτω φησας εν πολει εν η της ισης ου μεθεξει κατα τους πατριους θεσμους πολιτειας, πολεμου νομω δουλευειν ετεροις ηναγκασμενος, ειπετο τοις Καρχηδονιοις εκουσιος, ενθα πολλαις και δειναις αικιαις αικισθεις ετελευτησεν.
Traduzione
I Cartaginesi inviarono a Roma con i propri ambasciatori Regolo il comandante dei Romani che era stato catturato, ritenendo che avrebbe trovato una moderata soluzione della guerra, lo scambio di prigionieri con l’aiuto di quell’uomo. E quello giunto a Roma rifiutò gli onori soliti per i consolari dicendo che non gli apparteneva il diritto di cittadinanza da quando la sorte gli mise come padroni i Cartaginesi, esortò a rifiutare gli scambi ormai essendo i nemici giunti alla disperazione. I Romani avendolo ammirato rimandano gli ambasciatori, ma volevano trattenerlo. E quello avendo detto che egli non doveva rimanere in una città nella quale non avrebbe partecipato alla medesima cittadinanza secondo i costumi, partì, essendo stato costretto dalla legge di guerra ad essere schiavo di altri, andò volontario dai Cartaginesi dove dopo essere stato tormentato da molti e terribili supplizi, morì.