- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di greco - PLUTARCO
- Visite: 2
LA VIRTU' DI LUCREZIA
VERSIONE GRECO Plutarco
Poiché una volta durante l'assedio degli ardeati i figli di Tarquinio, Collatino e Bruto cenavano insieme, essendo anche coetanei e consanguinei, vennero a un discorso sulla saggezza delle loro donne e da questo anche ad una contesa, poiché ciascuno giudicava superiore la propria donna. E - infatti tutte si trovavano lontano dall'accampamento parve loro opportuno subito, di notte, prima che esse venissero a saperlo, correre a cavallo insieme da loro. Fatto questo, le altre in conversazione, mentre trovarono Lucrezia, la moglie di Collatino, intenta a filare la lana.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di greco - PLUTARCO
- Visite: 2
LE RISPOSTE DEI SAPIENTI INDIANI
LASCIANO SCONCERTATO ALESSANDRO
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE
Un satrapo indiano, di nome Sabba, si era ribellato dietro istigazione dei Gimnosofisti, i quali avevano procurato ai Macedoni gravissimi danni. Alessandro ne fece arrestare dieci, e poiché si diceva che questi sapienti fossero molto abili e concisi nelle risposte pose loro alcuni quesiti assurdi, avvertendoli che avrebbe fatto uccidere il primo che non avesse dato la risposta giusta e poi via via tutti gli altri. Dopo avere ordinato al più anziano di fare da giudice, chiese al primo: "Sono più numerosi i vivi o i morti?". "I vivi, poiché i morti non ci sono più". Poi domandò al secondo: "Ci sono animali più grossi sulla terra o nel mare?". "Sulla terra», rispose quello, «poiché il mare non è che una parte di essa". Al terzo chiese: "Qual è l'animale più furbo?". "Quello che l'uomo non è ancora riuscito a conoscere". "E tu, perché hai spinto Sabba a ribellarsi?", domandò al quarto. "Volevo o che vivesse nobilmente o che nobilmente morisse». Poi chiese al quinto: "Secondo te, è nato prima il giorno, o la notte?". "Nel primo giorno il giorno". "Ma questa è una risposta assurda!", esclamò stupito Alessandro. "Domande assurde richiedono per forza risposte assurde" Il re chiese quindi al sesto: "Cosa si deve fare per essere molto amati?". "Essere potenti senza ispirare timore". Restavano tre brahmani. Alessandro pose a ciascuno una domanda: "Come si può da uomo diventare dio?". "Facendo ciò che nessun uomo può fare". "È più forte la vita o la morte?" La vita, poiché sopporta un male così grande come la morte".
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di greco - PLUTARCO
- Visite: 2
L'UOMO NON PUO' ESSERE SEMPRE FELICE
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro Sophia - pagina 66 numero 89
inizio: Σιμωνίδηϛ δ' ὁ τῶν μελῶν ποιητήϛ͵ Παυσανίου τοῦ ...
fine: εὐτυχήμασι φθονεῖν πέφυκεν ἡ τύχη.
TRADUZIONE
E il poeta lirico Simonide, quando il re spartano Pausania si vantava continuamente dei suoi successi e poiché gli ordinava con scherno di dire qualcosa di saggio, intendendo la sua arroganza (il poeta) gli consigliava: " Ricordati che sei un uomo!". Invece Filippo il re dei Macedoni annunciando in un momento opportuno i suoi tre successi, in primo luogo che aveva vinto alla quadriga nei giochi Olimpici, in secondo luogo che il comandante Parmenione aveva vinto i Dardani in battaglia, e in terzo luogo che Olimpiade gli aveva dato un figlio maschio, dopo aver alzato le mani al cielo, disse: " O dio, contrapponi a questi episodi una giusta dose di disgrazia", poiché sapeva che la sorte è portata per natura a essere invidiosa dei grandi successi.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di greco - PLUTARCO
- Visite: 2
Ambizione di Temistocle
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro Antropon odoi
λέγεται γὰρ οὕτω παράφορος πρὸς δόξαν εἶναι καὶ πράξεων μεγάλων ὑπὸ φιλοτιμίας ἐραστής, ὥστε νέος ὢν ἔτι τῆς ἐν Μαραθῶνι μάχης πρὸς τοὺς βαρβάρους γενομένης καὶ τῆς Μιλτιάδου στρατηγίας διαβοηθείσης σύννους ὁρᾶσθαι τὰ πολλὰ πρὸς ἑαυτῷ καὶ τὰς νύκτας ἀγρυπνεῖν καὶ τοὺς πότους παραιτεῖσθαι τοὺς συνήθεις, καὶ λέγειν πρὸς τοὺς ἐρωτῶντας καὶ θαυμάζοντας τὴν περὶ τὸν βίον μεταβολήν, ὡς καθεύδειν αὐτὸν οὐκ ἐῴη τὸ τοῦ Μιλτιάδου τρόπαιον. οἱ μὲν γὰρ ἄλλοι πέρας ᾤοντο τοῦ πολέμου τὴν ἐν Μαραθῶνι τῶν βαρβάρων ἧτταν εἶναι, Θεμιστοκλῆς δὲ ἀρχὴν μειζόνων ἀγώνων, ἐφ' οὓς ἑαυτὸν ὑπὲρ τῆς ὅλης Ἑλλάδος ἤλειφε καὶ τὴν πόλιν ἤσκει πόῤῥωθεν ἔτι προσδοκῶν τὸ μέλλον.
TRADUZIONE
Si dice che temistocle era così lanciato verso la gloria e così amante per ambizione di grandi imprese che quando era ancora un giovane all'indomani della battaglia di Maratona vinta contro i Barbarimentre si esaltava la bravura di Milziade come generale egli appariva per lo più chiuso nei suoi pensieri e passava le notti senza dormire e disertava i simposi che era solito frequentare. A chi gli domandava la causa di ciò e si meravigliava di questo cambiamento di vita rispondeva che il trofeo di Milziade non lo lasciava dormire. tutti gli altri credevano che la sconfitta dei barbari a Maratona segnasse la fine della guerra, Temistocle invece riteneva che essa fosse il principio di più grandi conflitti per i quali egli si allenava in difesa di tutta la Grecia e teneva in esercizio la città in previsione già molto tempo prima del futuro
aaaa
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di greco - PLUTARCO
- Visite: 2
MARIO E I CITTADINI DI MINTURNO
VERSIONE DI GRECO
TRADUZIONE dal libro Resis - pagina 154 numero 74
TRADUZIONE
Ai magistrati e ai consiglieri di Minturno sembrò opportuno non indugiare, ma uccidere l'uomo. Nessuno dei cittadini compì l'azione, ma un cavaliere della Galata o Cimbro - infatti si narrano entrambe le versioni - e avendo preso la spada entrò da lui. Poichè la sua dimora nella cui parte si trovava disteso non aveva molta luce, ma anzi era buia, si dice che al soldato sembrò di vedere una gran voce provenire dall'oscurità: "Tu non oserai uccidere l'uomo Gaio Mario?". Pertanto lo straniero subito si allontanò in fuga, e dopo aver gettato la spada nel mezzo, pasava attraverso la porta, gridando solamente questo: "Non posso uccidere Gaio Mario". Dunque lo stupore prese tutti e anche la pietà e il pentimento della decisione e il romprovero di loro stessi. Poichè una decisione empia e ingrata era stata presa nei riguardi dell'uomo salvatore dell'Italia, che era vergognoso non aiutare. Vada dunque l'esule dove vuole, a sopportare altrove il destino. Siano pregati gli dei da noi affinché non si adirino, poiché scacciamo dalla città Mario, povero e disarmato.
- Un esempio della mitezza di Pericle - versione greco Plutarco da Versioni per il biennio
- Morte dei figli di Crasso - Plutarco versione greco Test di greco
- La giornata di uno spartano - Plutrarco versione greco l'ordine delle parole
- Morte del cavallo Bucefalo e del cane Perita - Plutarco versione greco