- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di greco - PLUTARCO
- Visite: 2
L'uomo tende per natura all'arte
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro n. p
TRADUZIONE
Essendo per natura dotati di ragione e amanti dell’arte, ci sentiamo ben disposti verso ciò che è fatto ragionevolmente e artisticamente e lo ammiriamo quando esso ci capiti dinanzi. Infatti come l’ape, desiderando il dolce, si aggira per tutta la selva nella quale vi sia alcunché di melato e lo ricerca, così l’uomo, che è nato amante dell’arte e del bello, suole desiderare e amare ogni opera e ogni azione che partecipi di mente e di ragione. Se pertanto a un fanciulletto qualcuno presentasse da una parte del pane dall’altra un cagnolino o un piccolo bove foggiato dalla medesima farina tu lo vedresti correre da questa parte; similmente se qualcuno gli andasse innanzi e gli porgesse un pezzo d’argento non coniato, un altro gli desse un animaletto o una coppa d’argento egli preferirebbe quest’ oggetto nel quale vede frammisto l’elemento artistico e ragionevole. Analoga è l’impressione che proviamo dinanzi agli spettacoli; per esempio ci prende ripugnanza nel vedere persone morenti e inferme invece di fronte a Filottete dipinto o a Giocasta effigiata sentiamo piacere e ammirazione.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di greco - PLUTARCO
- Visite: 2
Temistocle manifesta fin da fanciullo una tendenza verso l'oratoria
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro n. p
inizio: ετι δε παις ων ομολογειται φορας
fine: ως τη φυσει πιστευων
Έτι δέ παΐς ών ομολογείται φοράς μεστός είναι, και τῇ μεν φύσει συνε¬τός, τῇ δέ προαιρέσει μεγαλοπράγμων και πολιτικός, έν γάρ ταΐς άνέσεσι και σχολαϊς άπό των μαθημάτων γινόμενος ουκ έπαιζεν ούδ' έρρᾳθύμει, καθάπερ οι λοιποί παίδες, άλλ' εύρίσκετο λόγους τινάς μελετῶν και συνταττόμενος προς εαυτόν. Ήσαν δ' οι λόγοι κατηγορία τινός ᾓ συνηγορία τῶν παίδων. "Οθεν είώθει λέγειν πρός αυτόν ό διδάσκαλος ώς «Ουδέν ἒσῃ, παΐ, συ μικρόν, άλλά μέγα πάντως αγαθόν ᾓ κακόν. » Έπεί και τῶν παιδεύσεων τάς μέν ήθοποιούς ᾓ πρός ήδονήν τινα καί χάριν έλευθέριον σπουδαζομένας όκνηρῶς και άπροθύμως έξεμάνθανε, τῶν δέ είς σύνεσιν ᾓ πράξιν λεγομένων δήλος ἦν ύπερορῶν παρ' ήλικίαν, ώς τῇ φύσει πιστεύων.
TRADUZIONE
Essendo ancora fanciullo si riconosce che è pieno di ardore, e di natura perspicace, che concepisce grandi progetti e politico per determinazione, infatti stando nei momenti di ricreazione e di riposo dagli studi non scherzava né stava in ozio, proprio come i restanti fanciulli, ma escogitava alcuni argomenti di pratica retorica e schierandosi verso se stesso. I discorsi erano l’accusa di qualcuno la difesa dei fanciulli. Per questo il maestro era solito rivolgersi a lui: “Tu, o fanciullo, non sarai di poco conto, ma grande soprattutto un bene o un male”. Poi imparò a memoria le discipline formative applicandole con riluttanza e malvolentieri o per qualche piacere e favore liberale, o per accortezza verso l’abilità della comprensione di coloro che discutono era chiaro che si sforzava di intenderle oltre le capacità della sua età, come affidandosi all’indole.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di greco - PLUTARCO
- Visite: 2
Pelopida ed Epaminonda
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libroTriakonta pag. 360 n° 9
TRADUZIONE
Molti pensano che quelli (Pelopida ed Epaminonda) ebbero una forte amicizia dalla battaglia di Mantinea, che combatterono al fianco dei Lacedemoni quando erano ancora amici ed alleati dopo aver mandato un aiuto da Tebe. Infatti disposti insieme tra loro nelle file degli opliti e combattendo contro gli Arcadi, poiché l’ala dei Lacedemoni in cui si trovavano cedette e ci fu lo sbaragliamento di molti, sferrando insieme l’assalto respinsero gli assalitori. E Pelopida ricevendo sette ferite sul davanti, cadde su molti cadaveri sia di amici sia di nemici, mentre Epaminonda, pur pensando che quello fosse morto, avvicinandosi si pose sul corpo e sulle armi, e si espose al pericolo contro molti da solo, preferendo morire piuttosto che lasciare a terra Pelopida. Quando ormai anche questi (Epaminonda) stava male, Agesipolide re degli Spartani corse in aiuto dall’altra ala, e inaspettatamente li salvò entrambi.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di greco - PLUTARCO
- Visite: 2
Un comportamento di Temistocle
VERSIONE DI GRECO di Plutarco traduzione dal libro hellenikon phronema
ἔνθα δὴ Θεμιστοκλῆς ἀπορῶν τοῖς ἀνθρωπίνοις λογισμοῖς προσάγεσθαι τὸ πλῆθος, ὥσπερ ἐν τραγῳδίᾳ μηχανὴν ἄρας, σημεῖα δαιμόνια καὶ χρησμοὺς ἐπῆγεν αὐτοῖς· σημεῖον μὲν λαμβάνων τὸ τοῦ δράκοντος, ὃς ἀφανὴς ἐκείναις ταῖς ἡμέραις ἐκ τοῦ σηκοῦ δοκεῖ γενέσθαι· καὶ τὰς καθ' ἡμέραν αὐτῷ προτιθεμένας ἀπαρχὰς εὑρίσκοντες ἀψαύστους οἱ ἱερεῖς, ἐξήγγελλον εἰς τοὺς πολλούς, τοῦ Θεμιστοκλέους λόγον διδόντος, ὡς ἀπολέλοιπε τὴν πόλιν ἡ θεὸς ὑφηγουμένη πρὸς τὴν θάλατταν αὐτοῖς. [τῷ δὲ χρησμῷ πάλιν ἐδημαγώγει, λέγων μηδὲν ἄλλο δηλοῦσθαι ξύλινον τεῖχος ἢ τὰς ναῦς· διὸ καὶ τὴν Σαλαμῖνα θείαν, οὐχὶ δεινὴν οὐδὲ σχετλίαν καλεῖν τὸν θεόν, ὡς εὐτυχήματος μεγάλου τοῖς Ἕλλησιν ἐπώνυμον ἐσομένην.
Allora Temistocle, trovandosi in difficoltà a trascinare la folla con ragionamenti umani, innalzò una macchina come nelle tragedie e fece entrare per loro in scena segni divini e oracoli. Prese come segno divino la sparizione del serpente dal recinto sacro, avvenuta, come sembra, proprio in quei giorni. Quando i sacerdoti trovarono intatte le primizie che ogni giorno a lui venivano offerte, annunciarono al popolo, dietro suggerimento di Temistocle, che la dea aveva abbandonato la città indicando agli Ateniesi la via del mare. Con l'aiuto di un vaticinio egli cercava di nuovo di persuadere il popolo, dicendo che con l'espressione "mura di legno" nuli'altro indicava l'oracolo se non le navi, e che perciò il dio chiamava Salamina "divina" e non "terribile" o "crudele", in quanto avrebbe dato il suo nome a un evento di grande fortuna per i Greci.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di greco - PLUTARCO
- Visite: 2
Superstizione e sofferenze eterne
versione greco Plutarco traduzione
Περας εστί τού βίόύ πασιν ανθρωποις ο θανατος· ο θανατος δε ουκ εστι της δεισιδαιμονιας περας. Δεισιδαιμονια γαρ υπερβαλλει τους ορους επεκεινα του βιου, μακρον και αθανατον πραττουσα τον φοβον, και συναπτουσα τω θανατω κακων αθανατων επινοιαν. Αιδου ανοιγονται πυλαι βαθειαι, και ποταμοι πυρος και Στυξ ρεουσιν και εν τω σκοτω εισιν ειδωλα χαλεπα και φοβερα, οικτρας δε φωνας επιφεροντα, και δικασται δε και κολασται και χασματα και μυχοι μυριων κακων γεμοντες. Ουτως ή αθαλια δεισιδαιμονια τας λυπας, ας μή εν τω βιω πασχει, δεινας πραττει
Per tutti gli uomini la morte è la fine della vita: invece la morte non è la fine della superstizione. Infatti la superstizione supera i confini oltre la vita, rendendo grande e immortale la paura, e aggiungendo alla morte l'invenzione di mali infiniti. Sono aperte le profonde porte dell'Ade, e fiumi di fuoco e lo Stige scorrono e nell'oscurità ci sono ombre dannate e terribili, che emettono penosi lamenti, e i giudici e i castigatori, e le distese e gli angoli che sono pieni di innumerevoli cose maligne. Così la funesta superstizione crea terribili pene, che nella vita non soffre.
- Gilippo si fa assegnare dai Siracusani il comando assoluto delle operazioni contro gli Ateniesi - Pl
- Filippo di Macedonia diviene ostaggio dei Tebani - Plutarco versione greco phronemata
- Morte di Archimede - Plutarco versione greco (Vita di Marcello, 19, 8-12)
- Rispetto degli spartani per la terza età - Plutarco versione greco