- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Nove Corso di latino Teoria ed esercizi.
- Visite: 2
Daedalus, clarus artifex, Athenis viveba...ova in saepibus ponit.
Dedalo, il famoso architetto, viveva ad Atene dove accoglieva presso di se il figlio di sua sorella. Pernice si dimostrò un adolescente di singolare intelligenza, di grande volontà, straordinario discepolo e eccellente inventore. Prendendo in esempio le spine dei pesci incise nel ferro i denti ed inventò l'impiego della sega. Inventò molte altre nuove e utili cose, ma Dedalo invidioso dell'abilità del nipote, gettò giù il povero [giovane] dalla rocca sacra a Minerva. Però la dea, patrona degli artisti, commossa dalla disgrazia [o anche: dalla caduta dall'alto] del giovane ricoprì il [suo] corpo di penne, collocò il vigore del talento e l'agilità delle mani sulle ali e sui piedi. Così ebbe origine l'uccello pernice, diverso dagli altri uccelli per natura e costumi. L'uccello Pernice tuttavia, memore dell'antica caduta all'alto e temendo i luoghi elevati vola vicino al suolo, non costruisce il nido su rami alti né su un'alta torre e depone le uova nei cespugli.
(By Vogue)
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Nove Corso di latino Teoria ed esercizi.
- Visite: 2
Post L. Tarquinium Servius Tullius primus iniussu populi ...
Si racconta che dopo L Tarquinio Servio Tullio senza ordine del popolo regnò per primo, raccontano che questo era nato da una serva di Tarquinia, essendo stato concepito da un cliente del re. Questi erudito nel gruppo degli schiavi e prendendo parte al banchetto del re, non nascose la scintilla dell'ingegno, che già allora brillava nel fanciullo: era così operoso in ogni cosa sia nel dovere che nel discutere. E così Tarquinio, che allora aveva figli molto piccoli, amava Servio così, che questi dal suo popolo era considerato come un figlio, e lo erudì con sommo desiderio a tutte quelle arti, che egli stesso aveva appreso, secondo il raffinatissimo costume dei Greci.
(By Maria D. )
Versione tratta da Cicerone
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Nove Corso di latino Teoria ed esercizi.
- Visite: 2
Cum primores civitatis similibus morbis...septuaginta damnatae sunt.
I più ragguardevoli della città morendo di malattie simili e all'incirca con lo stesso esito, un'ancella confessò a Fabio Massimo, edile curule, che avrebbe indicato la motivazione dell'epidemia pubblica, se le fosse stata attribuita fiducia che la rivelazione non sarebbe stata di danno. Fabio riferì in fretta la cosa ai consoli, i consoli al senato, e con l'accordo generale fu attribuita fiducia all'ancella rivelatrice. Allora fu rivelato che la città era stata oppressa da un maleficio femminile e che le matrone cuocevano i veleni e, se volessero seguirla immediatamente, potevano essere colte sul fatto. Seguendo la rivelatrice, trovarono alcune matrone che cuocevano dei medicamenti. Condotte queste nel foro, due di queste, Cornelia e Sergia, dichiarando fermamente che tali medicamenti erano salutari, ordinate dalla rivelatrice di berli, bevuto interamente il medicamento, queste stesse si distrussero con il loro stesso inganno. Catturate in fretta le loro compagne indicarono un gran numero di matrone, di cui ne furono condannate all'incirca settecento.
(By Maria D. )
Altre versioni con questo titolo:
Le matrone avvelenatrici (da versioni latino per il triennio - testo diverso)
Matrone avvelenatrici (dal libro Nove Discere - testo diverso)
Versione tratta da Livio
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Nove Corso di latino Teoria ed esercizi.
- Visite: 2
Aedis Minervae est in Insula, de qua ante dixi...
Il tempio di Minerva si trova nell'isola, del quale ho riferito prima; che Marcello non toccò, e lasciò integro e ornato; questo da costui fu così spogliato e saccheggiato, che non sembra essere stato devastato da un nemico, il quale tuttavia in guerra rispetta la religione e le leggi della consuetudine, ma da predoni barbari. Il combattimento equestre di re Agatocle era rappresentato su quadri e con questi quadri erano rivestite le pareti interne del tempio. Niente era più celebre di quei quadri; niente che a Siracusa fosse creduto più degno da vedere. Marcello, benché avesse reso tutto profane con questa sua famosa vittoria avendo già ricevuto queste cose sacre e venerabili a causa della durevole pace e fedeltà del popolo siracusano portò via tutti quei quadri, lasciò nude e disonorate le pareti, i cui ornamenti erano rimasti per tanti secoli, erano sfuggiti a tante guerre
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Nove Corso di latino Teoria ed esercizi.
- Visite: 2
Alexandro regi mirus equus fuit nomine “Bucephalas”....
Il re Alessandro ebbe un cavallo straordinario di nome Bucefalo. Non appena era ornato ed armato per la battaglia, nessun uomo eccetto Alessandro poteva montarlo. Questo è anche degno di memoria in merito a quel cavallo: durante la Guerra Indica Alessandro salendo su di esso e compiendo prodigiose imprese, si era lanciato imprudentemente nel cuneo dei nemici. Poiché da ogni parte venivano lanciati i dardi contro Alessandro, il cavallo fu trafitto sul fianco da gravi ferite, tuttavia moribondo e ormai quasi dissanguato con una corsa veloce trasse il re dai nemici centrali (dal centro dei nemici). Non appena condusse Alessandro fuori dai dardi, cadde e ed ormai sicuro del signore sano e salvo morì. Allora in quel luogo Alessandro fondò una città che per gli onori del cavallo chiamò "Bucefala".
(By Maria D. )
Versione tratta da Gellio