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Antequam de incommodis Siciliae dico, pauca mihi videntur esse de provinciae dignitate, vetustate, utilitate dicenda. Nam cum omnium sociorum provinciarumque rationem diligenter habere debetis, tum praecipue Siciliae, iudices, plurimis iustissimisque de causis, primum quod omnium nationum exterarum princeps Sicilia se ad amicitiam fidemque populi Romani adplicavit. Prima omnium, id quod ornamentum imperi est, provincia est appellata; prima docuit maiores nostros quam praeclarum esset exteris gentibus imperare; sola fuit ea fide benivolentiaque erga populum Romanum ut civitates eius insulae, quae semel in amicitiam nostram venissent, numquam postea deficerent, pleraeque autem et maxime inlustres in amicitia perpetuo manerent. Itaque maioribus nostris in Africam ex hac provincia gradus imperii factus est. Neque enim tam facile opes Carthaginis tantae concidissent, nisi illud et rei frumentariae subsidium et receptaculum classibus nostris pateret. P. Africanus, Carthagine deleta, Siculorum urbes signis monumentisque pulcherrimus exornavitItaque maioribus nostris in Africam ex hac provincia gradus imperii factus est. Neque enim tam facile opes Carthaginis tantae concidissent, nisi illud et rei frumentariae subsidium et receptaculum classibus nostris pateret.
Prima di parlare dei danni subiti dalla sicilia (prima che io dico dei...), mi sembra opportuno soffermarmi brevemente sull'importanza, sull'antichità, sull'utilità di questa provincia. Infatti di tutti gli alleati e di tutte le province dovete avere diligente cura, ma soprattutto della sicilia, giudici, per numerosi e giustissimi motivi, e in primo luogo perché fra tutte le popolazioni straniere la Sicilia fu la prima a ricercare l'amicizia e la protezione del popolo romano. Essa fu tra tutte la prima a essere chiamata provincia, e ciò fa onore al nostro dominio; fu la prima a dimostrare ai nostri antenati quale nobile compito fosse dominare su popoli stranieri; fu la sola a mostrare verso il popolo romano una lealtà e una benevolenza tali che le città di quell'isola, una volta entrate in amicizia con noi, non se ne allontanaroo mai in seguito, ma al contrario la maggior parte di esse, e tutte le più importanti, ci rimasero sempre fedeli pertanto fu fatto il passo per estendere il nostro impero da questa provincia in africa dai nostri antenati. Infatti nn avrebbero distrutto tanto facilmente le tante risorse di Cartagine, se non fosse stato disponibile quello e il sostegno dell'approvvigionamento del grano e il rifugio per le nostre flotte. Publio l'Africano, distrutta Cartagine, ornò le città sicule con statue e monumenti assai belli pertanto fu fatto il passo per estendere il nostro impero da questa provincia in africa dai nostri antenati. Infatti nn avrebbero distrutto tanto facilmente le tante risorse di Cartagine, se non fosse stato disponibile quello e il sostegno dell'approvvigionamento del grano e il rifugio per le nostre flotte. ^_^ Cool
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La cerva di Sertorio
versione di latino di Gellio
diversa a seconda dei libri
traduzione da vari libri Velim pag. 143 N° 91 - Tirocinium vol. 2
dal libro Velim pag. 143 versione n. 91
Una cerva bianca di grande bellezza e di assai notevole velocità fu data in dono da un certo Lusitano a Sertorio. Quella cerva in un certo giorno, dopochè era stata annunciata l'incursione dei nemici, turbata dal trambusto, si diede alla fuga e si nascose nella vicina palude; e in seguito, dopo esser stata cercata, si credette che fosse morta. Non molti giorni dopo viene annuciato a Sertorio che la cerva era stata ritrovata. Allora ordinò al servo che l'aveva trovata di tacere e di non dire ciò a nessuno, e ordinò di portarla il giorno dopo nel posto in cui egli stesso si sarebbe trovato con degli amici. In seguito, invitati degli amici il giorno dopo, disse che la cerva, che era morta, gli era apparsa in sogno tornare da lui, e come prima (disse) che aveva avvertito che cosa dovesse fare. Allora da al servo il segnale; la cerva irruppe nella stanza di Sertorio; l'ammirazione e la facinoleria dei barbari furono di grande aiuto a Sertorio in molte imprese
dal libro Romanorum cultus
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Cum servus quondam gravissimum facinus commisisset, Plutarchus iussit eum tunica exui loroque caedi. Dum verberatur, quaerimonias iactabat fletusque fundebat, postremo verba obiurgatoria adhibuit atque ad dominum conversus: “Scito - inquit - philosophum irasci turpe esse: tu enim, me praesente et audiente, de iracundiae malis saepissime disseruisti. Nonne igitur pudet te, qui philosophus dici vis, irae indulgendo, me plurimis plagis multare?”. Tunc Plutarchus placide et leniter: "Num iratus ego tibi videor? Num me ira correptum esse opinaris? Mihi neque oculi, ut vides, truces sunt, neque gestus inconsultos facio, nec quidquam quod mihi paenitendum vel pudendum sit dico. Haec omnia, si ignoras, irae signa esse solent”. Et ad eum qui servum caedebat converso sermone: “Interim - inquit - dum ego atque hic de ira disputamus, perage quod tibi imperavi”.
Poiché un servo aveva commesso una volta un’azione molto grave, Plutarco ordinò di togliergli la tunica e di sferzarlo. Mentre veniva fustigato, emetteva lamenti e versava lacrime; infine ricorse a parole di rimprovero e, rivolto al padrone, disse: “Sappi che è cosa vergognosa che un filosofo si arrabbi: tu infatti, mentre io ero presente e ascoltavo, spessissimo discutesti sui mali dell’ira. Non ti vergogni dunque tu, che vuoi essere chiamato filosofo, di punirmi con moltissime percosse, cedendo all’ira?”. Allora Plutarco con calma e tranquillità : “Ti sembro forse arrabbiato io? Pensi forse che io sia stato travolto dall’ira? Non ho, come vedi, gli occhi torvi, né faccio gesti inconsulti, né dico qualcosa di cui debba pentirmi o vergognarmi. Tutte queste cose, se non lo sai, sono solitamente3 segni di ira”. E, rivolto il discorso a colui che frustava il servo, disse: “Mentre io e costui discutiamo sull’ira, porta a termine (ciò) che ti ho ordinato”.
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Frasi di Latino Tirocinium laboratorio 2 n. 3 pag. 96
genitivo di qualità, di quantità, e partitivo
GENITIVO PARTITIVO
GENITIVO OGGETTIVO
GENTITVO DI QUALITA'
GENITIVO DI QUANTITA'
1)ubicumque gentium ero, tui et vestrum omniun memoriam numquam deponan.
ovunque sarò nel mondo, non abbandonerò mai il ricordò di te e di tutti voi
2)nihil unquam in te sordidum, nihil humile cognovi
non ho mai conosciuto in te niente di volgare, niente di basso.
3) bestiarum terrenae sunt aliae, partim aquatiles, aliae quasi ancipites.
alcune delle belve sono terrestri, parte sono d'acqua, altre quasi anfibie
4)prima luce, productis omnibus copiis, duplici acie instituta, quid hostes consili caperent dux exspectabat.
all'alba, portate fuori tutte le truppe, disposta in campo una schiera duplice, il comandante attendeva quale decisione prendessero i nemici
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1-Mater Vinicii per omnia diis quam hominibus similior femina fuit.
la madre di Vinicio fu una donna in tutto più simile agli dèi che agli uomini
2-Scio quam sim ambitioni alienus, quam familiaris otio et litteris.
So quanto io sia estraneo all'ambizione, quanto (io sia) amico del riposo e delle lettere.
3-Ova ovorum et apes apium simillimae sunt.
le uova e le api sono somigliantissime alle ( altre ) uova e alle ( altre ) api
4-sunt corpora Hisapanorum ad inediam laboremqua, animi ad mortem parati.
i corpi degli Ispani sono preparati al digiuno e alla fatica, gli animi alla morte