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La Sicilia è una grande isola dell'Italia, cara alle Muse e ai poeti, gradita ai forestieri. La storia della Sicilia è antica; sulle coste dell'isola ci sono molte illustri colonie Greche. L'isola conserva anche molte testimonianze Fenicie. Nei templi ammiriamo molti altari in marmo di Proserpina. Infatti Proserpina è una dea dell'isola. Le diligenti fanciulle dell'isola offrono a Proserpina corone di spighe e di rose. Gli abitanti della Sicilia coltivano la fertile e soleggiata terra dell'isola, e raccolgono grande abbondanza di olive e di uve.
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Il re Tarquinio il Superbo, secondo il parere di tutti, meritò a ragione il proprio soprannome. Prese il potere con un crimine, perché aveva assassinato il suocero, Servio Tullio, ed esercitò il potere con dura crudeltà: vessò in diverse maniere i cittadini nobili, molti li uccise, alcuni li obbligò ad andare in esilio, altri li gettò nelle carceri. Tuttavia, quanto all'arte della guerra, fu abile. Infatti fu coraggioso in guerra e, con un certo numero di battaglie, estese il territorio dei Romani: sconfisse Latini e Sabini, strappò agli Etruschi la città di Pomezia, abbellì Roma con begli edifici. Siccome Lucio Tarquinio, il figlio del Superbo, aveva usato violenza alla nobile matrona Lucrezia, i patrizi espulsero tutti i Tarquini; il Superbo bramò di riconquistare il regno inutilmente, poiché concluse la propria vita in un triste esilio. I Romani non hanno mai più avuto dei re.
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La fiera popolazione degli Equi, in breve tempo, aveva messo Roma sotto assedio, e preparava tristi sciagure per i Romani. Allora gli anziani senatori discussero a proposito del serio pericolo, e presero una decisione: fu fatto dittatore Cincinnato, uomo coraggioso e morigerato. Cincinnato abitava fuori Roma: con fatica indefessa manteneva la sua modesta famiglia e, insieme ai propri figli, arava un piccolo campo. Quando seppe gli ordini dei senatori, lasciò immediatamente la famiglia e il piccolo campo e accorse a Roma in difesa della patria. Convocò tutte le truppe e, per mezzo diparole severe circa l'antico valore dei Romani, incitò gli animi di tutti i soldati. Quindi prese il comando e marciò contro gli Equi. La battaglia con la quale dai temerari Romani venne ottenuta la vittoria fu aspra. Così, alla patria venne restituita la libertà; poi Cincinnato rinunciò alla dittatura e tornò ai lavori dei campi. Secondo il parere di tutti, fu per Roma un secondo padre.
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Una volta che un impero enorme e straordinario era stato creato, e che la gloria di tutti i re della terra era stata superata, Alessandro morì: un uomo fornito di forza d'animo al di là della misura umana, all'età di trentatré anni. Fanciullo dall'ingegno vivacissimo, venne istruito negli studi della letteratura. Per cinque anni ebbe come maestro Aristotele, un filosofo eccellentissimo. Alla fine, ricevuto il potere, suscitò una fiducia così grande nei suoi soldati, che, quando lui era presente, essi non temevano le armi di alcun nemico. Non lasciò alcun nemico non sconfitto; non assediò alcuna città che poi non fu da lui espugnata. Alla fine venne sconfitto non dal valore nemico, ma da una malattia mortale. Quando la morte ormai incombeva, le lacrime dei presenti diedero a coloro che guardavano l'impressione che l'esercito non vedesse ormai un re, ma la propria fine.
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L'Imperatore Adriano, amante della conoscenza e della filosofia, poiché desiderava conoscere luoghi e popoli, viaggiò per tutte le province dell'impero Romano e per l'intera Asia; visitò quasi tutte le isole del mar Mediterraneo, navigando volentieri con la propria rapida nave. Arrivò ad Atene per donare molte cose agli Ateniesi, dimorando piuttosto a lungo in quel luogo in qualità di giudice di gara, poiché gli piacevano molto le competizioni degli atleti. Successivamente navigò alla volta della Sicilia, per vedere, come tramandano, il monte Etna e il variopinto sorgere del sole a guisa di arcobaleno. Di lì tornò a Roma, e da essa giunse in Africa, per offrire molte concessioni alle provincie africane. Mai nessun imperatore attraversò così tante regioni e tanto celermente. Morì nell'anno centotrentotto d. C.