- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Ad litteram - versioni latino tradotte
- Visite: 4
illo tempore, sub bello Gallico...,
A quel tempo, subito dopo la guerra Gallica, Cesare stava per recarsi in altre regioni e stava per soffocare le ribellioni dei popoli nemici. Ma in città Fabio ed i compagni, i quali avevano scalato il muro ed eranoo già sulle mura, accerchiati ed uccisi dai nemici venivano gettati giù dal muro. Allora M.Petronio, centurione di quella legione, collocatosi sotto la città, che aveva tentato di abbattere le porte, circondato da una folla e disperando ormai della [sua] salvezza, poiché erano già state ricevute da lui molte ferite, ai suoi manipolari, che spesso si erano comportati con lui allo stesso modo disse: "Oggi abbiamo lottato concordi; ma poiché ora non sto per salvarmi con voi, avrò cura della vostra vita, poichè trascinato dal desiderio di gloria vi ho portato in pericolo. Ignorate la mia distruzione e abbiate cura della vostra salvezza". Nello stesso tempo si buttò in mezzo ai nemici e, dopo che ne aveva uccisi pochi, allontanò un poco tutti gli altri dalla porta. Tuttavia i manipolari stavano per soccorrere il centurione. Ma Petronio, che già stava per morire (lett per allontanarsi dalla vita), disse: "Soccorrete invano la mia vita, perché già mi vengono meno il sangue e le forze". Oltre queste parole aggiunse: "Fuggite la distruzione, finché ne avete possibilità e speranza, e rifugiatevi alla legione". Così combattendo cadde in breve tempo ma procurò ai compagni di manipolo che stavano fuggendo la salvezza.
(By Vogue)
Versione tratta da Cesare
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Ad litteram - versioni latino tradotte
- Visite: 4
Olim plebs urbem relinquere decrevit et in Sacrum Montem descessit...
Un giorno la plebe decise di abbandonare la città e si ritirò sul Monte Sacro. Dal momento che i campi non erano più coltivati né i pastori conducevano ai pascoli le pecore e i buoi, i patrizi mandarono luogotenenti alla plebe e per mezzo dei luogotenenti dissero alla plebe: "Rinunciate al vostro proposito e tornate in città: non solo voi avrete pericoli, non solo voi fatiche, non solo voi tasse; anche voi avrete ricompense e onori". Quando la plebe discese dal monte, i patrizi mantennero le promesse e crearono i tribuni della plebe. Non molti anni dopo a Roma ci fu un console plebeo.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Ad litteram - versioni latino tradotte
- Visite: 4
Hamilcar, Hannibalis filius, cognomine Barca, Karthaginiensis, primo Poenico bello... Huius pertinaciae cessit Catulus.
Amilcare, figlio di Annibale, con il soprannome di Barca, Cartaginese, cominciò a comandare [ad essere a capo] dell'esercito in Sicilia molto giovane durante la prima guerra punica, anche se negli ultimi periodi. Mentre prima del suo arrivo le vicende dei Cartaginesi venivano condotte senza successo sia in terra che in mare, lui stesso non appena arrivò, non cedette mai al nemico e non gli offrì mai la possibilità di nuocere e spesso al contrario attaccò e uscì sempre vincitore. Quando i Cartaginesi avevano perduto quasi tutto in Sicilia, lui difese Erice. Nel frattempo i Cartaginesi, sconfitti dalla flotta alle isole Egadi sotto il comando di Gaio Lutazio, console dei Romani, stabilirono di porre fine alla guerra e affidarono questa cosa a l giudizio di Amilcare. Sebbene egli bruciasse dal desiderio di combattere, tuttavia si adattò alla pace dal momento che comprendeva quanto la patria, prosciugata dei costi, non potesse sopportare più a lungo i fallimenti della guerra, ma così da pensare in cuor suo di riprendere le ostilità. Con questo proposito concluse la pace, e in ciò fu di una tale fierezza da affermare, mentre Catulo diceva che non avrebbe terminato la guerra che, seppure la patria fosse andata in rovina, egli avrebbe preferito morire piuttosto che tornare a casa con tanto disonore; non era tanto vile da consegnare la patria agli avversari. E così Catulo cedette all'inflessibilità di costui
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Ad litteram - versioni latino tradotte
- Visite: 4
At ille ut Karthaginem venit, rem publicam fractam et dissolutam invenit... et secum duxit filium Hannibalem.
Ma egli quando arrivò a Cartagine, trovò lo stato dilaniato ed indebolito. Ed infatti divampò così tanto la guerra interna che scoppiò una guerra civile così violenta che mai a Cartagine ci fu in un pericolo simile se non quando fu distrutta. I soldati mercenari alienarono tutta l'Africa, assediarono la stessa Cartagine. I Cartaginesi furono a tal punto turbati da questi misfatti da chiedere aiuti anche ai Romani e da ottenerli. Ma alla fine, elessero Amilcare comandante. Egli non solo allontanò i nemici dalle mura di Cartagine, ma li obbligò anche a perdere la vita per la fame chiusi nelle strettoie dei luoghi. E non fu contento di ciò, ma restituì anche in tutta l'Africa così tanta tranquillità che in questa per molti anni non ci fu guerra. Perseverò a tal punto nel suo proposito che fu inviato con l'esercito come comandante in Spagna, e portò con sé il figlio Annibale. (da Nepote)
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Ad litteram - versioni latino tradotte
- Visite: 4
Iphicrates Atheniensis clarior disciplina militari quam magnitudine rerum gestarum putatus est. Fuit enim talis dux,.... Hoc exercitu moram Lacedaemoniorum interfecit, quod valdius tota celebratum est Graecia.
L'Ateniese Ificrate fu considerato più famoso per la disciplina militare che per la grandezza delle (sue) imprese. Infatti fu un condottiero tale che non solo era paragonato ai primi (personaggi) della sua epoca, ma neppure un altro comandante gli si era anteposto. In vero molto partecipò alle guerre, spesso fu a capo di eserciti, non condusse mai male una cosa per colpa, vinse sempre con la strategia ed egli fu tanto valido che in parte introdusse nuove cose nella realtà militare, in parte le rese migliori. Infatti egli cambiò le armi dei fanti. Mentre prima di lui come comandante (i fanti) combattevano con grandi scudi, lance corte e spade piccole, al contrario lui, usò la pelta al posto della parma (da cui poi i fanti erano chiamati peltasti), affinché fossero più leggeri per il movimento e gli attacchi, raddoppiò la lunghezza della lancia, rese le spade più lunghe. Parimenti cambiò il tipo di corazze e al posto delle maglie intrecciate e di bronzo le fornì di lino. Con questo accorgimento rese i soldati più agili: infatti, tolto il peso, i soldati furono alleggeriti così che parimenti il corpo veniva protetto ed era più leggero. Combatté con i Traci; rimise sul trono Seute, alleato degli Ateniesi. Presso Corinto fu a capo dell'esercito con così tanta serietà che mai in Grecia nessuna truppa fu più esercitata e propensa agli ordini dell'esercito di Ificrate, e lo portò ad una tale consuetudine che, quando veniva dato il segnale del combattimento dal comandante, senza l'intervento del comandante si sistemavano ordinate alquanto velocemente. Con questo esercito annientò un reparto degli Spartani, cosa che fu celebrata moltissimo in tutta la Grecia.