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Εγω γαρ, ω Αθηναιοι, του μεν μηδε αδικειν υμας κυριος ην, του δε μη εκειν αιτιαν η τυχη... παραδιωσιν υμιν και εγω και ο νομος. (da Eschine)
Io, o Ateniesi, ero responsabile di non commettere alcuna ingiustizia verso di voi, ma del non avere accuse la sorte, o mi ha fatto capitare con un sicofante barbaro, che né di cose sacre né di tregue né di mensa si è curato, ma per intimorire quelli che in futuro lo avrebbero accusato, è venuto a presentare un'accusa falsa contro di noi. Se dunque vorrete salvare i collaboratori della pace e della vostra sicurezza, il bene della città riceverà molti aiuti e pronti a rischiare per voi. Prego Eubulo come avvocato tra gli uomini politici e moderati, e Focione tra i generali, uomo che si distingue anche per giustizia, e tra i miei amici e coetanei Nausicle e tutti gli altri, con i quali ho avuto a che fare e ho condiviso le stesse attività. Il mio discorso è stato pronunciato, e il mio corpo lo consegno a voi, sia io sia la legge.
(By Starinthesky)
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Αρχειν μεν απαντων ζητουμεν, στρατευεσθαι δ' ουκ εθελομεν, και πολεμον μεν μικρους δειν ... χρωμεθα τοις στρατοπεδοις. (da Isocrate)
Noi cerchiamo di comandare su tutti, ma non ci prendiamo la briga di compiere spedizioni militari, e dichiariamo guerra a tutto il mondo, o quasi, ma poi non la combattiamo mai personalmente, bensì la lasciamo fare a gente senza patria, a disertori, a criminali di ogni sorta, che in massa confluiscono qui da noi: tutta marmaglia che ci ritroveremo contro non appena qualcuno sia disposto a pagarla di più. Siamo giunti a tal punto di stupidità che ci siamo messi a mantenere mercenari quando siamo privi del necessario per noi stessi, e così mandiamo in rovina ciascuno dei nostri alleati caricandolo di tasse per pagare il soldo ai nemici comuni di tutti. Noi siamo dunque del tutto inferiori ai nostri antenati, non solo di quelli celebrati, ma anche di quelli esecrati: essi, quando decretavano una guerra, anche se l'Acropoli traboccava d'oro e d'argento, ritenevano tuttavia loro dovere esporre i loro propri corpi al pericolo; noi invece, che siamo in miseria e inoltre molto più numerosi di loro, ci serviamo, neanche fossimo il Gran Re, di truppe mercenarie
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Ποτ' ουν, ω ανδρες Αθηναιοι, ποθ' α χρη πραξετε; Επειδαν τι γενηται ... παρα την αυτου ρωμην τοσουτον επηυξηται οσον παρα την ημετεραν αμελειαν.
Quando dunque, o uomini ateniesi, quando effettuerete ciò che è necessario? Che cosa dovrà succedere perché lo facciate?" Quando, per Zeus, si presenti qualche necessità". E adesso, come bisogna giudicare la situazione? Perché io penso che per gli uomini liberi la necessità più urgente sia la vergogna per la propria condizione. O forse preferite, ditemi un po', andare in giro a domandarvi l'un l'altro: "Si dice qualcosa di nuovo?". E potrebbe esserci qualcosa di più nuovo di un uomo macedone che sconfigge gli Ateniesi e amministra gli affari dei Greci? "È morto Filippo?" "No, per Zeus, ma è malato". E che differenza fa per voi? Se anche accadrà qualcosa a costui, ben presto voi vi creerete un altro Filippo, se è così che vi preoccupate degli affari: perché non è tanto per la sua forza che costui è diventato potente, quanto per la nostra negligenza..
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Την γαρ θυγατερα την ταυτησι Νεαιρας, ην ηλθεν εχουσα ως τουτονι παιδαριον μικρον... και την προικα ουκ αποδιδωσιν. (Contro Neera, Demostene)
Codesto Stefano dà in matrimonio la figlia di questa Neera, che andò con costui quando era una piccola bambina, la quale allora si chiamava Stribele, ora invece Fanò, come essere sua figlia, ad un Ateniese Frastore di Egilia e dà come dote per lei trenta mine. Quando andò con Frastore, uomo laborioso e che si era guadagnata la vita diligentemente, non era in grado di soddisfare i modi di Frastore, ma desiderava i vestiti della madre e la licenza accanto a lei, voltasi io penso in simile libertà. Vedendo Frastore che non era decorosa né voleva ascoltarlo, nel contempo anche resosi conto in modo chiaro ormai che non fosse figlia di Stefano, invece di Neera, che prima era stato ingannato, che accettava come fidanzata in quanto figlia figlia di Stefano sposando e non di Neera, ma lui l’aveva in moglie da cittadina prima di coabitare con lei, adiratosi per tutte queste cose, e pensando di essere oltraggiato e di essere raggirato, cacciava la donna pur avendo convissuto con lei un anno, incinta, e non restituisce la dote nuziale. (by Stuurm)
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Ουτος γαρ ευθυς μετα τον του πατρος θανατον ωκει την οικιαν εισελθων κατα την εκεινου διαθηκην...(Contro Afobo, Demostene)
Questo infatti subito dopo la morte del padre abitava nella casa essendovi entrato secondo il testamento di quello, e prende possesso sia dei gioielli della madre sia delle coppe lasciate. E aveva queste cose per un valore di circa 50 mine, inoltre prendeva il valore degli schiavi venduti sia da Terippide sia da Demofonte, finchè completò la dote, 80 mine. E dopo che l'aveva, mentre si accingeva a navigare verso Corcira come capitano della trireme scrisse a Terippide di avere questi beni e ammetteva di avere portato via la dote. E in primo luogo sono testimoni di ciò Demofonte e Terippide, coautori di questo; e inoltre ci sono stati non solo Democare il Leuconeo, quello che ha in moglie mia zia, ma anche molti altri testimoni che egli stesso confessava di avere questi beni.