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Ego sic intellego, iudices: cum de pecuniis repetundis nomen cuiuspiam deferatur, si certamen inter aliquos sit cui potissimum delatio detur, haec duo in primis spectari oportere, quem maxime velint actorem esse ii quibus factae esse dicantur iniuriae, et quem minime velit is qui eas iniurias fecisse arguatur. In hac causa, iudices, tametsi utrumque esse arbitror perspicuum, tamen de utroque dicam, et de eo prius quod apud vos plurimum debet valere, hoc est de voluntate eorum quibus iniuriae factae sunt; quorum causa iudicium de pecuniis repetundis est constitutum. Siciliam provinciam C. Verres per triennium depopulatus esse, Siculorum civitates vastasse, domos exinanisse, fana spoliasse dicitur. adsunt, queruntur Siculi universi; ad meam fidem, quam habent spectatam iam et cognitam, confugiunt; auxilium sibi per me a vobis atque a populi Romani legibus petunt.
Ecco come la penso, o giudici: quando qualcuno vien denunciato per concussione, nel caso in cui ci sia un conflitto fra alcuni a chi venga assegnato, a maggior titolo il ruolo di accusatore ["alicui delationem dare" è idiomatico; come vedi, (io credo) sia opportuno che vengano valutati queste due cose: 1) coloro che, a quanto si dice, hanno subito le ingiustizie, chi vogliono, a tutti i costi, come accusatore? 2) e il presunto artefice di quelle ingiustizi, chi vuole, meno che mai (come accusatore)? Per quanto io ritenga, o giudici, che in questo processo entrambi (i suddetti) elementi siano lapalissiani, tuttavia discorrerò di entrambi, e in primo luogo di quello che, per voi, deve aver maggior importanza ovvero della volontà di coloro che hanno subito le ingiustizie: (infatti) (è proprio) per loro vantaggio/bene (che) è stato istruito (questo) processo per concussione. Verre viene imputato per aver saccheggiato, per tre anni (di seguito), la provincia siciliana, per aver devastato le città sicule, per aver fatto il vuoto nelle case, per aver spogliato i luoghi sacri. I Siciliani son tutti (qui) riuniti a sporgere denunce: confidano nella mia buona fede, che hanno di già apprezzata e comprovata; attraverso la mia personasi appellano all'aiuto vostro e delle leggi di Roma.
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Quo me tandem animo fore putatis si quid in hoc ipso iudicio intellexero simili aliqua ratione esse violatum at commissum? cum planum facere multis testibus possim C. Verrem in Sicilia multis audientibus saepe dixisse "se habere hominem potentem cuius fiducia provinciam spoliaret: neque sibi soli pecuniam quaerere sed ita triennium illud praeturae Siciliensis distributum habere ut secum praeclare agi diceret si unius anni quaestum in rem suam converteret; alterum patronis et defensoribus traderet; tertium illum uberrimum quaestuosissimumque annum totum iudicibus reservaret. " Ex quo mihi venit in mentem illud dicere (quod apud M'. Glabrionem nuper cum in reiciundis iudicibus commemorassem intellexi vehementer populum Romanum commoveri) me arbitrari fore uti nationes exterae legatos ad populum Romanum mitterent ut lex de pecuniis repetundis iudiciumque tolleretur. Si enim iudicia nulla sint tantum unum quemque ablaturum putant quantum sibi ac liberis suis satis esse arbitretu
Quale credete che sarà il mio stato d’animo se capirò che qualche trasgressione o colpa è stata commessa con qualche sistema analogo proprio in questo processo? Tanto più che posso provare con molti testimoni che Gaio Verre in Sicilia fece spesso le seguenti dichiarazioni alla presenza di molte persone: “Aveva un uomo potente e confidando lui saccheggiava la provincia: non cercava denaro soltanto per sé, ma per quel triennio di governo della Sicilia aveva un programma tale per cui, diceva, gli andava benissimo se riusciva a trasferire nel proprio patrimonio il profitto del primo anno, a consegnare ai suoi avvocati difensori quello del secondo e a riservare per giudici tutto il terzo anno, che era stato abbondante e redditizio. ” Questo mi ha fatto venire in mente l’osservazione che feci recentemente dinanzi a Manio Glabrione in occasione della selezione dei giudici, e capii che il popolo romano ne rimase molto impressionato: secondo me, dicevo, era prevedibile che le nazioni straniere inviassero ambasciatori al popolo romano per chiedere l’abrogazione della legge sulle concussioni e il relativo processo. Se infatti non ci fosse più il processo, pensano che ogni governatore si contenterebbe di portar via quanto ritiene sufficiente per sé e i suoi figli; ora invece, dato che si tengono processi di tal genere,