- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: IL NOME E IL VERBO - versioni latino tradotte
- Visite: 4
Itaque institui animum intendere in scripturas sanctas et videre quales essent. et ecce video rem non compertam superbis neque nudatam pueris, sed incessu humilem, successu excelsam et velatam mysteriis. et non eram ego talis ut intrare in eam possem aut inclinare cervicem ad eius gressus. non enim sicut modo loquor, ita sensi, cum attendi ad illam scripturam, sed visa est mihi indigna quam tullianae dignitati compararem. tumor enim meus refugiebat modum eius et acies mea non penetrabat interiora eius. verum autem illa erat quae cresceret cum parvulis, sed ego dedignabar esse parvulus et turgidus fastu mihi grandis videba
Così decisi di mettermi a leggere le Sacre Scritture, per vedere com'erano. E cosa mi trovo davanti? Qualcosa di oscuro ai superbi ma non più accessibile ai piccoli, basso all'approccio e sublime a procedere e velato di misteri: e io non ero il tipo da riuscire a passarci, magari chinando la testa, per quel suo ingresso. Perché quello che sto dicendo non ha niente a che fare con l'impressione che quel modo di scrivere mi fece allora, quando mi misi a occuparmene: ma mi sembrò semplicemente indegna del confronto con la dignità ciceroniana. La mia tronfiaggine rifuggiva dalla sua misura, e tutto il mio acume non riusciva a penetrare al suo interno. E invece era fatta per crescere coi piccoli, ma io disdegnavo di farmi piccolo, ed ero gonfio di boria a furia di darmi delle arie.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: IL NOME E IL VERBO - versioni latino tradotte
- Visite: 3
Post haec bellum Spartanis infert, qui soli Philippi Alexandrique bellis et imperium Macedonum et omnibus metuenda arma contempserant. Inter duas nobilissimas gentes bellum summis utrimque uiribus fuit, cum hi pro uetere Macedonum gloria, illi non solum pro inlibata libertate, sed etiam pro salute certarent. Victi Lacedaemonii non ipsi tantum, uerum etiam coniuges liberique magno animo fortunam tulere. Nemo quippe in acie saluti pepercit, nulla amissum coniugem fleuit, filiorum mortes senes laudabant, patribus in acie caesis filii gratulabantur, suam uicem omnes dolebant quod non et ipsi pro patriae libertate cecidissent. Patentibus omnes domibus saucios excipiebant, uulnera curabant, lassos reficiebant; inter haec nullus in urbe strepitus, nulla trepidatio, magisque omnes publicam quam priuatam fortunam lugebant
Dopo questo, dichiara guerra agli Spartani, i soli che, durante le guerre di Filippo ed Alessandro, avessero sfidato il potere dei Macedoni e le armi temute da tutti. Tra due popoli così illustri, la guerra mobilitò le più grandi forze da una parte e dall'altra, mentre gli uni combattevano in nome dell'antica gloria dei Macedoni, gli altri, non solo in nome della completa libertà, ma anche in nome della loro salvezza. Vinti, i Lacedemoni affrontarono l'avversità con grande coraggio, non solo essi stessi, ma anche le loro spose e i loro bambini. In verità, nelle fila, nessuno pensava alla propria tutela, nessuna moglie piangeva la perdita del proprio marito; gli anziani glorificavano la morte dei propri figli, i figli rendevano omaggio ai loro padri, morti al fronte, tutti si dolevano della propria sorte poiché non erano morti anch’essi per la libertà della loro patria. Nelle grandi case aperte, tutti davano rifugio ai feriti, curavano le ferite, rinvigorivano coloro che erano esausti; tuttavia non c'era né tumulto, né agitazione nella città e tutti compiangevano di più la sventura della situazione generale ceh vivevano piuttosto che le sventure personali.