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Mithridates, rex Parthorum, post bellum Armeniae propter crudelitatem a senatu Parthico regno pellitur. Frater eius Orodes, cum regnum vacans occupasset, Babyloniam, quo Mithridates confugerat, diu obsidet et fame coactos in deditionem oppidanos conpellit. Mithridates autem fiducia cognationis ultro se in potestatem Orodis tradit. Sed Orodes plus hostem quam fratrem cogitans in conspectu suo trucidari iussit. Post haec bellum cum Romanis gessit Crassumque imperatorem cum filio et omni exercitu Romano delevit. Huius filius Pacorus missus ad persequendas Romani belli reliquias magnis rebus in Syria gestis in Parthiam patri suspectus revocatur, quo absente exercitus Parthorum relictus in Syria a Cassio, quaestore Crassi, cum omnibus ducibus trucidatu
Mitridate, re dei Parti, dopo la guerra dell'Armenia, a causa della sua crudeltà fu bandito dal regno da parte del senato Partico. Il fratello di lui Orode, avendo occupato il regno vacante, occupò Babilonia a lungo, dove Mitridate si era rifugiato, costrinse alla resa gli abitanti della città presi per la fame. Mitridate, d'altra parte, avendo fiducia nella parentela, si consegnò nelle mani di Orode. Ma Orode giudicandolo più un nemico che un fratello, ordinò che fosse trucidato sotto i suoi occhi. Dopo questi avvenimenti, Orode combattè contro i romani e sconfisse il comandante supremo Crasso con il figlio e tutto l'esercito romano. Suo figlio Pacoro, inviato a continuare la guerra contro i romani, poiché era sospettato dal comandante fu richiamato in Siria e in sua assenza l'esercito dei Parti che era stato lasciato in Siria fu massacrato con tutti i suoi comandanti da Cassio questore di Crasso.
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epistulam cum a te avide exspectarem ad vesperum, ut soleo, ecce tibi nuntius pueros venisse Roma! voco, quaero ecquid litterarum. negant. 'quid ais?' inquam 'nihilne a Pomponio?' perterriti voce et vultu confessi sunt se accepisse sed excidisse in via. quid quaeris? permoleste tuli; nulla enim abs te per hos dies epistula inanis aliqua re utili et suavi venerat. nunc si quid in ea epistula quam ante diem xvi Kal. Maias dedisti fuit historia dignum, scribe quam primum, ne ignoremus; sin nihil praeter iocationem, redde id ipsum.

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Ex eo, quantum cuique satis est, metiuntur homines divitiarum modum. Filiam quis habet, pecunia est opus; duas, maiore; pluris, maiore etiam; si, ut aiunt Danaum quinquaginta sint filiae, tot dotes magnam quaerunt pecuniam. Quantum enim cuique opus est, ad id accommodatur, ut ante dixi, divitiarum modus. Qui igitur non filias plures, sed innumerabiles cupiditates habet, quae brevi tempore maximas copias exhaurire possint, hunc quo modo ego appellabo divitem, cum ipse egere se sentiat? Multi ex te audierunt, cum diceres neminem esse divitem, nisi qui exercitum alere posset suis fructibus, quod populus Romanus tantis vectigalibus iam pridem vix potest. Ergo hoc proposito numquam eris dives ante, quam tibi ex tuis possessionibus tantum reficietur, ut eo tueri sex legiones et magna equitum ac peditum auxilia possis. Iam fateris igitur non esse te divitem, cui tantum desit, ut expleas id, quod exoptas. Itaque istam paupertatem vel potius egestatem ac mendicitatem tuam numquam obscure tulisti.
Infatti gli uomini valutano la misura della ricchezza secondo quanto è sufficiente a ciascuno. Chi ha una figlia, ha bisogno di denaro; chi ha due figlie, ha bisogno di maggior denaro; chi ha più di due figlie, ha bisogno ancor più di denaro; se, come dicono, uno come Danao ha 50 figlie, tante doti richiedono grande denaro. Infatti, la misura della ricchezza, come ho detto prima, è conforme a quanto serve a ciascuno. Dunque, in che modo io chiamerò ricco chi ha non più figlie, ma innumerevoli desideri, che possano in breve tempo consumare una grandissima ricchezza, sentendo lui stesso di essere povero?
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GLI SPAGNOLI
Versione latino Giustino traduzione
libro Sermo Latinus pagina 112
INIZIO: corpora Hispanorum ad inediam laboremque, animi ad mortem parati. FINE: aqua calida lavari post secundum Punicum bellum a Romanis didicere.
Il fisico degli Spagnoli è predisposto per il digiuno e la fatica, l'animo è predisposto per la morte. Per tutti c'è una rigida e austera parsimonia. Preferiscono la guerra all'ozio: se manca un nemico straniero lo cercano in patria. Spesso muoiono sotto torture in cambio del silenzio sui beni dati in prestito, perciò per loro era più importante il silenzio della loro stessa vita. La pazienza viene celebrata da quel servo che avendo vendicato il padrone, vinse la crudeltà dei carnefici con il riso e una gioia serena. I cavalli da battaglia e le armi sono più care della vita stessa per la maggior parte di loro. Nessuna vivanda fu preparata per i giorni di festa. Dopo la seconda guerra punica i romani impararono a lavarsi con l'acqua calda.
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Nam ut primum ex pueris excessit Archias, atque ab eis artibus quibus aetas puerilis ad humanitatem informari solet se ad scribendi studium contulit, primum Antiochiae nam ibi natus est loco nobili celebri quondam urbe et copiosa, atque eruditissimis hominibus liberalissimisque studiis adfluenti, celeriter antecellere omnibus ingeni gloria contigit. Post in ceteris Asiae partibus cunctaeque Graeciae sic eius adventus celebrabantur, ut famam ingeni exspectatio hominis, exspectationem ipsius adventus admiratioque superaret. Erat Italia tunc plena Graecarum artium ac disciplinarum, studiaque haec et in Latio vehementius tum colebantur quam nunc eisdem in oppidis, et hic Romae propter tranquillitatem rei publicae non neglegebantur. Itaque hunc et Tarentini et Regini et Neopolitani civitate ceterisque praemiis donarunt; et omnes, qui aliquid de ingeniis poterant iudicare, cognitione atque hospitio dignum existimarunt. hac tanta celebritate famae cum esset iam absentibus notus, Romam venit Mario consule et Catulo. Statim Luculli eum domum suam receperunt
Intorno ai quindici anni, Archia, di nobili origini abbandonò quelle materie di studio utili solitamente ad avvicinare i più piccoli alla cultura e incominciò a scrivere poesie; dapprima, grazie al suo talento, riscosse su tutti un immediato successo nella natia Antiochia, città a quel tempo famosa, ricca e sede di vivaci scambi culturali. In seguito, in ogni regione dell'Asia e in tutta la Grecia il suo arrivo era accolto con grande entusiasmo: l'aspettativa superava la fama del suo ingegno, ma poi, al suo arrivo, l'ammirazione superava ogni attesa. A quel tempo in Italia si coltivava con passione la cultura greca: nelle città del Lazio ci si dedicava a quello studio con maggiore dedizione di quanto si faccia oggi nelle stesse località, e anche qui a Roma, città allora tranquilla sotto il profilo politico. Ecco perché gli abitanti di Taranto, Reggio e Napoli concessero ad Archia il diritto di cittadinanza e altri riconoscimenti: chiunque fosse in grado di apprezzare le persone di talento, desiderava vivamente conoscerlo e ospitarlo in casa sua. Con questa fama che si era diffusa ovunque, anche in luoghi da lui mai visitati, arrivò a Roma al tempo del consolato di Mario e Catulo. Subito i Luculli lo accolsero nella loro casa.