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Agricola duro labore antemeridiano lassus sub altae quercus umbra placide requiescebat, apud saepem quae cucurbitam...«Parva glande sanguinem effudi; si contra cucurbita me percussisset, caput mihi confregisset».
Un contadino stanco per il duro lavoro prima di mezzogiorno si riposava placidamente sotto l'ombra di un'alta quercia, presso una siepe che sosteneva una zucca. Nel frattempo lo stesso pensava tra sé e sé: "non capisco come quest'albero tanto alto ed i grandi rami generi frutti così piccoli, con una zucca frutti così grandi. Mentre pensava tali cose, una ghianda cadde dall'albero e lo colpì sul naso; questi a causa del copioso sangue rimase fermo. Allora il contadino rise leggermente e gridò: " per una piccola ghianda ho versato sangue; se invece mi avesse colpito una zucca, mi avrebbe fracassato il capo".
(By Maria D. )
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Olim Phaethon ita Phoebum patrem rogavit: «Solis currum mihi, pater, permitte ». At frustra Phoebus ... Haec fabula fìlios obstinatos severe admonet.
Un giorno Fetonte così pregò il padre Apollo: "Consegnami, padre, il carro del sole". Apollo cercò di distogliere invano il giovane dal (suo) desiderio con molte preghiere ma invano (at frustra). Fetonte alla fine ottenne il permesso e si affrettò a condurre il carro attraverso l'aria. Ma ignaro del percorso e inesperto degli animosi cavalli del Sole, ora guidava il carro in alto, per la qual cosa la terra gelava per la potenza del freddo, ora scendeva in basso e quasi arrivava alla terra: e così i fiumi e le fonti si asciugavano quasi e le alte foreste bruciavano. Infine Giove adirato con un suo spaventoso fulmine colpì il giovane impudente. Questa favola ammonisce severamente i figli ostinati.
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Diogenes philophus Athenis vivebat in maxima omnium rerum inopia: nam angustiorem..."Diogenes philosophus - inquit -, quia veram sapientam possidet, divitior ac felicior quam Alexander rex profecto est.
Diogene il filosofo (errore di stampa la parola è "philosophus" non "philophus") viveva ad Atene in una grandissima penuria di ogni cosa: infatti aveva una botte piuttosto angusta al posto di una casa. Il filosofo possedeva nella botte soltanto un piatto di legno. Anzi quando vide un fanciulletto che attingeva l'acqua con le mani, subito gettò via piuttosto lontano anche il piatto. Una volta, il re Alessandro Magno andò dal filosofo e gli disse: "Io sono il signore della Macedonia, della Grecia e dell' Asia: quindi sono il re più potente di tutta la terra. Poiché possiedo grandissime ricchezze e un immenso potere, farò ogni cosa per Diogene, se egli stesso lo domanderà". Ilfilosofo subito gli disse: "Chiedo solo questa cosa, cambia un pò questa (tua) posizione, perché non riesco vedere il Sole". Allora Alessandro si allontanò sbigottito e disse ai compagni: "Il filosofo Diogene, poiché possiede la vera saggezza, è senza dubbio più ricco e più felice del Re Alessandro"
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Post bellum Punicum primum, magnum bellum civile Carthagini exarsit. Urbs in tanto periculo numquam fuit. ...Hamilcar Romanorum irruptiones represset atque nonnumquam naves appulit ad varias maris Thyrreni oras.
Dopo la prima guerra Punica, scoppiò contro Cartagine una grande guerra civile. La città non si trovò mai in un così grande pericolo. Allora i Cartaginesi nominarono Amilcare comandante, che non solo scacciò i nemici dalle mura di Cartagine, ma li chiuse in luoghi assai angusti, in cui persero la vita più per la fame che per il ferro. Poi egli stesso restituì entro le mura della Patria le città che si erano allontanate e tra queste Utica, la rocca, sicura dell'Africa. Dopo tre mesi Amilcare si diresse in Spagna e condusse con sè il figlio di Annibale, ancora adolescente. Compì grandi imprese in Spagna: infatti assoggettò al potere di Cartagine le forti e bellicose popolazioni e rese l'Africa ricca di cavalli, armi, uomini. Inoltre Amilcare represse le irruzioni dei Romani e qualche volta spinse le navi verso le diverse coste del mar Tirreno. (by Maria D.)