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Rursus his resistentibus sua consuetudine ad pedes desiluerunt subfossisque equis compluribusque nostris ...incitato equo se hostibus obtulit atque item interfectus est.
Poichè questi ancora resistevano, secondo la tattica di combattimento abituale smontarono a terra e, dopo aver colpito sotto il ventre i cavalli e aver disarcionato molti dei nostri, costrinsero in fuga gli altri che restavano e spaventandoli a tal punto che non desistettero dalla fuga prima di arrivare in vista del nostro esercito. In quella battaglia furono uccisi settantaquattro dei nostri cavalieri, fra loro un uomo molto coraggioso Pisone Aquitano, nato da illustre stirpe, il cui nonno era stato re della sua nazione, salutato come amico dal nostro senato. Pisone, portando aiuto al fratello tagliato fuori dai nemici, lo sottrasse dal pericolo, poi lui stesso, gettato giù dal cavallo ferito, resistette molto valorosamente finché potè; poiché, accerchiato, ricevute molte ferite, era caduto e il fratello, che ormai si era allontanato dalla battaglia, l'aveva visto da lontano, costui, spronato il cavallo, si oppose ai nemici e anche lui fu ucciso.
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Origo huius mali ab ira est, quae ubi frequenti exercitatione et satietate in oblivionem clementiae venit ...Graece proclamavit: «O rem regiam!». Quid hic rex fecisset? Non fuit haec ira sed maius malum et insanabile.
L'origine di questo male è legata (sum + ab ablativo= essere legato) all'ira. Quando essa, con l'esercizio continuo, spinto fino alla noia, arriva a dimenticare la clemenza ed a cancellare dall'animo ogni norma di convivenza umana, alla fine sfocia nella crudeltà; ridono dunque e godono, provano grande voluttà e sono ben lontani dal somigliare a persone adirate, questi crudeli a tempo perso. Dicono che Annibale, vedendo una fossa piena di sangue umano, abbia esclamato: "Che spettacolo meraviglioso!". Quanto gli sarebbe parso più elegante riempirne un fiume o un lago! C'è da stupirsi che ti lasci tanto affascinare da questo spettacolo tu, che sei nato nel sangue ed allevato, fin da fanciullo, in mezzo alle stragi? Per vent'anni la fortuna ti seguirà, favorendo la tua crudeltà, ed ovunque offrirà graditi spettacoli ai tuoi occhi: ne vedrai al Trasimeno ed a Canne e, infine, attorno alla tua Cartagine. Di recente, ai tempi del divo Augusto, Voleso, proconsole d'Asia, dopo aver fatto decapitare trecento persone in un solo giorno, camminando tra i cadaveri con volto superbo, come se avesse compiuto qualcosa di magnifico e ragguardevole, esclamò in greco: “Che impresa da re!”. Cosa avrebbe fatto costui da re? Questa non fu ira ma un male più grande e insanabile.(da Seneca)
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Inde Alexander pervenit in regionem, cui Oxyartes satrapes nobilis praeerat, qui se regis potestati fideique permisit..... cum eo Iunoni Lucinae libavit, quod apud Macedones sanctum matrimonii pignus est.
Alessandro poi giunse in una regione, che era governata dal nobile satrapo Oxiarte, che si consegnò all'autorità e alla lealtà del re. Oxiarte dispose un grandioso banchetto per i vincitori. Mentre si svolgeva il banchetto, furono fatte entrare trenta nobili vergini, tra cui era la figlia di Oxiarte, di nome Rossane, di straordinaria bellezza e con un abito elegante. Mentre quella arrivava al banchetto tra le vergini scelte, attirava su di sè gli occhi di tutti i convitati e specialmente quelli del re Alessandro. Egli subito arse d'amore per la vergine e la condusse in matrimonio (=la sposò) . Disse poi ai suoi soldati " Si celebrino dunque matrimoni (=sposalizi) tra noi Macedoni vincitori e i Persiani, affinché siano vantaggiosi per la concordia e l'amicizia." E al padre della vergine aggiunse "Ti prego di promettermi tua figlia, che io sposerò" Dopo che Oxarte ebbe accolto lietamente le sue parole, senza esitare il re chiese un pane, secondo il rito patrio, lo divise con la spada, ne offrì una parte al padre della vergine e con lui libò a Giunone Lucina. Tale atto tra i Macedoni è sacro pegno del matrimonio. (da Curzio Rufo)
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Utile in primis, et multi praecipiunt, vel ex Graeco in Latinum vel ex Latino vertere in Graecum ... dum non desperant, antecessisse. Poteris et quae dixeris post oblivionem retractare, multa retinere plura transire, alia interscribere alia rescribere.
In primis è utile, e molti lo insegnano, o tradurre dal greco in latino o dal latino in greco. In questa tale esercitazione si sviluppa la padronanza e l'eccellenza delle parole, una quantità di figure letterarie, infine imitando gli accorgimenti migliori si assicura la facoltà di trovarne di simili; inoltre quei concetti che sarebbero sfuggiti ad una lettura, non lo possono a chi traduce. Da ciò si acquisisce cognizione e capacità di giudizio. Niente affatto ti nuocerà scrivere, come fossi un emulo, quanto avrai letto fino a possederne l'essenza e l'argomento, paragonarlo alle cose lette e andare ponderando diligentemente cosa tu o l'altro abbia espresso con più proprietà. Avrai Gran motivo di congratularti se avrai scritto qualcosa meglio, grande vergogna se l'altro ti sarà superiore in tutto. Di tanto in tanto sarà opportuno scegliere le opere più note e misurarsi con esse. Questa è una gara audace, tuttavia non eccessiva, in quanto segreta: per quanto vediamo che molti si sono scelti confronti del genere con molta gloria, e hanno superato, mentre nutrivano speranza, quelli di cui ritenevano sufficiente seguire le orme. Potrai rivedere quello che hai detto dopo averlo dimenticato, conservare molti concetti, sorvolarne diversi, correggerne alcuni, riscriverne altri
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Hannibali victori cum ceteri circumfusi gratularentur suaderentque ut tanto perfunctus bello diei quod reliquum esset ...«Non omnia nimirum eidem di dedere: vincere scis, Hannibal, victoria uti nescis». Mora eius diei satis creditur saluti fuisse urbi atque imperio
Poichè tutti gli altri, circondando Annibale vincitore, si congratulavano e lo esortavano, dopo che aveva sostenuto una così grande battaglia, di prendersi e di concedere ai soldati affaticati un riposo per il resto della giornata e per la seguente notte, Maarbale, comandante della cavalleria, pensando che non si dovesse assolutamente perdere tempo, gli disse: "al contrario, perché tu capisca quale passo in avanti si sia compiuto con questa battaglia", "entro cinque giorni banchetterai sul colle Capitolino da vincitore. Seguimi; io avanzerò con la cavalleria, affinché comprendano che sei arrivato prima di capire che arriverai". Ad Annibale la prospettiva sembrò eccessivamente favorevole e troppo grandiosa per poterla subito immaginare. Pertanto disse di lodare la volontà di Maarbale; c'era bisogno di tempo per ponderare il suggerimento. Allora Maarbale: "Senza dubbio gli Dei non hanno concesso tutto alla stessa persona: Annibale, sai vincere, non sai sfruttare la vittoria". Si ritiene che il ritardo di quel giorno sia stato sufficiente per la salvezza di Roma e dell'impero.