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Alexander in eam provinciam pervenit cui Oxyartes praeerat. Is Alexandri potestati fideique... Alexander, patrio more usus, panem ferri iussit, quem gladio divisum uterque libavit.
Alessandro arrivò in quella provincia che era governata da Ossiarte. Egli aveva affidato se stesso e la sua [gente] alla sovranità e alla fedeltà di Alessandro e, ristabilito nel posto di prima nel comando della regione, preparò un banchetto solenne in onore del re. E per questo mentre veniva celebrato (il banchetto), ordinò di far entrare cinquanta nobili fanciulle. C'era fra loro la figlia stessa in persona di Ossiarte, di nome Rossane, di straordinaria bellezza; sebbene questa si era fatta avanti tra giovanette scelte, attirò tuttavia su di sè gli sguardi di tutti e soprattutto del re. Egli fu infiammato da un amore così intenso per la vergine al punto da dire che era assai utile per rendere solido il regno che i Persiani e i Macedoni si unissero in matrimonio. Quindi, imitando Achille che aveva sposato una prigioniera, la chiese subito in sposa/moglie. Dopo che il padre, felice, aveva esaudito le sue parole, Alessandro ordinò di portare, secondo la tradizione patria, un pane che diviso con la spada entrambi ne presero una piccola parte.
Versione da Curzio Rufo
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Minerva, Iovis filia, sapientiae dea est. Deae noctua sacra est: noctua enim significat scientiam, quae tenebras ignorantiae illuminat. ... et loricam portat, in sinistra hastam tenet, in dextra parvam statuam Victoriae.
Minerva, figlia di Giove è la dea della sapienza. Alla dea è sacra la civetta infatti la civetta significa conoscenza, che illumina le tenebre dell'ignoranza. Minerva è protettrice di Atene: infatti Atene è la patria della filosofia e della letteratura. E così gli abitanti di Atene venerano soprattutto Minerva e a lei sacrificano molte vittime; alla dea è anche cara la terra dell'Attica ed (ella) offre ai contadini abbondanza di olivi e di vigne. Sono sotto la protezione di Minerva anche gli atleti. Infatti nelle palestre gli atleti invocano la dea e a lei donano le corone della vittoria. Infine Minerva ama le battaglie: porta un elmo ed una corazza, tiene l'asta nella mano sinistra tiene un'asta, nella mano destra una piccola statua della Vittoria.
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Rhea Silvia, Albae Longae regis filia, deae Vestae sacerdos, gemnos filios, Romulum et Remum, gignit... itaque Romani cum Sabinis unum populum constituunt.
Rea Silvia, figlia del re di Albalonga, sacerdotessa della Dea Vesta, partorisce due figli, Romolo e Remo. Amulio, feroce zio paterno di Rea, sottrae il regno al fratello e abbandona i bambini nel fiume ma gli Dei salvano gli sciagurati gemelli: infatti i bambini vengono prima nutriti da una lupa, poi vengono trovati e educati da Faustolo, pastore regale di armenti, nella sua piccola casa. Diventati grandi uccidono Amulio e restituiscono il regno al nonno. Poi fondarono una città sul Palatino, ma hanno un litigio per il potere e Romolo uccide Remo. La nuova città è chiamata Roma dal nome di Romolo. I primi abitanti di Roma vengono da luoghi vicini. Abitano in piccole case, pascolano le capre e gli agnelli nelle campagne e nei boschi coltivano i campi. Non hanno né oro, né argento né ricchezze, ma trascorrono una vita completa e modesta. A Roma non ci sono femmine. Allora Romolo decide di rapire le donne dei Sabini, popolo confinante. A causa dell'oltraggio i Sabini dichiarano guerra ai Romani, ma le donne interrompono la controversia e rimangono volentieri a Roma: e così i Romani costituiscono con i Sabini un solo popolo.
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Quondam asinus, dum per arva opima otiosus errat et placidus herbas altas depascit, repente lupum famelicum videt. Tunc asinus consistit, quia feram pavet, tranquille lupum aspicit, deinde false claudicat et multa lamenta edit. Tum lupus lente ad asinum appropinquat et dicit: «Salve, amice! Cur tam maestus es et lacrimas? Nullam enim plagarum notam video». Asinus exiliter respondet: «In talo asperam spinam sentio nec ambulare possum : te oro, lupe, spinam extrahe!». Lupus falsis eius verbis decipitur: stultum iudicat asinum et iam avide praedam praegustat. Sed dum spinam in talo attente quaerit, repente asinus calcitrat et maxillam eius frangit. Lupus sanguinolentus fugit et asinus in tutum pervenit. Saepe enim dolo vita salva est.
Una volta un asino, mentre vaga ozioso per i terreni fecondi e pascola placido tra alte erbe, vede improvvisamente un lupo famelico. Allora l'asino non si ferma poichè non teme la fiera, osserva tranquillamente il lupo, poi zoppica in modo finto e fa uscire molte lacrime. Allora il lupo si avvicina lentamente all'asino e dice: "Salve amico! Perché sei tanto triste e piangi?" L'asino risponde debolmente"avverto una spina pungente nel tallone e non posso camminare: ti prego, lupo, togli la spina!" il lupo viene tratto in inganno dalle sue false parole: giudica l'asino uno stolto e già pregusta avidamente la preda. Ma mentre cerca attentamente la spina nel tallone, improvvisamente l'asino tira i calci e così rompe la sua mascella. Il lupo fugge sanguinante e l'asino si trova in sicurezza. Spesso dobbiamo preservare la vita con l'inganno.
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Prometheus, Iapeti filius, viros ex luto fingit. Postea Vulcanus, imperio Iovis , ex luto feminae simulacrum creat, cui Minerva animam dat. Femina Pandora a diis nominatur et in coniugium Epimetheo datur. Postea Prometheus, benevolentia et gratia erga terrae incolas, flammam donum viris dare optat. Igitur dolo flammam ex deorum foco eripit et in ferula in terras gerit. Tum dei Prometheum puniunt: in Caucaso eum deligant ad saxum clavis ferreis: hic aquila cotidie membra lacerat; sed membra cotidie iterum crescunt. Post multos annos Hercules aquilam necat et Prometheum liberat.
Prometeo, figlio di Giapeto, per primo plasma degli uomini dal fango. Successivamente Vulcano, sotto il comando di Giove crea dal fango la figura di una donna a cui Minerva dà l'anima. Ella viene chiamata dagli dei "Pandora e viene data in matrimonio ad Epimeteo. Dopo Prometeo, con benevolenza e amicizia verso gli abitanti della terra sceglie di dare come dono agli uomini il fuoco. Dunque sottrae con un inganno una fiamma dal fuoco degli dei e la porta su una ferula sulla terra. Allora gli dei puniscono Prometeo: lo legano sul Caucaso ed un sasso con catene di ferro: a questo punto un'aquila ogni giorno lacera le (sue) membra. ma le membra ogni giorno crescono di nuovo. Dopo molti anni, Ercole uccide l'aquila e libera Prometeo.
e tutti gli altri dèi dànno ciascuno un dono. Gli dèi e le dèe chiamano la fanciulla Pandora. Pandora viene data in matrimonio ad Epimeteo, il fratello di Prometeo. Precedentemente gli uomini chiedevano il fuoco dagli dèi, e non lo sapevano conservare nel tempo; successivamente, Prometeo nasconde il fuoco in un bastoncino e lo porta sulla terra. Per questa ragione Mercurio, messaggero degli dèi, giunge sulla terra e dice a Prometeo: O sciocco Prometeo, tu offendi gli dèi e le dèe, infatti rubi agli dèi e alle dèe il fuco divino; per via del tuo sacrilegio verrai legato ad una roccia sul Caucaso con catenacci di ferro, e un'aquila feroce divorerà ogni giorno il tuo cuore, ma, durante la notte, il tuo cuore ricrescerà. Mercurio dice parole dure, e con le calzature alate, vola via attraverso il cielo, verso l'Olimpo. Dopo molti anni, Ercole, figlio di Alcmene, uccide l'aquila feroce, e libera Prometeo.