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Iram vitate et prudentiam laudate, puellae! Litteras diligite et magistram audite! Poetas celebrate! Dearum aras parate! Violarum coronis aras ornate! Filiae, delectate matronas!...
Evitate la collera e lodate la saggezza, fanciulle! Amate la letteratura (litterae, litterarum pl)! Ascoltate la maestra! Celebrate i poeti! Allestite gli altari delle dee! Abbellite gli altari con corone di viole! Figlie, dilettate le matrone! Amate sempre l'armonia e la giustizia! Preparate le nozze dell'amica (o anche ad un'amica)! Onorate gli stranieri! Temete i pirati! Custodite le ricchezze e le gemme negli scrigni! Obbedite sempre! Siate contente!
(By Vogue)
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Alexander pervenit in regionem, cui Oxyartes satrapes praeerat, qui se regis potestati fideique commisit. Mox barbara opulentia convivium, ....quem gladio divis ut ipse cum Roxane eum liberet. Ita rex Asiae et Europae Roxanem matrimonio sibi adiunxit.
Alessandro giunse nella regione di cui era a capo il satrapo Oxiarte, il quale si affidò al potere e alla fede del re. Subito preparò un banchetto con barbara ricchezza a cui invitò Alessandro.
Mentre facevano questo con molta cortesia, introdusse trenta nobili fanciulle, tra le quali vi era sua figlia di nome Rossane, di particolare bellezza fisica e grazia nel portamento rara tra i barbari. Questa, anche se era avanzata fra le fanciulle scelte, attirò a sé gli sguardi di tutti, specialmente del re Alessandro. Dunque, il re arse d'amore per la fanciulla, e davanti a tutti disse: "Affinché noi consolidiamo un regno, è utile unire i Persiani ed i Macedoni in matrimonio; in questo modo possiamo togliere ai vinti il disonore ed ai vincitori la superbia. Anche Achille, da cui discendo, sposò una schiava." Lieto di insperata gioia, il padre Oxiarte accettò il suo discorso, e poi, secondo il costume della patria, il re ordinò che fosse portato del pane (per i Macedoni era un pegno molto sacro dell'unione), che spezzò con la spada per mangiarlo egli stesso con Rossane. Così il re dell'Asia e dell'Europa unì a se stesso Rossane in matrimonio.
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Bellum Gallicum, patres conscripti, Caius Caesar imperator confecit. Nostri enim imperatores ante eum semper...Has noster imperator nosterque exercitus peragraverunt. Antea parvam Galliae partem tenebamus, nunc idem est extremum imperii terrarumque illarum.
Annibale, espugnata Il comandante Caio Cesare, senatori, portò a termine la guerra contro i Galli. Infatti i nostri comandanti prima di lui tennero sempre a bada quei popoli, ma non vinsero. Quello stesso Caio Mario, comandante di straordinaria e divina vitù, certamente li respinse, avendo arginato le grandi truppe dei Galli straripanti in Italia; tuttavia proprio lui non entrò nelle loro città e sedi. Il piano di Caio Casare fu molto differente. Infatti non solo combattè con coloro che vedeva già armati contro il popolo Romano, ma anche si adoperò di riportare sotto il nostro potere tutta la Gallia. Nessun libro, nessuna diceria, nessuna fama ci avevano resi noti le molte regioni e popolazioni. Viaggiarono per questo nostro imperatore e questo nostro esercito. Prima tenevamo una piccola parte della Gallia, ora il medesimo è l'estremo del nostro impero e di quelle terre.
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Leo olim in silva dormiebat et circa eum musculi cursabant. Unus ex illis, petulantior quam alii, leoni appropinquavit et eum e somno excitavit...Tum mus, cum leonis vocem audivisset, accurrit ut auxilium ferae praeberet: retia acutis dentibus laceravit et leonem vinculis liberavit. Sic parvus mus bestiarum regi vitam servavit
Una volta un leone dormiva nel bosco e dei topolini correvano da lui. Uno di quelli, più petulante di un altro, si avvicinò al leone e lo svegliò dal sonno. Il leone, pieno d'ira, afferrò il topo e sta per divorare la bestia, quando questa così implorò: "Sommo re, salvami. Se mi donerai la vita, ti sarò sempre grato". Il re rise della bestia e rispose: "Forse la mia tana sorveglierai? Forse mi difenderai dai nemici? Forse mi preparerai la carne dei cinghiali? Tuttavia ti risparmierò e ti donerò la vita". Dopo alcuni giorni lo stesso leone, mentre si dirigeva verso una preda, cadde nella trappole dei cacciatori. Allora proprio lui perdeva la speranza di salvezza e riempiva la foresta con grandi grida. In quyel momenti il topo, avendo udito la voce del leone, accorse per offrire aiuto alla bestia: tagliò la rete con i denti aguzzi e liberò il leone dai vincoli. Così il piccolo topo salvò la vit al re delle bestie.
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Viro qui solus ruri vivebat, erat fidelis canis cuius vigilantiae parvam filiam suam committebat, si a tecto ...Quis viri dolorem dicere potuerit, qui ob timorem et iram fidelem custodem accusaverat et occiderat?
(La versione inizia con un dativo di possesso: ad un uomo era un cane fedele=) Un uomo che viveva da solo in campagna aveva un cane fedele, alla quale sorveglianza affidava la sua figlia piccola, qualora avesse dovuto allontanarsi da casa per un poco. Poi, una sera, mentre tornava a casa, aprì la porta, notò del sangue nella bocca del cane e non vide sua figlia. Da quelle cose fu indotto all'errore: con la mano destra prese subito un'arma ed uccise il cane. A quel punto trovò sua figlia, che dormiva non lontano da un enorme serpente con cui il povero cane aveva combattuto. Chi potrebbe descrivere il dolore dell'uomo, che per la paura e la rabbia aveva accusato ed ucciso il fedele guardiano?