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TIMOCLEA
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro Gymnasion 2(pag. 191 n. 351)
Θρακες τινες εκκοψαντες οικιαν Τιμοκλειας, γυναικος ενδοξου και σωφρονος, αυτοι μεν τα χρηματα διηρπαζον, ο δε ηγεμων την γυναικα ανεκρινεν ει που χρυσιον εχοι κεκρυμμενον και αργυριον. Η δε εχειν ομολογησε και μονον εις τον κηπον αγαγουσα δειξασα φρεαρ, ενταυθα εφη της πολεως αλισκομενης καταβαλειν αυτη τα τιμιωτατα των χρηματων. Εγκυπτοντος δε του Θρακος και κατασκεπτομενου τον τοπον, εωσεν αυτον εξοπισθεν γενομενη και των λιθων επεμβαλουσα πολλους απεκτεινεν. Ως δε ανηχθη προς Αλεξανδρον υπο των Θρακων δεδεμενη, πρωτον μεν απο της οψεως και της βαδισεως εψανη τις αξιωματικη και μεγαλοφρων ανεκπληκτως και αδεως επομενη τοις αγουσιν επειτα του βασιλεως ερωτησαντος, ητις ειη γυναικων, απεκρινατο Θεαγενους αδελφη γεγονεναι του παραταξαμενου προς τον Φιλιππον υπερ της των Ελληνων ελευθεριας και πεσοντος εν Χαιρονεια στρατηγουντος. Θαυμασας ουν ο Αλεξανδρος αυτης και την αποκρισιν και την πραξιν, εκελευσεν ελευθερον απιεναι μετα των τεκνων.
TRADUZIONE
Alcuni Traci, dopo aver devastato la casa di Timoclea, donna illustre e saggia, ne saccheggiarono le ricchezze e il comandante chiese alla donna se avesse da qualche parte oro e argento nascosti. Quella ammise di averne e dopo averlo condotto, solo, al giardino, avendogli fatto vedere il pozzo, disse che allora aveva buttato le più preziose delle ricchezze mentre la città veniva presa. Dopo che il Trace si sporse ed osservò il luogo, lei, essendogli andata dietro, lo spinse e, dopo avergli lanciato addosso molti fra i sassi, lo uccise. Dopo essere stata condotta presso Alessandro, legata, dai Traci, subito, contrariamente a chi aveva visto e a chi aveva ? camminato con lei ? si dimostrò una donna dignitosa, che non si lascia impressionare facilmente, e coraggiosa, mentre veniva accompagnata, senza timore, da quelli che la guidavano. In seguito, poiché il re le domandò chi fosse, rispose che era parente di Teagene, colui che si era schierato a battaglia con Filippo per la libertà dei greci, e caduto combattendo nella battaglia di Cheronea. Dunque Alessandro, meravigliatosi di lei, della risposta e dei fatti, ordinò, in accordo con i figli (?), di lasciarla libera.
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Πραττομένων δὲ τούτων, τοῦ τε Πορσίννα πᾶσαν ἤδη τὴν πολεμικὴν ἀνεικότος παρασκευὴν διὰ πίστιν, αἱ παρθένοι τῶν Ῥωμαίων κατῆλθον ἐπὶ λουτρόν, ἔνθα δὴ μηνοειδής τις ὄχθη περιβάλλουσα τὸν ποταμὸν ἡσυχίαν μάλιστα καὶ γαλήνην τοῦ κύματος παρεῖχεν. Ὡς δ´ οὔτε τινὰ φυλακὴν ἑώρων οὔτε παριόντας ἄλλως ἢ διαπλέοντας, ὁρμὴν ἔσχον ἀπονήξασθαι πρὸς ῥεῦμα πολὺ καὶ δίνας βαθείας. Ἔνιοι δέ φασι μίαν αὐτῶν ὄνομα Κλοιλίαν ἵππῳ διεξελάσαι τὸν πόρον, ἐγκελευομένην ταῖς ἄλλαις νεούσαις καὶ παραθαρρύνουσαν. Ἐπεὶ δὲ σωθεῖσαι πρὸς τὸν Ποπλικόλαν ἧκον, οὐκ ἐθαύμασεν οὐδ´ ἠγάπησεν, ἀλλ´ ἠνιάθη, ὅτι Πορσίννα κακίων ἐν πίστει φανεῖται, καὶ τὸ τόλμημα τῶν παρθένων αἰτίαν ἕξει κακούργημα Ῥωμαίων γεγονέναι. Διὸ καὶ συλλαβὼν αὐτὰς πάλιν ἀπέστειλε πρὸς τὸν Πορσίνναν
Mentre si espletavano queste trattative e Porsenna per la fiducia che nutriva già smobilitava le apparecchiature di guerra, le fanciulle dei Romani scesero a fare un bagno là dove la riva del fiume piegandosi con una curva a forma di mezzaluna offriva in modo speciale tranquillità e calma delle onde. Poiché non vedevano nessuna guardia né alcuno che potesse passare lì se non nuotando, furono prese dal desiderio di fuggire a nuoto gettandosi nella corrente, sebbene forte, e nei suoi gorghi profondi. Dicono alcuni che una di loro, di nome Clelia, traversasse il fiume a cavallo esortando e incitando le altre, che nuotavano. Dopo che si presentarono sane e salve da Publicola, questi non fu preso né da ammirazione né da simpatia per loro, ma rimase infastidito per il gesto compiuto, in quanto egli sarebbe sembrato inferiore a Porsenna per lealtà e l'audacia delle fanciulle sarebbe apparsa causata da un atto fraudolento da parte dei Romani. Perciò le prese e le rimandò da Porsenna
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Alcibiade e Tissaferne
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro Anthropoi vs 337 pag. 304
TRADUZIONE
I più potenti ed onorevoli tra gli Spartani sopportavano ormai a fatica Alcibiade a causa dell’invidia. Prevalsero dunque ed ottennero che le autorità spartane ordinassero agli abitanti della Ionia che lo uccidessero. E quello, avendolo segretamente saputo ed essendo spaventato, da un lato metteva a parte gli Spartani di tutte le azioni (= vantaggi per loro compiuti da lui), dall’altro fuggiva il cadere completamente nelle loro mani, avendo dato se stesso (= essendosi rifugiato presso) a Tissaferne, Satrapo del re, per sicurezza, subito era (= diventava) presso di lui eccellente ed importantissimo. Nessuna indole era impermeabile alle piacevolezze (di Alcibiade) nel ricrearsi e nello stare insieme ogni giorno, ma anche a quelli che avevano paura ed erano invidiosi tuttavia il frequentare ed il vedere quello procurava un certo piacere e gioia. Ed il certo è che (= certamente) Tissaferne, essendo duro riguardo al resto (= alle altre cose) e nemico dei greci più di tutti tra i Persiani, tanto cedeva ad Alcibiade essendo adulato, che (anch’) egli (lo) sorpassava adulando a sua volta quello (= Alcibiade).
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Alessandro invita il suo maestro Leonida
a non essere avaro con gli dei
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro GRECO VERSIONI PER IL BIENNIO
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Confronto tra Demostene e Cicerone VERSIONE DI GRECO di Plutarco TRADUZIONE dal libro np
Δημοσθένης μὲν εἰς τὸ ῥητορικὸν ἐνέτεινε πᾶν ὅσον εἶχεν ἐκ φύσεως ἢ ἀσκήσεως λόγιον, ὑπερβαλλόμενος ἐναργείᾳ μὲν καὶ δεινότητι τοὺς ἐπὶ τῶν ἀγώνων καὶ τῶν δικῶν συνεξεταζομένους, ὄγκῳ δὲ καὶ μεγαλοπρεπείᾳ τοὺς ἐπιδεικτικούς, ἀκριβείᾳ δὲ καὶ τέχνῃ τοὺς σοφιστάς· Κικέρων δὲ καὶ πολυμαθὴς καὶ ποικίλος τῇ περὶ τοὺς λόγους σπουδῇ γενόμενος, συντάξεις μὲν ἰδίας φιλοσόφους ἀπολέλοιπεν οὐκ ὀλίγας εἰς τὸν Ἀκαδημαϊκὸν τρόπον, οὐ μὴν ἀλλὰ καὶ διὰ τῶν πρὸς τὰς δίκας καὶ τοὺς ἀγῶνας γραφομένων λόγων δῆλός ἐστιν ἐμπειρίαν τινὰ γραμμάτων παρενδείκνυσθαι βουλόμενος.
TRADUZIONE Demostene indirizzò all'arte della parola tutte le sue doti naturali e quelle acquisite con l'esercizio, e superò in abilità e efficacia quanti si misurarono con lui nei dibattiti politici e processuali, in solennità e magnificenza gli oratori epidittici, in precisione e artificio i retori. Cicerone invece, che con il suo impegno nell'eloquenza divenne ricco di varia e profonda cultura, ha lasciato non poche composizioni propriamente filosofiche di impostazione accademica; comunque anche dai discorsi scritti per i dibattiti politici e per i tribunali, appare chiaro che vuoi mettere in evidenza la sua conoscenza della letteratura.