Apes sic appellantur vel quod pedibus invicem se adligant, vel quod sine pedibus nascuntur: postea e
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La api sono chiamate così o perché con i piedi si aggrappano le une alle altre (lett. : "vicendevolmente"), o perché nascono senza i piedi: infatti acquistano sia i piedi sia le ali successivamente. Questi insetti laboriosi abitano dimore adeguate al compito di fare il miele, allestiscono le abitazioni con mirabile maestria, a partire da vari fiori creano il favo e con una incalcolabile prole riempiono gli alloggiamenti di cera. Poiché tra gli alveari ci sono guerre e le api ingaggiano battaglie, (soggetto: le api) hanno le loro truppe e i loro comandanti. Come dicono molti, le api nascono dai cadaveri dei capi di bestiame. Infatti, per farle nascere vengono percosse le carni dei vitelli morti, così dal sangue marcio si formano dei vermi e successivamente i vermi producono le api.
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Claudio, poiché voleva l'onore del trionfo, intraprese una piccola spedizione. Scelse la Britannia, non toccata dopo il divino Giulio e, a quell'epoca, in tumulto a causa di alcuni disertori. Mentre da Ostia navigava alla volta della Britannia, per poco non fu affondato da un forte Circio (Circio = vento settentrionale). Nonostante ciò, dopo aver portato a termine la marcia, oltrepassò il mare e, accettata in resa una parte dell'isola, tornò a Roma senza nessuno scontro e celebrò il trionfo con grande sfarzo. Affinché vedessero lo spettacolo, ordinò di venire a Roma non solo ai governatori delle province, ma anche a certi esuli. Tra le spoglie nemiche appese al frontone del palazzo imperiale una corona navale, come segno dell'Oceano attraversato e, per così dire, soggiogato. Dietro al suo carro venivano la moglie Messalina su una carrozza, e le decorazioni trionfali di quella guerra.
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La gloria di Atene è eterna. Atene, infatti, è la patria della letteratura, della filosofia e dell'eloquenza. (Atene: soggetto sottinteso) è importante anche per gli atleti e per i musicisti. Io sono un filosofo; ogni anno, insieme agli allievi, percorro tutta la Grecia, e visitiamo Atene. La protettrice di Atene è Atena, quindi, Atene si chiama così per via della protettrice. Un tempo, ad Atene c'era una straordinaria statua della dea, d'oro e d'avorio, equipaggiata con un elmo e una corazza. Quando gli abitanti di Atene celebrano il corteo in onore di Atena, i fanciulli e le fanciulle offrono un mantello prezioso alla statua della dea.
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Filottete fu un rinomato arciere e amico di Ercole. Indossando le armi di lui, l'arco e le frecce, egli combatté la guerra contro i Troiani insieme ai comandanti di tutta la Grecia. Ma i Greci, durante il viaggio, si fermarono sull'isola di Lemno, dove, improvvisamente un serpente morse il piede di Filottete, e gli inflisse una ferita non letale, tuttavia inguaribile. Inviò questo serpente Giunone, nemica di Ercole, la quale era adirata con Filottete, perché egli realizzò per Ettore un rogo funebre. A quel punto Filottete, a causa di quel dolore insistente, colmava di lamenti l'accampamento dei Greci, durante il giorno e durante la notte. Per giunta, tra i comandanti e i soldati, alcuni consideravano intollerabili gli ininterrotti gemiti dell'eroe, altri riuscivano a stento a sopportare il cattivo odore della ferita; e così lo abbandonarono sulla spiaggia dell'isola disabitata e non civilizzata. Costui, tra gli scogli e le rupi di Lemno, conduceva una vita infelice, definiva spesso ingrati i compagni, e indirizzava preghiere agli dei.
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Teseo, il figlio di Egeo, insieme al compagno Piritoo, figlio di Issione, si espose al pericolo della collera degli dei: egli rapì Elena, la figlia di Tindaro e di Leda, la quale immolava un sacrificio in onore di Diana, dal santuario della dea, e la condusse ad Afidna, un villaggio della regione dell'Attica. Giove osservò il gesto temerario dei compagni, e, a scopo di punizione, durante il sonno ordinò loro che chiedessero a Plutone Proserpina come sposa per Piritoo. Quegli eroi, attraverso l'isola Tenaria, discesero negli Inferi, ed esposero a Plutone la ragione del loro viaggio; a quel punto, per ordine del re degli Inferi, vennero atterrati dalle Furie e straziati per lungo tempo. Poiché Ercole si recò negli Inferi, quelli supplicarono la sua intercessione. Ercole ottenne da Plutone misericordia, e li condusse illesi fuori dagli Inferi. Successivamente Castore e Polluce, fratelli di Elena, rapirono Etra, la madre di Teseo, e Fisadia, la sorella di Piritoo, e le diedero in schiavitù alla sorella (cioè: "ad Elena").
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