- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: LATINO AD HOC - versioni latino tradotte
- Visite: 4
A tutti i Galli interessa in maniera particolare una cosa, l'essere dediti alle pratiche religiose, e per tale motivo, coloro i quali sono affetti da malattie piuttosto gravi, e coloro i quali si trovano nelle battaglie, oppure nei pericoli, o sacrificano esseri umani come vittime, oppure promettono che sacrificheranno se stessi, e si avvalgono dei Druidi come sovrintendenti a quei sacrifici, poiché ritengono che sia un loro dovere placare la potenza degli dèi immortali, restituendo la vita di un essere umano in cambio della vita di un essere umano, e hanno istituito sacrifici di questo tipo al livello pubblico. Altre popolazioni hanno fantocci di enorme grandezza, e riempiono le membra di questi, intrecciate con i vimini, con uomini vivi; una volta accesi questi (fantocci), gli uomini, circondati dal fuoco, vengono portati alla morte. Ritengono che, dagli dèi immortali, siano apprezzati moltissimo i sacrifici di coloro che siano stati catturati in un furto o in un latrocinio o in un altro misfatto; ma, quando viene meno la disponibilità di questa tipologia, non si vergognano di abbassarsi alle uccisioni anche di innocenti.
C. Plinius Sabiniano suo salutem dicit, libertus tuus contra quem tu iracundia ardes officiosus ad m
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: LATINO AD HOC - versioni latino tradotte
- Visite: 4
C. Plinio saluta il suo Sabiniano. Il tuo liberto, contro il quale tu bruci a causa della collera, giunse a me premuroso, si prostrò ai miei piedi, e pianse tanto da suscitare la mia compassione. Supplicò molto, e tacque anche molto, infine mi diede garanzia di pentimento, e ho fiducia in lui a tal punto da chiederti il perdono della sua colpa. So che bruci per la collera, e bruci di collera a ragione, so anche questo; ma è consuetudine che ora la clemenza sia più importante, sebbene la causa dell'ira sia giustissima. Perché, finalmente, non ti sforzi di concedere il perdono al tuo liberto? Hai amato tanto il tuo servo, che un tempo era stato sottomesso a te, da avergli concesso volentieri la libertà, e anche da averlo accolto con grande gioia sotto protezione e clientela. Hai stimato tanto il tuo liberto che, spero, tu lo ami di nuovo come tuo sottoposto. Dopo che il torto sarà stato perdonato, egli ti obbedirà, ed eseguirà gli ordini con assoluta fedeltà e con estremo rispetto; dopo che l'amicizia sarà stata ritrovata, sarà di gran lunga il più fedele tra i liberti, e il migliore in assoluto di tutti gli amici. Lo stimo così tanto da chiedere una cosa: riprendi il tuo liberto in casa e nel tuo cuore! Stammi bene.
C. Plinius Septicio Claro suo salutem dicit, Heus tu promittis te ad cenam apud me venturum esse ...
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: LATINO AD HOC - versioni latino tradotte
- Visite: 4
C. Plinio saluta il suo Setticio Claro. Ehi tu! Prometti che verrai a cena da me, e non vieni? Ecco la sentenza: ti ordino di pagare le spese, e non sarà un prezzo modico. Erano stati preparati lattuga, lumache, uova, olive, barbabietole, zucche e altre mille (cose) non meno squisite. Dopo averti atteso a lungo, alla fine ho capito che tu ormai non saresti venuto. Ma tu a me hai preferito, presso non so chi, ostriche, frutti di mare, ballerine di Cadice. Me la pagherai, non dico come. Ti sei comportato male: quanto avremmo scherzato, avremmo riso! Puoi cenare più sontuosamente da molti, (ma) da nessuna parte più felicemente e più alla buona che da me. Stammi bene.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: LATINO AD HOC - versioni latino tradotte
- Visite: 4
Caracalla in persona prese il nome da una veste lunga fino ai talloni, che aveva donato al popolo, mai vista prima d'allora. Donde ancora oggi vengono chiamate "Antoniniane" le vesti di quel tipo in uso specialmente nella plebe Romana. Egli lasciò a Roma come monumenti delle meravigliose terme a suo nome, e gli architetti seguenti dicono che la stanza da bagno di queste, a forma di sandalo, con nessun tentativo di imitazione possa essere costruita uguale a come fu costruita. Infatti, furono sovrapposti dei ponteggi di bronzo o di rame ai quali fu appoggiata tutta la volta, e la campata è così grande che gli ingegneri dicono che proprio questa non potesse essere fatta, temendo che la volta non cada. Chi non sa che Caracalla lasciò anche un porticato in memoria del padre, che conteneva le gesta e di quello i trionfi e le guerre? Il medesimo imperatore non rifiutò di inaugurare una nuova strada, che si trova sotto le sue terme Antoniniane: e sono certo che tra le vie romane non si trovi niente di più bello di quella.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: LATINO AD HOC - versioni latino tradotte
- Visite: 4
Non trascurare questa cosa, oh mio Lucilio, che il fatto che noi viviamo è un dono degli dèi immortali, e il fatto che noi viviamo correttamente è un dono della filosofia. Dunque a quest'ultima noi dobbiamo più che agli dèi, nella stessa maniera in cui una buona vita è una concessione maggiore della vita (pura e semplice). Proprio gli dèi ci concessero la filosofia, e non diedero a nessuno la conoscenza di essa, ma diedero a tutti la capacità di conoscerla. Gli dèi infatti non resero la filosofia un bene comune, e noi non nasciamo saggi, perciò la saggezza ha dentro di sé un grandissimo pregio, il fatto che non rientra tra i beni assegnati dalla sorte. Ora, infatti, in essa c'è questo aspetto prezioso e magnifico, il fatto che non tocca in sorte per caso, che ciascuno se la deve procurare da sé, il fatto che essanon sipuò chiedere ad un altro. Il compito di questa disciplina è uno solo: scoprire la verità riguardo alle cose umane e divine. Da essa non si allontaneranno mai la religione, la devozione, la giustizia e l'insieme di tutti gli altri valori della tradizione collegati tra loro. La filosofia ha insegnato a rispettare le cose divine, ad apprezzare le cose umane, e che il potere si trova tra gli dèi, mentre tra gli uomini si trova una società.