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Filius Croesi regis, cum iam per aetatem fari posset, infans erat et, cum iam multum adolevisset, item nihil fari poterat. Mutus ideo et elinguis diu habitus est. Cum vero, capta urbe, in qua erat, in patrem eius, bello magno victum, hostis invaderet, gladio educto, regem esse ignorans, diduxit adolescens os, clamare nitens, eoque nisu vitium nodumque linguae rupit, planeque et articulate elocutus est, clamans in hostem ne rex Croesus occideretur. Tum et hostis gladium reduxit, et rex vità donatus est, et adulescens loqui prorsum deiceps coepit.
Il figlio del Re Creso, potendo ormai per l'età parlare, era muto e, essendo ormai cresciuto molto, non riusciva lo stesso a dire nulla. Perciò era muto e fu considerato a lungo senza lingua. In verità, conquistata la città, nella quale viveva, il nemico avendo attaccato contro suo padre, sconfitto in una grande guerra, estratta la spada, ignorando che era il re, l'adolescente aprì la bocca, mentre tentava di gridare, e con quello sforzo ruppe il difetto ed il nodo della lingua, e parlò chiaramente e articolatamente, gridando contro il nemico che non venisse ucciso il re creso. Allora sia il nemico ripose la spada, sia il re fu riportato in vita, e l'adolescente iniziò da quel momento in poi a parlare.
(By Maria D. )
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Porsenna, Etruscorum rex, inter obsides Romanos Cloeliam virginem habebat. Rex ipse eos obsides dure tractabat, ideoque Cloelia fugere statuit...
Porsenna, Re degli Etruschi, tra gli ostaggi romani aveva clelia una fanciulla. Lo stesso re trattava duramente quegli ostaggi, e perciò Clelia decise di fuggire. L'accampamento dello stesso re non era lontano dal Tevere. I custodi furono facilmente ingannati dalla fanciulla; questa giunse presso il fiume con le altre fanciulle, lo attraversò a nuoto e condusse tutte quelle fanciulle a Roma. Inizialmente Porsenna, adirato, inviò i legati presso i Romani e pretendeva le fanciulle; gli stessi romani in verità secondo il patto restituirono allo stesso re Clelia come pegno di pace.
(By Maria D. )
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Saturnus deus dirus et ferocissimus fuit: nam omnes filios suos vorabat ne regnum suum caperent. Itaque Rhea, Iovis mater, filium fidelissimae ancillarum commendavit. Ancilla divinum puerum in insulam Cretam portavit ut in specu occultaretur, profundissimo atque praerupto, hedera circumdato. Cum multae nymphae magna diligentia parvulum deum custodirent, Amalthea capra infanti purissimum lac praebebat, apes mel dulcissimum. Columbarum agmen in speluncam advolabat ut ambrosiam porrigeret; aquila ingens nectar suavissimum omnium ciborum, deorum potionem, puero dabat.
Il Dio Saturno fu funesto e molto feroce: infatti divorava tutti i figli affinché non usurpassero il proprio regno. E così Rea, la madre di Giove, affidò il figlio alla più fedele delle ancelle. L'ancella portò il fanciullo divino nell'isola di Creta affinché fosse nascosto in una spelonca, profondissima e rocciosa, circondata dall'edera. Custodendo molte ninfe con grande diligenza il piccolo dio, la capra Amaltea offriva al neonato il latte purissimo, le api il miele dolcissimo. Una schiera di colombe volava nella spelonca per portare l'ambrosia; un'ingente aquila dava al fanciullo il nettare, la bevanda degli dèi, il più soave di tutti i cibi.
(By Maria D. )
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I Galli Senoni giunsero nel Lazio, vinsero i Romani presso il Fiume Allia ed occuparono anche Roma. Fu difeso soltanto il Campidoglio; essendo stata assediata a lungo la rocca ed essendo ormai i romani spossati dalla fame, i Galli, ricevuto l'oro, affinché non assediassero di nuovo il Campidoglio, retrocedettero. Ma da Camillo, che viveva in esilio in una città vicina, vennero sconfitti. Infatti Camillo rovesciò così i Galli, da farsi restituire sia l'oro, dato dai Romani, sia tutte le insegne militari. Così Camillo trionfò e fu chiamato il secondo Romolo: il potere romano iniziò a crescere. Camillo sconfisse la città dei Volsci e, distrutti tutti gli eserciti dei nemici, occupò tutte le città degli Equi e dei Sutrini. Quinzio Cincinnato vinse i Predestini sul Fiume Allia e aggiunse le città del campo predestino ai Romani; poi giungendo per la seconda volta in Italia contro i Galli, fu inviato e si stabilì al di là del fiume Aniene. Lì il giovane L.Manlio il più nobile dei senatori uccise un Gallo che lo provocò ad una singolare contesa e, strappata la collana d'oro e dopo che fu apposta sul collo, ricevette per sempre il soprannome di Torquato. Poi i Galli furono sconfitti e messi in fuga grazie al dittatore C. Sulpicio.
(By Maria D. )
Versione tratta da Eutropio
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Caesar, necessariis rebus imperatis...suis pugnandi tempus dimitteret.
Cesare, ordinate le cose necessarie, corse giù ad ammonire i soldati e giunse presso la decima legione. Avendo ammonito i soldati con un discorso non molto lungo a mantenere il ricordo del loro antico valore e a non essere perturbati nell'animo e a sostenere coraggiosamente l'attacco dei nemici, visto che ormai non erano molto lontano, diede il segnale d'intraprendere la battaglia. Ed essendo giunto nell'altra parte per ammonire allo stesso modo, andò incontro a coloro che combattevano. Vi fu tanta esiguità di tempo e e l'animo dei nemici fu tanto preparato a combattere, che mancò il tempo non solo per accomodare le insegne, ma anche per indossare gli elmi e le protezioni per gli scudi. Ogni soldato, abbandonata l'opera, si fermò presso le prime insegne, per non lasciare nel cercare i suoi il tempo di combattere.
(By Maria D.)
Versione tratta da Cesare