- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: RATIO - versioni latino tradotte
- Visite: 4
Theseus Ariadnae auxilio Minotaurum necavit,...sicut stellae fulserunt, in coronae modum.
Teseo con l'aiuto di Arianna uccise il Minotauro ma dopo durante la navigazione abbandonò sugli scogli sull'isola di Nasso la vergine. La fanciulla pianse amaramente, a lungo biasimò l'animo ingrato di Teseo. Un giorno Arianna dormiva vicino alle rive del mare; le chiome splendevano ai raggi del sole, le braccia erano abbandonate senza energia (molliter). Non appena Bacco vide la fanciulla, arse subito dall'amore. "I tuoi occhi hanno pianto moltissimo; ora invece devono sorridere, poiché sarai mia moglie e vivremo sempre assieme. Le parole riconoscenti del dio consolarono le pene di Arianna e (le) rinvigorirono l'animo. Allora Bacco mise sul capo della fanciulla una corona d'oro; ma quando la corona battè sulla testa di Arianna si alzò dalla terra nell'aria; quando le gemme della corona giunsero al cielo (al plurale astrum significa cielo), brillarono come stelle, al posto della corona.
(By Vogue)
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: RATIO - versioni latino tradotte
- Visite: 4
Graecorum animos magnus terror occupavit. Polyphemus autem fessus erat, humi recubuit et somnum cepit. ..., omnes Graeci exierunt.
Un grande terrore invase gli animi dei Greci. Invece Polifemo era stanco, si distese sul terreno e si addormentò. All'alba Polifemo trovò alcuni compagni di Ulisse e li divorò. Poi, dopo che aveva smosso il macigno, uscì con il proprio bestiame dalla spelonca. Polifemo, dopo che tutte le pecore erano uscite, rimise il macigno al proprio posto, e rinchiuse i restanti compagni all'interno. Ulisse in verità, uomo di grande saggezza, non aveva ancora perduto totalmente la speranza. Finalmente, dopo che aveva meditato a lungo con tutto l'animo, prese questa decisione. Lasciò nella spelonca un grande palo di legno. Lo rese con grande attenzione appuntito. Sul far della sera Polifemo ritornò alla spelonca. Allora Ulisse mostrò un otre di vino (lo aveva portato per caso con sè); Dopo che riempì una grande coppa di vino, la diede al Ciclope. Polifemo non aveva mai gustato vino in passato; non vuotò una coppa, ma molte. Il ciclope pesante a causa del cibo e del vino si sdraiò ed in breve tempo si addormentò. Allora Ulisse convocò i compagni e, dopo che questi riscaldarono la punta del palo con il fuoco, egli accecò l'occhio di Polifemo. Il ciclope emise un urlo terribile e quasi impazzì. Allora Ulisse legò i compagni ai ventri delle pecore e se stesso ad un ariete: grazie a quest'astuto stratagemma, quando Polifemo rimosse l'ingente masso dall'ingresso della spelonca, tutti i Greci uscirono.
(By Maria D. )
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: RATIO - versioni latino tradotte
- Visite: 4
Te conlocas in concilio deorum immortaliumet haec nobis semper commemoras: egregia tua virtute omnes Paulos, Fabios...Nunc de tua insolentia nihil aliud dico, Marce Tulli, Romule Arpinas! (da Invectiva in Ciceronem]
T'inserisci nel concilio degli dèi immortali e ci ricordi sempre tali cose: hai superato con la tua egregia virtù tutti i Paoli, i Fabi, gli Scipioni e sei stato inviato come custode a Roma dal concilio degli dèi. Ma non sei né un custode, né un signore: tutte le leggi ed i giudizi sono nella tua libidine; anzi tutti i magistrati e quasi tutti i Romani sono nella tua libidine; uno ha costruito per te con una spesa illimitata una villa a Tuscolo, un altro a Pompei, un altro ha acquistato per te una casa, un altro esegue per te i tuoi affari, un altro ti prepara ingenti patrimoni e tu accetti: queste ricchezze sono state acquistate grazie al sangue e alle miserie dei cittadini! tra te e il dittatore Silla eccetto il nome del potere non c'è alcuna differenza. O Roma, misera ed infelice! Ora non dico nient'altro sulla tua insolenza, Marco Tullio, Romolo di Arpino!
(By Maria D. )
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: RATIO - versioni latino tradotte
- Visite: 4
Rerum scriptores tradunt belli Peloponnesiaci temporibus Archidamum, strenuum Lacedaemoniorum ducem...Postremo Lacedaemoniorum vires tam solidae tantaeque fuerunt ut Athenienses, terra marique victi, in hostium potestatem se dederint.
Gli storici tramandano che ai tempi della Guerra del Peloponneso, Archidamo, valoroso condottiero degli Spartani, condusse le sue truppe in Attica per distruggere i territori di Atene. Ma la peste invase l'Attica: quindi gli spartani per non soccombere a questo male tornarono in patria (a casa). Questa grave malattia infestò per primo il Pireo, uno fra i tre porti di Atene e dopo poco assalì la moltitudine. Ardevano dentro il fuoco tutti quelli era stati contagiati dalla peste e spinti dalla sete si buttavano nei pozzi. Le bocche (os, oris) di quelli emanavano un alito orribile e fetido come sono puzzolenti i cadaveri putrefatti. Devastava i malati un continuo soffocamento affannato e per loro non c'era nessuna quiete (non avevano nessuna quiete). Tanto era il numero dei morti che nessuno poté dare loro una degna e religiosa sepoltura. Lo stesso Pericle al quale era stata consegnata dal popolo l'amministrazione di Atene, fu raggiunto dalla malattia e morì (occubuit) ormai afflitto dalle sofferenze familiari (infatti aveva perso per la peste, la sorella, il figlio e molti amici). L'amministrazione di Atene passò ad uomini inetti, tuttavia gli ateniesi resistettero agli spartani per alcuni anni per non cedere l'amata patria ai nemici. Alla fine le forze degli spartani furono così forti e tante che gli ateniesi vinti per terra e per mare si abbandonarono al potere dei nemici.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: RATIO - versioni latino tradotte
- Visite: 4
Omnium sciunt Pausaniam Lacedaemonium magnum virum, sed...consilia Pausaniae aperta fuerunt. Ephori statuerunt Pausaniam comprehendere et capite damnare. Proditor in aedem Minervae confugit ubi atrocem mortem invenit. Nam narrant Ephoros valvas sacras aedis obstruxisse.
Si sa che Pausania è l'uomo più importante fra tutti gli Spartani, ma fu volubile, costui brillò nelle virtù ma fu ricoperto di molti difetti. é noto che Pausania compì con un ingente esercito la famosa battaglia presso Platea contro i Persiani che uccise un gran numero di nemici e ne disperse molti; poi giunse con la flotta nell'isola di Cipro; rimosse i presidi dei Barbari e con pari fortuna espugnò Bisanzio e catturò parecchi nobili. Ma Pausania era desideroso di potere e desiderava con l'aiuto dei Persiani ridurre tutta la Grecia in suo potere. Molti sanno che lui restituì di nascosto i prigionieri a Serse e per tale ragione giunse in sospetto degli Spartani; per questo motivo i magistrati Spartani lo richiamarono in patria e lo posero in libertà, perché Pausania non aveva commesso alcun crimine di tradimento apertamente. Ma quando alla fine furono svelati i piani diabolici di Pausania i magistrati Spartani decisero di catturare Pausania e condannarlo a morte. Il traditore fuggì nel tempio di Minerva dove trovò una morte atroce. Infatti narrano che i magistrati Spartani murarono le porte Sacre del tempio. (by Maria D. )