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- Scritto da Anna Maria Di Leo
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Multo praetereo consulto: nam et haec nimis multa sunt, quae aut omnia aut pleraque omnium vera declarat ipsius pravae religionis obscuritas. Cur etenim occultare et abscondere quicquid illud colunt magnopere nituntur, cum honesta semper publico gaudeant, scelera secreta sint? cur nullas aras habent, templa nulla, nulla nota simulacra, numquam palam loqui, numquam libere congregari, nisi illud, quod colunt et interprimunt, aut puniendum est aut pudendum? Unde autem vel quis ille aut ubi deus unicus, solitarius, destitutus, quem non gens libera, non regna, non saltem Romana superstitio noverunt? Iudaeorum sola et misera gentilitas unum et ipsi deum, sed palam, sed templis, aris, victimis caerimoniisque coluerunt, cuius adeo nulla vis nec potestas est, ut sit Romanis hominibus cum sua sibi natione captivus. At etiam Christiani quanta monstra, quae portenta confingunt! Deum illum suum, quem nec ostendere possunt nec videre, in omnium mores, actus omnium, verba denique et occultas cogitationes diligenter inquirere, discurrentem scilicet atque ubique praesentem: molestum illum volunt, inquietum, inpudenter etiam curiosum, siquidem adstat factis omnibus, locis omnibus intererrat, cum nec singulis inservire possit per universa districtus nec universis sufficere in singulis occupatus
Passo oltre con molta decisione: infatti sono troppo numerose queste cose, che o tutte o la maggior parte fra tutte le dichiara vere l'oscurità di una depravata religione. Perchè infatti quelli si sforzano grandemente di occultare e nascondere tutto ciò che venerano, quando le cose oneste gioiscono pubblicamente, mentre quelle nefande vengono tenute segrete? Perché non hanno altari e templi, non hanno statue conosciute, non parlano mai apertamente, non si riuniscono in libertà se ciò che venerano e tengono segreto non deve essere punito o non è causa di vergogna? Da dove poi, oppure chiunque sia quello, o dove si trova questo unico dio, solitario, abbandonato, che né un popolo libero, né regni, né la religione romana conoscono? La sola e miserabile popolazione dei Giudei e proprio loro hanno venerato, ma apertamente con i templi, con gli altari, con le vittime e con i riti, un solo dio, del quale non esiste nessuna forza e potere, a tal punto da essere prigioniero presso i Romani assieme al suo popolo. Ma ancora i cristiani quanti miracoli fingono, quali prodigi! Immaginano che quel loro dio che non possono né mostrare né vedere, controlla diligentemente i costumi di tutti, i comportamenti di tutti, persino le parole ed i pensieri occulti di tutti, naturalmente andando qua e là e essendo presente dovunque: lo vogliono molesto, inquieto, curioso in modo spudorato, è presente in tutti i fatti, va girando in ogni luogo, non potendo né servire ciascuno, essendo impegnato in tutto il mondo, né bastare per tutti, essendo tutto preso da ognuno. "
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inizio: Quid enim potest esse tam apertum, tam confessum... fine: Qui ordo facile turbaretur, nisi maxima ratione consisteret.
Che cosa può essere tanto chiaro, tanto manifesto, tanto evidente quando tu solleverai gli occhi al cielo e vedrai tutte le cose che vi sono in mezzo e intorno, che c'è qualche divinità dalla mente assai elevata, dal quale tutta la natura è inspirata, è mossa, è alimentata, è governata. Guarda il cielo stesso quanto si estende ampiamente, come gira rapidamente o come si puo vedere durante la notte con le stelle o durante il giorno è illuminato dal sole: già saprai come in esso c'è la straordinaria e divina presenza di un sommo moderatore. Le singole cose non solo ebbero bisogno, affinché fossero create, affinché esistessero, affinché fossero ordinate, di un sommo autore e di una perfetta ragione, ma non possono neppure essere comprese ne essere viste, ne essere percepite senza una somma razionalità. E che quando la serie dei tempi e delle messi si distingue in una stabile varietà, non è forse vero che la primavera con i suoi fiori e l'estate con le sue messi e la perdita maturità dell'autunno e la raccolta delle olive invernali testimoniano la presenza del loro autore e padre? Quest' ordine facilmente sarebbe turbato se non fosse retto da un perfetto ordine razionale.
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Et cum ad id loci ventum est, ubi subductae naviculae substratis roboribus a terrena labe suspensae quiescebant, pueros videmus certatim gestientes testarum in mare iaculationibus ludere. Is lusus est testam teretem, iactatione fluctuum levigatam, legere de litore: eam testam plano situ digitis comprehensam, inclinem ipsum atque humilem, quantum potest, super undas inrotare, ut illud iaculum vel dorsum maris raderet, vel enataret, dum leni impetu labitur, vel, summis fluctibus tonsis, emicaret, emergeret, dum adsiduo saltu sublevatur. Is se in pueris victorem ferebat, cuius testa et procurreret longius et frequentius exsiliret.
E quando si arrivò in quel posto, dove navicelle tirate in secco riposavano sospese su tronchi di quercia dal marciume del terreno, vediamo dei bambini giocare facendo a gara a far saltellare sul mare dei lisci cocci. Quel gioco consiste nello scegliere sulla spiaggia ciottoli lisci, levigati dal moto dei flutti: quel ciottolo, tenuto in piano con le dita, inclinato e tenuto in basso per quanto è possibile, farlo ruotare in piano sulle onde, affinché quello lanciato radente sul piano del mare, o affondi quando è gettato con poca forza, o, tagliata la sommità delle onde, schizzi via, emerga quando è sollevato da un frequente saltello. Era ritenuto vincitore fra i bambini colui il sasso del quale e andava più lontano e compiva più saltelli.