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Romae scribae poetaeque crustas arboreas litteris ornant. Mox plantae crustis succedunt tabulae ligneae, nudae vel ceratae. Ibi scriptura ...
A Roma gli scribi e i poeti ornano di lettere le cortecce degli alberi. Poi Alle cortecce della pianta subentrano le tavolette di legno, nude o cerate (coperte di cera). Allora la scrittura è tracciata con canne di bronzo. Poi le pagine diventano carte (fogli di papiro) o pergamene: la carta è (propria) di papiro, la pergamena (è propria) della pelle di pecora. Le lettere sono incise sui fogli o sulle pergamene con l'inchiostro, con le canne non solo di legno o di bronzo, ma anche di penne degli uccelli.
Dividiamo le frasi separate dal punto:
1. Romae gen. Locativo compl. Di stato in luogo scribae poetaeque nominativi soggetti que enclitico legamento logico crustas acc. Plur. Complemento ogg. Arboreas acc. Femm. Plur. Agg. Esprime un complemento di materia litteris ab. Femm. Plur. Complemento di mezzo ornant da orno predicato verbale.
2. Mox complemento avverbiale di tempo plantae gen. Sing. Femm. Complemento di specificazione crustis dat. Femm. Plurale complemento di termine succedunt da succedo predicato verbale tabulae nominativo femm. Plur. Soggetto ligneae agg. Nom. Plur. Femm. Esprime un complemento di materia nudae nom. Plur. Femm. Attributo del soggetto vel legamento logico ceratae nominativo femm. Plur. complemento di materia.
3. Ibi complemento avverbiale di tempo scriptura nominativo femm. Sing. Soggetto ferulis abl. Femm. Plur complemento di mezzo aeneis abl. Femm. Plur. Agg. Esprime un complemento di materia exaratur predicato verbale da exaro volto, però in forma passiva.
4. Postea complemento avverbiale di tempo paginae nom. Femm. Plur soggetto fiunt predicato verbale (verbo copulativo) chartae nominativo femm. Plurale complemento predicativo del soggetto vel legamento logico membranae nominativo femm. Plurale complemento predicativo del soggetto charta nominativo femm. Sing. Soggetto est predicato nominale papyri gen. Femm. Sing. Complemento di pertinenza membrana nom. Femm. Sing. Sogg. (sottinteso est) ovillae pellis gen. Femm. sing. complemento di pertinenza.
5. In chartis in più ablativo femm. Plur. Complemento di stato in luogo figurato vel legamento logico membranis abl. Femm. Plur. Stato in luogo figurato litterae nom. Plur. Femm. Soggetto exarantur predicato verbale forma passiva atramento ablativo neutro sing. Complemento di mezzo non-solum legamento logico ligneis abl. Femm. Plur. Compl. Di materia vel legamento logico aeneis abl. Femm. Plur. Compl. Di materia ferulis abl. Femm. Plur. Compl. Di mezzo, sed etiam ) (non solum sed etiam correlazioni congiunzioni correlative) avium gen. Femm. Plur. Compl. Di specificazione pennis ablativo femm. Plur. Compl. Di materia
(by Maria D.)
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Pompei acies habuit XL milia peditum, equites in sinistro cornu...
Pompeo comandò (=habuit) un esercito schierato per la battaglia (=acies) di quarantamila fanti (pedes, peditis) seicento cavalieri nell'ala sinistra e cinquecento nella destra, poi ancora milizie ausiliarie di tutto l'Oriente, tutta la nobiltà, innumerevoli senatori, governatori di provincia e quelli che erano già stati fra i vincitori di grandi guerre. Cesare comandò nel suo esercito non meno di trentamila fanti, mille cavalieri. Fino ad allora non si si erano mai riunite in uno stesso momento né maggiori truppe romane né con i migliori comandanti (subacturae = participio futuro di subigo) che avrebbero facilmente sottomesso tutto il globo terrestre. Allora si combatté con straordinario accanimento ed all'ultimo Pompeo ed il suo accampamento (castra, castrorum) furono fatti a pezzi. Lui stesso messo in fuga andò ad Alessandria, per chiedere aiuti al re d'Egitto, che gli era stato dato come protettore dal senato a causa della sua età giovanile. Ma questo (qui - il re dell'Egitto) assecondando più l'opportunità che l'amicizia, uccise Pompeo e mandò a Cesare la sua testa ed il suo anello. Cesare, vedendo questo, contemplata la testa di un uomo tanto grande, versò delle lacrime.
(By Vogue)
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Numa Pompilius, alter Romanorum rex post Romulum, bellum nullum gessit; is autem leges constituit, quod illos, ...Rex Numa morbo decessit quadragesimo et tertio anno imperii sui.
Numa Pompilio, un altro re dei Romani dopo Romolo, non compì alcuna guerra; ma egli costituì le leggi, poiché gli altri popoli, per la consuetudine delle battaglie, reputavano quelli (i Romani), addirittura ladroni e quasi barbari. Il devoto re Numa costruì a Roma innumerevoli templi e pratiche religiose e strutturò l'anno in dieci mesi prima erano indefiniti senza conteggio. Poi istituì i giorni fasti e nefasti: durante i giorni fasti era lecito alla giurisdizione da parte dei pretori; nei giorni nefasti invece, tutti si dovevano astenere dall'amministrazione dello stato. I Romani avevano anche i giorni nefasti: durante questi giorni veniva tramandato il ricordo degli eventi luttuosi e delle calamità e non era lecito la giurisdizione ed esercitare gli affari. Il re Numa morì di malattia nel quarantatreesimo anno del suo impero
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Coniurati Caesarem assidentem specie officii circumsteterunt et ilico processit Tillius, ...Nec in tot vulneribus, ut medicus postea existimavit, letale ullum repertum est, nisi secundum quod in pectore acceperat.
I congiurati sotto una parvenza di dovere circondarono Cesare mentre era seduto e Tillio, che domandò qualcosa, avanzò subito, e strappò la toga da entrambe le spalle a Cesare che opponeva resistenza e cercava con l'atteggiamento di prender tempo. Poi uno dei Casca lo ferì sul petto mentre Cesare gridava: "veramente questa è la forza!" Cesare trafisse dopo aver afferrato il braccio di Casca con lo stilo, ma fu ostacolato da un'altra ferita. Come vide i pugnali affilati da ogni parte, si coprì il capo con la toga e contemporaneamente con la mano sinistra fece discendere la parte estrema fino alle gambe. E così venne trafitto da 23 pugnalate e gemette soltanto alla prima senza voce, ma - come raccontano - disse in Greco a Marco Bruto che si scagliava: "anche tu, Bruto, figlio mio?". mentre tutti quanti fuggivano disordinatamente, giacque per diverso tempo esanime, finché tre schiavi dopo averlo deposto sulla lettiga lo riportarono a casa. Tra tante ferite, come poi considerò il medico, non fu scoperta nessuna letale, eccetto la seconda che aveva ricevuto in petto.
(By Maria D. )
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Ab antiquis scriptoribus saepe nobiles peregrinorum civium sententiae memorantur. Capax magnae dignitatis ... Sic fortis vir "Claudus sum" inquit, "sed propositum meum est pugnare, non fugere".
Dagli antichi scrittori sono spesso ricordati i nobili giudizi dei cittadini itineranti. Degno di grande dignità è il detto del re Coti. E nel momento in cui gli Ateniesi concessero la città, il re disse subito "ed io darò agli Ateniesi il diritto della mia gente" equiparava la Tracia ad Atene, e non riteneva di essere impari in un tale interscambio di beneficio. il soldato Spartano che anche se zoppo, giungeva in battaglia ed era rimproverato dall'amico per l'eccessiva temerarietà rispondeva ancora nobilmente. l'uomo valoroso disse così: "Sono zoppo ma il mio proposito è combattere, non fuggire".(By Maria D.)