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Post Veri obitum Marcus Antoninus solus rem publicam tenuit, multo melior et feracior ad virtutes. Erat enim ipse tantae tranquillitatis ut vultum numquam mutaverit maerore vel gaudio, philosophiae deditus stoicae, quam per optimos quosque magistros acceperat et undique ipse collegerat. Nam et Hadrianus hunc eundem successorem paraverat, nisi ei aetas puerilis obstitisset. Provincias ingenti moderatione ac benignitate tractavit Contra Germanos res feliciter gessit. Specialiter ipse bellum Marcomannicum, sed quantum nulla umquam memoria fuit, cum virtute tum etiam felicitate transegit, et eo quidem tempore quo pestilentia gravis multa milia et popularium et militum interemerat. Pannonias (Marcomannis, Sarmatis, Vandalis, simul etiam Quadis extinctis) servitio liberavit et Romae cum Commodo, quem iam Caesarem fecerat, filio suo triumpavit.
Dopo la morte di Vero, tenne il potere da solo Marco Antonino, molto migliore e più ricco di virtù. Egli era infatti di così grande serenità che non cambiava mai espressione per dolore o per gioia, dedito alla filosofia stoica, che aveva appreso da ottimi maestri e che aveva fatto ognuno venire da ogni parte. Infatti anche Adriano aveva predisposto lui stesso come successore, se l'età troppo giovanile non fosse stata di ostacolo. Trattò le Provincie con grande moderazione e benevolenza. Combattè contro i Germani con esito positivo. Egli stesso, in particolare, condusse a termine la guerra contro i Marcomanni, ma quanto importante non è stato ricordato, e proprio in quel periodo nel quale una spaventosa pestilenza aveva ucciso molte migliaia sia di cittadini che di soldati. Liberò la Pannonia dalla schiavitù (dopo avere sconfitto i Marcomanni, i Sarmati, i Vandali, e allo stesso tempo anche i Quadi) e trionfò a Roma insieme a suo figlio Comodo, che aveva prima nominato Cesare.
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Tantae luxuriae Lucius Verus fuisse dicitur, ut etiam domi popinam instituerit, ad quam post cenam Marci fratris devertebat. Fertur et nocte perpetua lusisse alea, cum in Syria concepisset id vitium, atque tantum vitiorum Neroniarum fuisse aemulus ut vagaretur nocte per tabernas, commissaretur cum triconibus, committeret rixas, dissimulans quis esset, saepeque percussus livida facie domum redisse. Sed Marcus, omnia bene sciens, dissimulabat pudore illa, ne reprehenderet fratrem. Et notissimum eius quidam fertur convivium, poswt quod lusum est tesseris usque ad lucem. Et haec post Parthicum bellum, ad quod eum misisse dicitur ne vel in urbe ante oculos omnium peccaret, vel ut parsimoniam peregrinatione addisceret, vel ut timore bellico emendatior rediret, vel ut se imperatorem esse cognosceret. Hoc convivium posteaquam Marcus audivit, ingemuisse dicitur et doluisse publicum fatum
A quanto si racconta, Lucio vero fu di una tale dissolutezza da farsi installare una bettola addirittura in casa, bettola alla quale si recava dopo aver pranzato (nella dimora) del fratello Marco. Si narra che lui (Lucio) passava la notte intera giocando a dadi, vizio che aveva preso in Siria, e che fu emulo dei vizi di Nerone a tal punto che, di notte, passava da una taverna all’altra, facendo baldoria con attaccabrighe, attaccando liti, nascondendo la propria identità; ben volentieri tornava a casa con la faccia livida, ché le aveva prese. Marco, tuttavia, ben sapendo tutto ciò, faceva finta di niente, per pudore, ovvero per non riprendere il fratello. Rimasto negli annali un suo banchetto, con partita finale a dadi, protratta fino all’alba. Fatto che avvenne dopo la spedizione contro i Parti, cui, a quanto si racconta, pur era stato mandato per impedirgli di continuare a far mascalzonate a Roma, sotto gli occhi di tutti, ovvero perché, con il viaggio all’estero, imparasse, una buona volta, ad esser parco, ovvero perché ritornasse (a Roma) reso più coscienzioso per il timore della guerra, ovvero, affinché si rendesse conto ch’era un imperatore. Si dice che Marco, venuto a sapere di suddetto banchetto, prese a lamentarsi sconsolato della sorte che spettava allo Stato.
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Tantae sanctitatis fuit M. Aurelius, ut L. Veri vitia et celaverit et defenderit, quoniam ei vehementissime displicebant, et post mortem eum divum appellaverit amitasque eius et sorores honoribus et salariis sublevaverit sacrisque eum plurimis honoraverit. Flaminem et omnes honores, qui divis habentur, eidem dedicavit. Tanta fuit benigni tate in suos Marcus, ut in omnes propinquos cuncta honorum ornamenta cumulaverit; filio Commodo autem – scelesto atque impuro – cito nomen Caesaris et mox sacerdotium statimque nomen imperatoris ac triumphi participationem et consulatum attribuerit. Erat autem ipse tantae tranquillitatis, ut vultum numquam mutaverit maerore vel gaudio, philosophiae deditus stoicae, quam et per optimos quosque magistero acceperat et undique ipse collegerat. Nam ed Hadrianus hunc eundem successorem paraverat, nisi ei aetas puerilis obstitisset. Quod quidem apparet ex eo, quod generum Antonino Pio hunc eundem delegit, ut ad eum quandocumque Romanum perveniret imperium.
Marco Aurelio fu così tanto onesto, che avrà nascosto e avrà difeso i vizi di Lucio Vero, poiché a egli dispiacevano in modo molto travolgente, e dopo la sua morte lo avrà chiamato dio, e sua zia paterna e le sorelle avrà elevato agli onori e ai salari e lo avrà onorato con molti sacrifici religiosi. Assegnò a lui un flamine e tutti gli onori che si attribuiscono agli dèi. Marco ebbe tanta benevolenza verso i suoi, così che in tutti i parenti avrà cumulato tutti gli ornamenti degli onori; ma al figlio Commodo – malvagio e disonesto – ben presto avrà attribuito il nome di Cesare e subito il sacerdozio e immediatamente il nome di imperatore e la partecipazione al trionfo e il consolato. Ma egli stesso era così tranquillo, che giammai avrà mutato il volto per la sofferenza o per la gioia, dedito alla filosofia stoica, che era accolto tra tutti i migliori maestri ed egli stesso dovunque era accolto. E infatti Adriano aveva preparato questo stesso come successore, se non glielo avesse impedito la giovane età. Certamente tale cosa appare dal fatto che attribuì questo stesso come genero ad Antonio Pio, affinché ottenesse (giungesse a lui) l’Impero Romano in qualunque momento.
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Lucius Verus Antoninus, qui ex Hadriani voluntate Aelius appellatus est, neque inter bonos neque inter malos principes ponitur. Quem constat non inhorruisse vitiis, non abundasse virtutibus. Huic naturalis pater fuit Lucius Aelius Verus, qui ab Hadriano adoptatus primus Caesar est dictus et in eadem statione constitutus perit. Avi ac Proavi et item maiores plurimi consulares. Natus est Lucius Romae in praetura patris sui. Origo eius paterna pleraque ex Etruria fuit, materna ex Faventia. Hac prosapia genitus, patre ab Hadriano adoptato, in familiam Aeliam devenit mortuoque patre Caesare in Hadriani familia remansit.
Lucio Vero Antonino, che per volontà di Adriano fu chiamato Elio non è viene posto né tra gli imperatori buoni né tra quelli cattivi. Risulta evidente che egli non si cimentava nei vizi e non abbondava con le virtù. (dativo di possesso) : Ebbe come padre naturale Lucio Elio Vero che adottato da Adriano fu chiamato per la prima volta Cesare e posto (sepolto) nello stesso luogo morì. Avi o/e proavi (furono) ugualmente moltissimi antenati del console. Lucio nacque a Roma nella pretura di suo padre. La parte dell'origine paterna fu dell'Etruria, quella materna della Faenza. Nato da questa stirpe, poiché suo padre fu adottato da Adriano, giunse nella famiglia Elia e quando muorì suo padre Cesare restò nella famiglia di Adriano.
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Marcus Aurelius tanta fuit moderatione ut, quamvis simul triumphaverat*, tamen post mortem Lucii tantum Germanicum se vocaret, quod nomen sibi bello peperat. Dum Parthicum bellum geritur, natum est Marcomannicum, quod diu suspensum est, ut finito iam orientali bello Marcomannicum agi posset. Tantus timor belli Marcomannici fuit, ut undique sacerdotes Antoninus acciverit, peregrinos ritus impleverit, Romam omni genere lustraverit, retardatusque a bellica profectione sit. Tanta pestilentia fuit, ut vehiculis cadavera sint exportata serracisque. Tunc Antonini leges sepolturae asperrimas sanxerunt statueruntque ne quis suo arbitrio fabricaret sepulchrum. Et multa quidem milia pestilentia consumpsit multosque ex proceribus, quorum amplissimis Antoninus statuas conclavit. Tantaque clementia fuit, ut et sumptu publico vulgaria funera celebraverit. Profecti tamen ad bellum sunt paludati ambo imperatores; nec parum profuit profectio, quoniam Marcomanni Aquileiam usque venerant.
Marco Aurelio ebbe così tanta moderazione (Lett. : Marco Aurelio fu di tanta moderazione) che, benchè avesse trionfato (lett. : aveva ottenuto gli onori del trionfo) (=triumpho), dopo la morte di Lucio chiamò presso di se solo Germanico, perché si era procurato (peperat=da pario) fama con la guerra Mentre si sosteneva una guerra contro i parti, sorse (=nascor) quella con i Marcomanni, che fu sospesa a lungo, fino al momento che finita la guerra orientale poteva essere condotta quella contro i marcomanni. Tanto fu il timore della guerra contro i marcomanni che da ogni parte Antonio chiamò sacerdoti, compì riti, lustrò con ogni genere di cosa Roma e fu ritardato dalla partenza bellica. Tanta fu la pestilenza che i cadaveri venivano trasportati in sacchi su carri. Allora le leggi antonine sulla sepoltura sancivano regole severe e stabilivano che nessuno fabbricasse di suo arbitrio un sepelcro. La pestilenza uccise molte migliaia di uomini e molti tra i cittadini, ai quali Antonino dedicò statue. Tanta fu la clemenza che a spese pubbliche venivano celebrati i funerali. Tuttavia partirono per la guerra entrambi i consoli vestiti da comandante (=paludati), e non mancò poco alla partenza che i Marcomanni eranoarrivati fino ad Aquileia.
Alcuni Verbi della versione