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Erat Epaminondas modestus, prudens, gravis, temporibus sapienter utens; peritus belli, fortis manu, animo maximo; adeo veritatis diligens, ut ne ioco quidem mentiretur. Idem continens, clemens patiensque admirandum in modum, non solum populi, sed etiam amicorum ferens iniurias; in primis commissa celans, quod interdum non minus prodest quam diserte dicere, studiosus audiendi: ex hoc enim facillime disci arbitrabatur. Itaque cum in circulum venisset, in quo aut de re publica disputaretur aut de philosophia sermo haberetur, numquam inde prius discessit, quam ad finem sermo esset adductus. Paupertatem adeo facile perpessus est, ut de re publica nihil praeter gloriam ceperit. Amicorum in se tuendo caruit facultatibus, fide ad alios sublevandos saepe sic usus est, ut iudicari possit omnia ei cum amicis fuisse communia. Nam cum aut civium suorum aliquis ab hostibus esset captus aut virgo amici nubilis, quae propter paupertatem collocari non posset, amicorum consilium habebat et, quantum quisque daret, pro facultatibus imperabat. Eamque summam cum fecerat, priusquam acciperet pecuniam, adducebat eum, qui quaerebat, ad eos, qui conferebant, eique ut ipsi numerarent, faciebat, ut ille, ad quem ea res perveniebat, sciret, quantum cuique deberet.
Traduzione compact discere
Epaminonda era moderato, prudente, autorevole, tempestivo nel cogliere le occasioni, era esperto di guerra, forte di braccio, magnanimo e tanto rispettoso della verità da non mentire neppure per scherzo. Inoltre padrone di sé, straordinariamente clemente e paziente, capace di sopportare i torti non solo della gente, ma anche degli amici; bravissimo nel mantenere i segreti affidatigli, il che talvolta non è meno utile che parlare con facondia: desideroso di ascoltare; riteneva infatti che questo fosse il modo più semplice per imparare. Così quando capitava in una riunione nella quale o si disputava di politica o si parlava di filosofia, non se ne partiva mai prima che il discorso fosse portato a termine. Sopportò tanto agevolmente la povertà che dalla sua attività politica non prese nulla se non la gloria. Non fece ricorso ai beni degli amici per la sua difesa personale; si valse spesso del proprio credito per venire in aiuto degli altri in modo tale che si può ritenere che egli tutto avesse in comune con gli amici. Infatti quando o qualcuno dei suoi concittadini fosse stato preso dal nemico o la figlia di un amico fosse da marito ma non potesse accasarsi per la povertà, radunava i suoi amici e stabiliva, secondo le loro facoltà, quanto ciascuno dovesse dare. E quando aveva messo insieme la somma stabilita, piuttosto che ricevere lui il denaro, faceva incontrare il postulante con i donatori e voleva che fossero loro stessi a versargliela in modo che quello a cui la somma era destinata, sapesse quanto dovesse a ciascuno.
Dal libro lingua communis
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Le oche salvano il campidoglio - versione latino
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1. Traduzione dal libro compact discere
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Dum haec in Hispania geruntur, C. Trebonius legatus, qui ad oppugnationem Massiliae relictus erat, duabus ex partibus aggerrem, vineas turresque ad oppidum agere instituit. Una erat proxima portui navalibusque, altera ad portam, qua est aditus ex Gallia atque Hispania, ad id mare, quod adiacet ad ostium Rhodani. Massilia enim fere tribus ex oppidi partibus mari alluitur; reliqua quarta est, quae aditum habeat ab terra. Huius quoque spatii pars ea, quae ad arcem pertinet, loci natura et valle altissima munita longam et difficilem habet oppugnationem. Ad ea perficienda opera C. Trebonius magnam iumentorum atque hominum multitudinem ex omni provincia vocat; vimina materiamque comportari iubet. Quibus comparatis rebus aggerem in altitudinem pedum LXXX exstruit. Sed tanti erant antiquitus in oppido omnium rerum ad bellum apparatus tantaque multitudo tormentorum, ut eorum vim nullae contextae viminibus vineae sustinere possent. Asseres enim pedum XII cuspidibus praefixi atque hi maximis bllistis missi per IIII ordines cratium in terra defigebantur. Itaque pedalibus lignis coniunctis inter se porticus integebantur, atque hac agger inter manus proferebatur. Antecedebat testudo pedum LX aequandi loci causa facta item ex fortissimis lignis, convoluta omnibus rebus, quibus ignis iactus et lapides defendi possent. Sed magnitudo operum, altitudo muri atque turrium, multitudo tormentorum omnem administrationem tardabat. Crebrae etiam per Albicos eruptiones fiebant ex oppido ignesque aggeri et turribus inferebantur; quae facile nostri milites repellebant
Traduzione
Mentre in Spagna avvengono questi fatti, il legato Caio Trebonio, che era stato lasciato ad assediare Marsiglia, incomincia a fare condurre da due parti verso la città un terrapieno e fare portare davanti ad essa vinee e torri. Una parte era vicina al porto e ai cantieri navali, l'altra alla porta per dove si entra provenendo dalla Gallia e dalla Spagna, presso quel tratto di mare che tocca la foce del Rodano. Infatti Marsiglia è bagnata dal mare quasi da tre lati della città; il quarto è quello che offre accesso dalla parte di terra. Anche la parte di questo spazio che si estende fino alla rocca della città, protetta dalla natura del luogo e da una valle profondissima, necessita di un lungo e difficile assedio. Per condurre a termine questi lavori C. Trebonio fa venire da tutta la provincia un gran numero di giumenti e di uomini; dà ordine che siano portati vimini e legname. Radunato ciò, fa costruire un terrapieno alto ottanta piedi. Ma tante erano in città, da molto tempo, le attrezzature belliche di ogni tipo e tanto grande la moltitudine delle baliste che nessuna vinea, per quanto coperta di vimini, poteva sostenere la loro violenza. Infatti travi di dodici piedi, munite di punte di ferro e scagliate da enormi balestre, si configgevano in terra dopo avere trapassato quattro ordini di graticci. E così, congiungendo insieme travi dello spessore di un piede, si costruivano gallerie, attraverso le quali si passava di mano in mano il materiale per il terrapieno. Procedeva innanzi una testuggine di sessanta piedi per spianare il terreno, costruita anch'essa di aste di legno molto resistente e ricoperta di tutto ciò che poteva proteggere da pietre e proiettili incendiari. Ma l'imponenza dei lavori, l'altezza del muro e delle torri, la moltitudine delle macchine da guerra rallentavano tutto l'andamento dell'assedio. Venivano anche fatte numerose incursioni fuori della città da parte degli Albici e si cercava di appiccare il fuoco al terrapieno e alle torri; i nostri soldati con facilità respingevano tali tentativi
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Romulus, condita civitate, quam ex nomine suo Romam vocavit, haec fere egit. Multitudinem finitimorum in civitatem recepit, centum ex senioribus legit, quorum consilio omnia ageret, quos senatores nominavit propter senectutem. Tum, cum uxores ipse et populus suus non haberent, invitavit ad spectaculum ludorum vicinas urbi Romae nationes atque earum virgines rapuit. Commotis bellis propter raptarum iniuriam Caeninenses vicit, Antemnates, Crustuminos, Sabinos, Fidenates, Veientes. Haec omnia oppida urbem cingunt. Et cum orta subito tempestate non comparuisset, anno regno tricesimo septimo ad deos transisse crediderunt
Romolo, dopo aver fondato la città, che dal suo nome chiamò Roma, fece più o meno queste cose. Accolse nella cittadinanza un gran numero di confinanti, scelse cento tra i cittadini più anziani, che chiamò senatori per la (loro) anzianià, per fare tutto con il loro consiglio. Allora, poiché lui stesso e il popolo non avevano consorti, invitò allo spettacolo dei giochi le popolazioni vicine alla città di Roma e fece rapire le loro fanciulle. Dopo che scoppiarono guerre per l´offesa delle rapite, vinse i Ceninesi, gli Antemnati, i Crustumini, i Sabini, i Fidenati, i Veienti. Tutte queste città sono attorno a Roma. E dopo che era scoppiata all´improvviso una tempesta, (era sparito) sparì, nel trentasettesimo anno di regno (e) si credette che fosse salito agli dei.
qui trovi invece Il regno di Romolo dal libro littera litterae