Il pensiero di Socrate su coloro che detengono il potere - versione greco Senofonte da Itinerari gre
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Βασιλέας δὲ καὶ ἄρχοντας οὐ τοὺς τὰ σκῆπτρα ἔχοντας ἔφη εἶναι οὐδὲ τοὺς ὑπὸ τῶν τυχόντων αἱρεθέντας οὐδὲ τοὺς κλήρῳ λαχόντας οὐδὲ τοὺς βιασαμένους οὐδὲ τοὺς ἐξαπατή- σαντας, ἀλλὰ τοὺς ἐπισταμένους ἄρχειν. ὁπότε γάρ τις ὁμολογήσειε τοῦ μὲν ἄρχοντος εἶναι τὸ προστάττειν ὅ τι χρὴ ποιεῖν, τοῦ δὲ ἀρχομένου τὸ πείθεσθαι, ἐπεδείκνυεν ἔν τε νηὶ τὸν μὲν ἐπιστάμενον ἄρχοντα, τὸν δὲ ναύκληρον καὶ τοὺς ἄλλους τοὺς ἐν τῇ νηὶ πάντας πειθομένους τῷ ἐπισταμένῳ, καὶ ἐν γεωργίᾳ τοὺς κεκτημένους ἀγρούς, καὶ ἐν νόσῳ τοὺς νοσοῦντας, καὶ ἐν σωμασκίᾳ τοὺς σωμασκοῦντας, καὶ τοὺς ἄλλους πάντας οἷς ὑπάρχει τι ἐπιμελείας δεόμενον, ἂν μὲν αὐτοὶ ἡγῶνται ἐπίστασθαι ἐπιμελεῖσθαι—· εἰ δὲ μή, τοῖς ἐπισταμένοις οὐ μόνον παροῦσι πειθομένους, ἀλλὰ καὶ ἀπόντας μεταπεμπομένους, ὅπως ἐκείνοις πειθόμενοι τὰ δέοντα πράττωσιν·
Diceva che re e comandanti non sono coloro che hanno gli scettri, né quelli che sono eletti da quelli che capitano, né quelli che ottengono ( λαγχάνω) il comando per sorte, né coloro che usano la forza ( βιάω) o coloro che ingannano ( ἐξαπατάω), ma coloro che sono in grado ( ἐπίσταμαι ) di governare. Quando uno infatti ammettesse che è proprio di chi comanda ordinare ciò che bisogna fare, e di chi è comandato obbedire, egli dimostrava che su una nave colui che è esperto è il comandante, mentre il proprietario della nave e tutti gli altri nella nave sono coloro obbediscono a colui che è esperto, anche nell'agricoltura i proprietari dei campi, e nella malattia gli ammalati, e nella ginnastica coloro che esercitano il corpo e tutti gli altri che possiedono qualche cosa che abbisogna di cure: se pensano di saperlo fare, se ne occupano, se no, non solo obbediscono agli esperti, se ve ne sono, ma, quando non ce ne siano, lì mandano anche a cercare per poter fare ciò che si deve, obbedendo a loro
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IL VALORE DELL'AMICIZIA I
VERSIONE DI GRECO di Senofonte
TRADUZIONE dal libro Itinerari greci
ΗΚΟΥΣΑ δε ποτέ αύτοΰ και περί φίλων διαλεγομενου Τ ί 5 ι Λ Λ ν Λ ων εμοι γε εοοκει μαλιστ αν τις ωφελεισνΐαι προς κτ σίν τε και χρείαν τοϋτο μεν γαρ δι πολλών ακούει ν ως πάντων κτημάτων κρατιστορ αν ειη σαφής και αγαθός επιμελουμενονς δε παντός όραν φη τους πολλβς η φίλων κτήσεως Και γαρ οίκ και αγρούς και ανδράττοδα και βοσκηματα καί σκεύη κτώμενους τε επιμελώς οραν εφί καί τα οντά σώζειν πειρω μίνους ψι λον δε ο μίγιστον αγαθόν εΐναί φασιν V Λ 1 ν φί τους πολλούς ούτε όπως κτήσονται φροντίζοντας ούτε όπως 2 οί οντες έαντοίς σώζωνται Αλλά καί καμ
TRADUZIONE
L'ho ascoltato anche una volta parlare degli amici e diceva cose dalle quali mi pare uno potrebbe trarre vantaggio circa il modo di farsi degli amici e di comportarsi con loro "sento molti affermare appunto questo" diceva "che un amico sicuro e buono è il migliore dei beni ma vedo che la maggioranza si preoccupa di ogni cosa più che di acquistare degli amici. Vedo infatti che acquistano con impegno case e camp schiavi bestiame e suppellettili e si danno da fare per mantenere quello che hanno mentre di un amico che dicono essere il bene più grande, la maggioranza non si da cura ne di acquistarlo ne di conservarlo quando ce l'ho.
Il pensiero di Socrate su coloro che detengono il potere - versione greco Senofonte da Itinerari gre
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Βασιλέας δὲ καὶ ἄρχοντας οὐ τοὺς τὰ σκῆπτρα ἔχοντας ἔφη εἶναι οὐδὲ τοὺς ὑπὸ τῶν τυχόντων αἱρεθέντας οὐδὲ τοὺς κλήρῳ λαχόντας οὐδὲ τοὺς βιασαμένους οὐδὲ τοὺς ἐξαπατή- σαντας, ἀλλὰ τοὺς ἐπισταμένους ἄρχειν. ὁπότε γάρ τις ὁμολογήσειε τοῦ μὲν ἄρχοντος εἶναι τὸ προστάττειν ὅ τι χρὴ ποιεῖν, τοῦ δὲ ἀρχομένου τὸ πείθεσθαι, ἐπεδείκνυεν ἔν τε νηὶ τὸν μὲν ἐπιστάμενον ἄρχοντα, τὸν δὲ ναύκληρον καὶ τοὺς ἄλλους τοὺς ἐν τῇ νηὶ πάντας πειθομένους τῷ ἐπισταμένῳ, καὶ ἐν γεωργίᾳ τοὺς κεκτημένους ἀγρούς, καὶ ἐν νόσῳ τοὺς νοσοῦντας, καὶ ἐν σωμασκίᾳ τοὺς σωμασκοῦντας, καὶ τοὺς ἄλλους πάντας οἷς ὑπάρχει τι ἐπιμελείας δεόμενον, ἂν μὲν αὐτοὶ ἡγῶνται ἐπίστασθαι ἐπιμελεῖσθαι—· εἰ δὲ μή, τοῖς ἐπισταμένοις οὐ μόνον παροῦσι πειθομένους, ἀλλὰ καὶ ἀπόντας μεταπεμπομένους, ὅπως ἐκείνοις πειθόμενοι τὰ δέοντα πράττωσιν·
Diceva che re e comandanti non sono coloro che hanno gli scettri, né quelli che sono eletti da quelli che capitano, né quelli che ottengono ( λαγχάνω) il comando per sorte, né coloro che usano la forza ( βιάω) o coloro che ingannano ( ἐξαπατάω), ma coloro che sono in grado ( ἐπίσταμαι ) di governare. Quando uno infatti ammettesse che è proprio di chi comanda ordinare ciò che bisogna fare, e di chi è comandato obbedire, egli dimostrava che su una nave colui che è esperto è il comandante, mentre il proprietario della nave e tutti gli altri nella nave sono coloro obbediscono a colui che è esperto, anche nell'agricoltura i proprietari dei campi, e nella malattia gli ammalati, e nella ginnastica coloro che esercitano il corpo e tutti gli altri che possiedono qualche cosa che abbisogna di cure: se pensano di saperlo fare, se ne occupano, se no, non solo obbediscono agli esperti, se ve ne sono, ma, quando non ce ne siano, lì mandano anche a cercare per poter fare ciò che si deve, obbedendo a loro
La sincerità nel rimproverare qualcosa a un amico deve essere accompagnata dalla discrezione - Pluta
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La sincerità nel rimproverare qualcosa a un amico deve
essere accompagnata dalla discrezione
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro n p