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Hoc in Sileni Graeca historia est (is autem diligentissume res Hannibalis persecutus est): ...quid retro atque a tergo fieret ne laboraret.
Questo episodio è riferito nella storia, greca di Sileno, (costui narrò con grande accuratezza le imprese di Annibale). Quando prese Sagunto, Annibale sognò che era chiamato da Giove nel concilio degli dèi. Giunto là, Giove gli ordinò di portar guerra all'Italia, e gli venne dato come guida un dio del concilio. Seguendo le indicazioni di costui, incominciò a mettersi in marcia con l'esercito. Quel dio, allora, gli ordinò di non voltarsi a guardare indietro. Ma Annibale non riuscì a resistere a lungo, e, cedendo alla bramosia di vedere, si voltò. Vide una belva enorme e orrenda, cinta da serpenti, la quale, dove passava, abbatteva ogni albero, ogni virgulto, ogni casa. Annibale, stupefatto, chiese al dio che lo guidava che cos'era mai un mostro di quella sorta; e il dio rispose che quella era la devastazione dell'Italia e gli ordinò di continuare il cammino, senza curarsi di ciò che avveniva dietro, alle sue spalle.
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Divulgato Domiti consilio milites, qui erant Corfinii, prima vesperi secessionem faciunt..et L. Domitium vivum in eius potestati tradere.
Resa nota la proposta di Domizio i soldati che erano a Corfinio sul far della sera si appartano per discutere e, tramite i tribuni militari e i centurioni e i più stimati dei camerati, parlarono tra loro in questi termini: [osservano] che sono assediati da Cesare; che sono quasi complete le opere di difesa [osservano] che Domizio, loro comandante, sperando e confidando nel quale avevano resistito, abbandonati tutti, progetta di fuggire tradendo tutti; [concludono] di dover tener conto della propria salvezza. In un primo momento i Marsi cominciano a dissentire da loro ed occupano quella parte di città che sembra la più fortificata; nasce tra loro un contrasto tanto grande che tentano di venire alle mani e decidere il contrasto con le armi. Dopo poco [tempo], tuttavia, mandati dei messaggeri da una parte e dall'altra, conoscono ciò che ignoravano sulla fuga di Lucio Domizio. Tutti, di conseguenza, all'unanimità, circondano ed incarcerano Domizio, presentatosi in pubblico, ed inviano a Cesare alcuni di loro come legati: [sostengono] di essere pronti ad aprire le porte, a fare ogni cosa che eventualmente egli abbia ordinato (ordinerà) ed a consegnare Lucio Domizio vivo in suo potere.
Versione tratta da Cesare
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Eisdem temporibus C. Curio in Africam profectus ex Sicilia...hanc remulco abstraxit; ipse ad C. Curionem cum classe redit.
Nei medesimi periodi G. Curione, partito dalla Sicilia in Africa e già dall'inizio disprezzando le truppe di Publio Attio Varo, trasportava cinquecento cavalieri e due legioni delle quattro che aveva ricevuto da Cesare, e nel periodo di due giorni e di tre notti trascorsi nella navigazione si avvicinò a quella luogo che viene chiamato Anquillaria. Questa località è distante ventidue miglia da Clupea e durante l'estate offre un pratico ancoraggio ed è circondato da due promontori elevati. L. Cesare figlio, che attendeva l'arrivo di Curione vicino a Clupea con dieci navi da guerra, navi che P. Attio, tiratale in secco a Utica dopo la guerra contro i pirati, aveva fatto riparare per questa guerra, poichè temeva il grande numero di navi, era fuggito dal largo e, fatta approdare la trireme coperta alla costa più vicina e lasciatala nel lido, si era rifugiato a piedi ad Adrumeto. G. Considio Longo difendeva con il presidio di un'unica legione questa città. Poi, le altre navi di L. Cesare, con la sua fuga, si ritirarono ad Adrumeto. Il questore Marcio Rufo, mentre lo inseguiva con dodici navi, che Curione aveva condotto dalla Sicilia di scorta alle navi da trasporto, quando vide la nave abbandonata nel lido, la rimorchiò; e fece ritorno con la flotta da G. Curione.
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Scythae et Indi, quibus antea Romanorum nomen incognitum fuerat, munera et legatos ad eum miserunt. Galatia ...
Gli Sciti e gli Indi, ai quali prima era ignoto il nome dei Romani, mandarono loro ambasciatori e doni. Anche la Galazia sotto questa fu fatta provincia, mentre prima era stata un regno, e per primo l'amministrò come pretore Marco Lollio. Tuttavia anche presso i barbari fu amato così tanto che i re amici del popolo Romano fondavano in suo onore città che chiamavano Cesarea, come in Mauritania dal re Giuba, e come quella in Palestina, che ora è una città molto famosa. Poi molti re giunsero dai loro regni per ossequiarlo, e in abito Romano, cioè vestiti di toga, corsero al suo carro o al suo cavallo. In punto di morte fu chiamato "Divino". Lasciò uno Stato ricco e felice al successore Tiberio, che gli era stato figliastro, in seguito genero, infine figlio per adozione.
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Dictator Romanus, postquam in conspectu hostes erant instructi intentique, «Videsne tu», inquit, «A. Semproni, loci fortuna illos fretos ad Alliam constitisse?...
Il dittatore Romano, dopo che i nemici erano allo sguardo schierati e volti [alla battaglia], "Vedi"- disse "A.Sempronio, che quelli mantengono la posizione vicino Allia fiduciosi nella posizione del luogo? Che gli Dei immortali non diano nessun motivo di maggior fiducia né nulla che sia (loro) di maggior aiuto. Invece tu, fiducioso nelle armi e negli animi, spronati i cavalli invadi (imperativo) il centro della schiera; io con le legioni porterò le insegne militari dentro quelli sconvolti e disorientati. Assisteteci o Dei testimoni del patto, e rivendicate la dovuta punizione perché, nello stesso istante, voi siete stati offesi e noi siamo stati tratti in inganno con il pretesto della vostra volontà divina". I Prenestini non sostennero la cavalleria, né la fanteria. Le loro file furono sbaragliate dal primo attacco e dal primo grido di guerra, quindi, poiché l'esercito non resisteva in nessun punto, fuggirono e, spaventati e passati per il terrore anche oltre il loro accampamento, non desistettero dalla corsa sfrenata prima di essere in vista di Preneste. Là, sbandati dopo la fuga, occuparono un luogo per fortificarlo con un'affrettata opera di difesa, affinché, se si fossero ritirati dentro le mura, non venisse subito bruciata la campagna e, devastato tutto, venisse posto l'assedio alla città. Ma quando i Romani vincitori, dopo aver saccheggiato l'accampamento presso l'Allia, si avvicinavano, anche quel baluardo venne abbandonato; e, stimando le mura a malapena sicure, si serrarono dentro la roccaforte di Preneste.