- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: NEXUS - versioni latino Tradotte
- Visite: 4
Lisco, capo dei Galli, rivela a Cesare che alcuni potenti stanno incitando il popolo a non consegnare il grano ai Romani. Temono che una vittoria romana contro gli Elvezi porti alla perdita della libertà della Gallia. Lisco teme per la sua incolumità dopo questa rivelazione, ma ha ritenuto necessario informare Cesare.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: NEXUS - versioni latino Tradotte
- Visite: 3
Orestes Agamemnonis et Clytaemnestrae filius postquam in puberem aetatem venit, studebat patris sui mortem exsequi; itaque consilium capit cum Pylade et Mycenas venit ad matrem Clytaemnestram, dicitque se Aeolium hospitem esse nuntiatque Orestem esse mortuum, quem Aegisthus populo necandum demandaverat. Nec multo post Pylades Strophii filius ad Clytaemnestram venit urnamque secum affert dicitque ossa Orestis condita esse; quos Aegisthus laetabundus hospitio recepit. Qui occasione capta Orestes cum Pylade noctu Clytaemnestram matrem et Aegisthum interficiunt. Quem Tyndareus cum accusaret, Oresti a Mycenensibus fuga data est propter patrem; quem postea furiae matris exagitarunt.
Quando Oreste, figlio di Agamennone e di Clitennestra, giunse alla giovinezza, non aveva altro in mente che vendicare la morte del padre; fece perciò un piano insieme a Pilade, si recò a Micene dalla madre Clitennestra, le disse che era uno straniero giunto dall’Eolia e le annunciò la morte di Oreste, che Egisto voleva far uccidere dal popolo. Non molto tempo dopo Pilade, figlio di Strofio, si presentò a Clitennestra portando con se un’urna e disse che questa conteneva le ossa di Oreste; al che Egisto, tutto contento, accolse amichevolmente entrambi. Cogliendo l’occasione, Oreste uccise nottetempo, con l’aiuto di Pilade, la madre Clitennestra ed Egisto. Quando Tindaro lo trascinò in giudizio, gli abitanti di Micene concessero a Oreste di andare in esilio, a causa di suo padre; in seguito fu perseguitato dalle Furie della madre.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: NEXUS - versioni latino Tradotte
- Visite: 4
Solon, cum ex amicis quendam graviter maerentem videret, in Athenarum arcem perduxit hortatusque est ut per omnes subiectorum aedificiorum partes oculos circumferret. Quod ut factum animadvertit, «Cogita nunc tecum» inquit «quam multi luctus sub his tectis et olim fuerint et hodie versentur et insequentibus saeculis sint habitaturi ac mitte mortalium incommoda tamquam propria deflere. » Qua consolatione demonstravit urbes esse humanarum cladium consaepta miseranda. «Si in unum locum» aiebat «cuncti mala sua contulissent, accidisset ut mallent propria mala deportare domum quam ex communi miseriarum acervo portionem suam ferre. » Quo colligebat non oportere nos quae fortuito patiamur intolerabilia iudicare.
Solone, quando vide uno degli amici che si lamentava con veemenza, lo condusse sull'acropoli ateniese e lo esortò e lo invitò a rivolgere la vista su tutte le facciate degli edifici sottostanti. Non appena notò che lo aveva fatto, disse: «Immagina adesso tra te e te quanti lutti ci sonostati un tempo sotto questi tetti, quanti ne avvengono oggi, e quanti ne avranno luogo nei secoli che verranno, e smetti di fontana le disgrazie di tutti i mortali come se fossero qualcosa di eccezionale. » Con queste parole consolatorie gli dimostrò che le città sono deplorevoli recinti di sciagure umane. «Se tutti riunissero i propri guai in un unico luogo», sosteneva, «succederebbe che preferirebbero riportarsi in casa sventure specifiche, piuttosto che accettare la propria parte dal comune mucchio di sciagure. » Con ciò concludeva che non è saggio giudicare intollerabili le sventure che ci tocca tollerare accidentalmente.
traduzione dal libro Nexus
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: NEXUS - versioni latino Tradotte
- Visite: 4
Principio ipse mundus deorum hominumque causa factus est, quaeque in eo sunt, ea parata ad fructum hominum et inventa sunt. Est enim mundus quasi communis deorum atque hominum domus aut urbs utrorumque; soli enim ratione utentes iure ac lege vivunt. Ut igitur Athenas et Lacedaemonem Atheniensium Lacedaemoniorumque causa putandum est conditas esse omniaque, quae sint in his urbibus eorum populorum recte esse dicuntur, sic, quaecumque sunt in omni mundo, deorum atque hominum putanda sunt. Iam vero circumitus solis et lunae reliquorumque siderum, quamquam etiam ad mundi cohaerentiam pertinent, tamen et spectaculum hominibus praebent; nulla est enim insatiabilior species, nulla pulchrior et ad rationem sollertiamque praestantior; eorum enim cursus dimetati maturitates temporum et varietates mutationesque cognovimus. Quae si hominibus solis nota sunt, hominum facta esse causa iudicandum est.
CLICCA QUI se ti serve versione stesso titolo ma dal libro Optime
Innanzitutto il mondo è stato di per se stesso costruito per gli uomini e per gli dèi e tutto ciò che esso contiene è stato predisposto e si è rivelato di utilità per l'uomo. Il mondo è infatti una sorta di comune dimora degli dèi e degli uomini o, se si vuole, una città destinata ad accoglierli entrambi: lo dimostra il fatto che essi soli hanno l'uso dellaragione e vivono in base al diritto ed alle leggi. Come dunque Atene e Sparta sono da ritenersi costruite in funzione degli Ateniesi e degli Spartani e a buon diritto si afferma che quanto si trova in esse appartiene a quei popoli, allo stesso modo tutto ciò che il mondo reca in sé in tutta la sua estensione deve considerarsi come appartenente agli dèi ed agli uomini. Consideriamo i movimenti del sole, della luna e delle altre stelle: essi servono indubbiamente a mantenere la compagine dell'universo, ma offrono anche all'uomo uno spettacolo la cui contemplazione non stanca mai e del quale nessun'altra visione è più bella e più adatta a stimolare l'attività razionale. In base alla misurazione di quei movimenti siamo riusciti a determinare i limiti, le variazioni, ed i mutamenti delle stagioni, tutti fenomeni questi che, se sono noti solo all'uomo, non possono che essere stati predisposti appositamente per lui.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: NEXUS - versioni latino Tradotte
- Visite: 4
Versione da NEXUS 2 pag. 80 n° 6
Tyrus septimo mense, quam oppugnari coepta erat, capta est, urbs et vetustate originis, et crebra fortunae varietate ad memoriam posteritatis insignis. Condita ab Agenore, diu mare non vicinum modo, sed, quidcumque classes eius adierunt, dicionis suae fecit; et, si famae libet credere, haec gens litteras prima aut docuit, aut didicit. Coloniae certe eius paene orbe toto diffusae sunt: Carthago in Africa, in Boeotia Thebae, Gades ad Oceanum. Credo libero commeantes mari saepiusque adeundo ceteris incognitas terras elegisse sedes iuventuti, qua tunc abundabant, seu quia crebris motibus terrae, - nam hoc quoque traditur, - cultores eius fatigati nova et externa domicilia armis sibimet quaerere cogebantur.
Tiro fu conquistata dopo sette mesi da quando ebbe inizio l’assedio, città importante alla memoria dei posteri sia per l’antichità della sua origine sia per l'alternarsi spessodel suo destino. Fondata da Agenore, soggiogò per lungo tempo al suo potere non solo il vicino mare, ma qualunque mare fosse solcato dalle le sue flotte. E, se bisogna credere alla sua fama, questo popolo per primo insegnò o apprese l’alfabeto. Di sicuro le sue colonie sono sparse quasi in tutto il mondo: Cartagine in Africa, Tebe in Beozia, e sulle rive dell’Oceano, Cadice. Credo che, girovagando sul libero mare e più spesso approdando su terre sconosciute agli altri, abbiano scelto luoghi per i loro giovani, di cui allora abbondavano, sia perché i suoi abitanti, a causa dei frequenti terremoti – infatti anche questo viene tramandato – erano costretti a cercare per sé con le armi nuove sedi in terre straniere.